venerdì 18 settembre 2020

Locandina del ventisei settembre

Locandina di Alla ricerca della dea perduta. Passeggiata poetica per Capua, ovvero la X edizione di 100 Thousand Poets for Change in Terra di Lavoro.


L'elenco degli scenari può leggersi anche nel post Alla ricerca della dea perduta.

Chi, in un impeto di mecenatismo alato, desiderasse stampare la locandina e distribuirla in Capua e dintorni, può scaricarne il pdf dal gruppo di Facebook «Accademia Palasciania e amici intorno». Grazie! :)

lunedì 14 settembre 2020

Alla ricerca della dea perduta

Sabato 26 settembre, nel dopocena, con partenza alle ore 21.30 dal Municipio di Capua (piazza dei Giudici), si terrà Alla ricerca della dea perduta. Passeggiata poetica per Capua, la 10ª edizione locale di 100 Thousand Poets for Change. Partecipazione libera e gratuita, nel rispetto delle norme anti-Covid.

Fin dal 2011, l’anno della sua 1ª edizione, il reading 100 Thousand Poets for Change (Centomila poeti per il cambiamento) si tiene in centinaia di luoghi sparsi per tutto il mondo, ogni ultimo sabato di settembre, unendo i cinque continenti in una sorta di rito globale dedicato alla poesia, alla speranza e all’umana armonia.

La 10ª edizione in Terra di di Lavoro, come sempre a cura dell’Accademia Palasciania, sarà nella forma d’una passeggiata serale per il centro storico di Capua. Durante le dieci soste, Marco Palasciano leggerà ogni volta una diversa poesia, in tema con lo scenario specifico; quindi le altre persone presenti potranno fare altrettanto, declamando o facendo declamare i loro versi e/o quelli dei loro poeti preferiti.

Potete portare tutte le poesie che volete, o anche nessuna. Questi i dieci scenari (le cui foto troverete nel post Gli scenari dell’aurea passeggiata) nei quali collocarle (alcuni di essi si compongono di elementi eterogenei, il che moltiplica le possibilità):

(1) Un tribunale. Volti d’antichi dèi. La statua d’un re. La movida da cui fuggir lontano.
(2) Un ospedale chiuso. La testa d’un gigante. Un’antenna mostruosa che deturpa il paesaggio.
(3) Un ingresso trionfale. Una strada che par condurre a regni di favola. Un teatro.
(4) Un’alta torre. Echi d’armi da guerra. Un’ascosa chiesetta.
(5) Il palazzo nobiliare che fu sede della 1ª edizione (qui poesie a tema libero).
(6) La casa natale d’un medico benefattore dell’umanità. Scienza. Pace. Amore.
(7) La prima testimonianza scritta della lingua italiana. Longobardi, vandali e altri barbari.
(8) La statua d’un santo. Il sentore residuo del fumo dei roghi dell’Inquisizione.
(9) La dea che, delusa dalla decadenza degli uomini, lasciò la terra per il cielo, e dalla quale si recò un filosofo – su un carro guidato da fanciulle solari – a riceverne lumi per ben avviare la ricerca della verità. La speranza in una futura nuova età dell’oro.
(10) Un museo. Divinità marine. Fine d’una peregrinazione o pellegrinaggio e ritorno a casa.

L’evento è in collaborazione con la scuola di teatro e cinema Il Pendolo, con Damusa Aps e con Capua il Luogo della Lingua Festival. Lo stesso giorno alle ore 15.00 si terrà un Open Day gratuito del Pendolo presso Palazzo Fazio (via Seminario 10; info e prenotazioni: 338 992 4524) e alle 18.00 si terrà un reading di Margherita Di Rauso, Meraviglie d’Italia, al Museo Campano (via Roma 68; prenotazione obbligatoria: 333 249 3305), con visita tematica a cura di Damusa Aps e Capua il Luogo della Lingua Festival e buffet a cura della Tenuta San Domenico.

Per ulteriori informazioni su «Alla ricerca della dea perduta» contattare l’Accademia Palasciania al 347 957 5971.

domenica 13 settembre 2020

In che consiste il Progetto Schönberg?

Il Progetto Schönberg – avviato dall’Accademia Palasciania con l’evento del 12 settembre 2020, Capua città “copernicana” – è teso a fare leva sulla figura di Nikolaus von Schönberg per «riappropriarci della saggezza degli umanisti del Cinquecento» (Toulmin, Cosmopolis, 1990) riproponendo nell’attualità, a livello locale e non solo, aspetti della cultura rinascimentale quali
la non belligeranza tra fede e ragione, laddove la fede non degeneri in fideismo;

l’unità di cultura umanistica e cultura scientifica, laddove la scienza non degeneri in scientismo;

il recupero, in àmbito filosofico, della metafisica, a onta d’ogni materialismo (per esempio non escludendo a priori l’esistenza di un’anima immortale e di una dimensione “iperurania”), nel contempo evitando di sconfinare nella fede (che il filosofo deve rispettare negli altri, se pura, ma in sé stesso reprimere);

— e ancóra – in opposizione al nichilismo postmoderno – la promozione di valori assoluti (desunti dalla metafisica e compatibili con la scienza) quali l’armonia universale, sola base d’autentica giustizia, in uno con l’amore in tutte le sue forme;

— nonché «L’antico principio secondo il quale l’acquisizione del sapere è inscindibile dalla formazione dello spirito», un principio che per Lyotard (La condizione postmoderna, 1979) sarebbe destinato (col prevalere di scuole-azienda, tv-spazzatura e altri disgustosi frutti della logica di mercato) a cadere «sempre piú in disuso»: ma noi vogliamo che rimanga per sempre in uso, invece, e lotteremo fino alla morte per la “rinascita del Rinascimento”.
Il Progetto Schönberg, insomma, non è altro che un ribadire quanto già viene espresso dai Festival-laboratori palascianiani di scienza, filosofia, poesia, gioco e umana armonia, con la sola differenza pratica del coinvolgimento attivo di altre associazioni ed enti vari, che nell’àmbito del Progetto e in linea con i suoi princípi organizzeranno eventi propri, di comune accordo, anziché esser solo l’Accademia Palasciania a organizzarne.

Aggiornamento: son passati anni, e le altre associazioni locali non hanno in merito al Progetto fatto alcunché di propria iniziativa. E va bene! l'Accademia Palasciania farà tutt'essa: «Progetto Schönberg» sarà semplicemente l'etichetta apposta ai nostri eventi in tema dialogo filosofia/religione.

domenica 6 settembre 2020

Locandina del dodici settembre

Manifesto/locandina/volantino della lezione-spettacolo Capua città “copernicana”. L’Arcivescovo Schönberg e la nascita della scienza moderna, a cura della nostra Accademia in collaborazione con altri ventisette enti nonché col Comune di Capua.

giovedì 27 agosto 2020

Per i duecentocinquant’anni di Hegel

HEGEL NELLE LEZIONI-SPETTACOLO
DELL’ACCADEMIA PALASCIANIA

Oggi, 27 agosto 2020, è il 250° compleanno di colui che Arthur Schopenhauer chiama «il gran ciarlatano»: Georg Wilhelm Friedrich Hegel, per la maggior parte dei suoi coevi il piú grande filosofo dell’epoca (dalla morte di Kant, 1804, alla sua, 1831). Assembliamo in questo post, per l’occasione, tutti gli aneddoti su Hegel dal festival-laboratorio del 2015 Le 77 meraviglie dell’Ottocento palascianiano.

Nel 1802 Hegel ha trentun anni allorché muore di scarlattina una certa signora Susette, moglie d’un banchiere; e il di lei amante, il poeta Friedrich Hölderlin, comincia a perdere il lume della ragione. Qualche tempo dopo, nel 1807, il filosofo Friedrich Schelling, preoccupato per le condizioni di salute dell’amico, prega il collega Hegel di ospitare per un po’ il povero Hölderlin a casa sua. Hegel rifiuta. Hölderlin verrà infine ricoverato a Tubinga nella clinica psichiatrica del professor Autenrieth, al cui nome è legata la cosiddetta museruola di Autenrieth, destinata a impedire le urla dei pazienti.

Nel 1818 Hegel inizia a insegnare all’Università di Berlino, da cui eserciterà la sua egemonia sulla cultura tedesca. Due anni dopo, Schopenhauer viene assunto come libero docente nella stessa Università; e, con assurda precisione e audacia, fissa apposta gli orari delle sue lezioni in concomitanza con le lezioni di Hegel, talché tutti vanno da Hegel e nessuno da Schopenhauer, che però è contento cosí.

Meglio Hegel o Schopenhauer? Dirà nel 2015 un mio amico avvocato: «Schopenhauer non ha mai tradito sé stesso svendendo il culo alla causa dell’Impero [come fece invece Hegel]. […] Schopenhauer […] ha rivoltato come un calzino puzzolente una tradizione durata venti secoli, e risulta oggi come non mai indigesto ad una società dopata fino allo spasmo dell’autoestinzione dall’induzione pianificata al competere e al volere a tutti i costi».

Torniamo appunto al competitivo, volenteroso Hegel. Che nel 1825, per inciso, impone al figlio illegittimo Ludwig – il quale gli ha rubato del denaro – di non portare piú il suo cognome; talché Ludwig assume il cognome della madre, Fischer, e lascia la Germania per l’Olanda; arruolatosi nell’esercito olandese, partirà per l’Indonesia.

Nel 1829, Hegel strega Feuerbach, un altro Ludwig, che non studia ancora filosofia a Berlino bensí teologia a Heidelberg ma, narrerà, «Bastò che per un semestre seguissi le sue lezioni» – quelle di Hegel – «e la mia testa e il mio cuore furono rimessi sulla loro via; io seppi ciò che dovevo e volevo: non teologia, ma filosofia! Non vaneggiare e fantasticare, ma imparare! Non credere, ma pensare!».

L’anno dopo, due rivoluzioni – la francese di luglio e la belga d’agosto – destano una certa preoccupazione nei governi della Confederazione germanica. Ed Hegel cosa fa? (1) dalla sua cattedra all’Università di Berlino, condanna duramente le suddette rivoluzioni? (2) o le esalta, lanciando urla di giubilo innanzi ai suoi studenti e sobillandoli a rivoltarsi anch’essi? Indovinate.

Proprio allora, Feuerbach – che all’epoca insegna filosofia nella cittadina bavarese di Erlangen – si stacca dal pensiero di Hegel. E pubblica, anonimi, i Pensieri sulla morte e l’immortalità. Il libro è visto dal governo della Baviera come un pericoloso attentato all’ordine e all’autorità, e viene sequestrato. Non basta. Si indaga; si scopre che l’autore è Feuerbach; e questi è costretto a dimettersi dal suo impiego all’Università.

Nel 1831, a Giakarta, Ludwig Fischer soccombe alla malaria; ma il padre non saprà mai della morte del figlio, che anticipa la sua di pochi mesi. Ed eccolo morire, Hegel, lí a Berlino, con funerali ancora piú sfarzosi di quelli di Beethoven a Vienna, tra trombe e tromboni trombeggianti per quel gran trombone d’un filosofone, tuba mirum spargens sonum per sepulchra regïonum. E Schelling si frega le mani: è lui, ora, il filosofo piú autorevole al mondo. Lo sarà fino al 1854, quando pure lui schiatterà.

Nel 1835 si apre la polemica tra hegeliani di destra e di sinistra. A scatenare ciò è la pubblicazione de La vita di Gesú di David Strauss, che definisce il Vangelo mitologia. Apriti cielo. Ha utilizzato, per far questo, la filosofia di Hegel. Ora, la destra hegeliana interpreta la filosofia di Hegel come perfettamente compatibile con i dogmi del cistianesimo, mentre la sinistra hegeliana dice che non è compatibile manco per il Kaiser. Da cui il caos.

Nel 1839 esce in Germania un nuovo libro di Feuerbach: Per la critica della filosofia hegeliana. Sebbene Feuerbach stesso sia un erede di Hegel, dice qui che non è possibile considerare come assoluto, definitivo, un singolo sistema di pensiero, anche riconoscendo la sua logica, universalità e ricchezza; se questo avvenisse, significherebbe arrestare il tempo, e portare gli uomini a rinunciare alla libera ricerca. Hegel diceva invece che, una volta trovato il sistema perfetto, morta lí. E indovinate secondo Hegel chi aveva trovato il sistema perfetto: Hegel!

Due anni dopo, esce l’opera principale di Feuerbach: L’essenza del cristianesimo. Il libro avrà un clamoroso successo e farà di Feuerbach, per alcuni anni, il leader della sinistra hegeliana, cioè la corrente atea. Nello stesso anno 1841, a Bonn, in Renania, due ragazzacci – Bruno Bauer (trentaduenne professore di teologia all’Università di Bonn) e il suo amico Karl (ventitreenne laureato in filosofia a Jena) – trascorrono l’estate ubriacandosi di continuo, cavalcando un asino e andando a sghignazzare in chiesa. Il colmo però lo si tocca allorché Bauer scrive il libello La tromba del Giudizio universale contro Hegel, ateo e Anticristo; per questo, egli verrà espulso dall’Università. E Karl vedrà sfumare l’ultima sua occasione di iniziare una carriera accademica; ripiegherà, perciò, sulla politica; con le conseguenze che tutti sappiamo, giacché il suo cognome è Marx.

Lo stesso anno, intanto, il danese Søren Kierkegaard – tutt’altro che un allegrone – si laurea e molla la fidanzata, per trasferirsi da Copenaghen a Berlino e seguire le lezioni di Schelling. Schelling, insieme coi defunti Hegel e Fichte, costituisce una trinità, quella dei tre grandi filosofi idealisti. (Trinità che un certo Friedrich Dorguth – ammiratore del loro opposto, e cioè di Schopenhauer – chiamava «la congrega dei cialtroni».) A seguir le sue lezioni ecco pure, fra gli altri, oltre Kierkegaard, quel comunistone di Friedrich Engels e quell’anarchicone del russo Mikhail Bakunin. E tutti e tre le trovano piuttosto deludenti. Kierkegaard le descriverà come «un insopportabile nonsenso».

Deluso da Schelling, per vendetta trasversale il principe dei filosofi danesi se la prende con Hegel: in Aut-Aut, del 1843, lo accusa di avere disumanizzato la vita col negare il libero arbitrio, avendo distrutto l’aut-aut, base della vecchia logica aristotelica, che Hegel aveva sostituita con la sua logica dialettica. Per esempio si piglia l’essere, poi la sua antitesi, il non essere, e si opera una sintesi dei due: ne esce il divenire. Analogamente si troverà ogni volta un qualcosa che rappresenti la soluzione del conflitto fra due cose che siano l’una la negazione dell’altra. Il problema è che questa conciliazione è meccanica, automatica: l’individuo non ha scelta, può solo sottomettersi. Kierkegaard crede invece che Dio lasci l’uomo libero di scegliere in modo molto piú fantasioso, e in Aut-aut descrive in proposito i tre stadi del cammin di nostra vita: estetico (tipo Don Giovanni), etico (tipo borghese con famiglia a carico), religioso (tipo hippy strafattone).

Nel 1847 esce un saggio di Marx intitolato Miseria della filosofia, in cui dichiara che il suo socialismo è piú scientifico di quello di Proudhon, che non capisce niente di economia ed è convinto che si potrà giungere al socialismo per via pacifica, attraverso progressive riforme della società; invece Marx – che ha preso da Hegel la fissazione dogmatica per la storia che deve compiersi secondo un fatale sviluppo matematico – vede nel conflitto tra borghesia e proletariato il teatro del compimento finale della storia umana, che sarà segnato da una violenta rivoluzione.

Nel 1854 Fëdor Dostoevskij, ch’era ai lavori forzati in Siberia, ottiene la libertà per buona condotta, con la possibilità di scontare il resto della pena servendo nell’esercito russo nella città di Semipalatinsk, vicino al confine con la Cina. In questo periodo gli saranno di grande supporto morale i libri inviatigli clandestinamente dal fratello Michail, tra cui forse anche Lezioni sulla filosofia della storia di Hegel; e se è vero, sarà scoppiato a piangere nel leggerne quel brano in cui, parlando dell’Asia, Hegel dice di non essere interessato alla Siberia «in nessun modo, perché la zona nordica giace fuori dalla storia». Per Hegel difatti la storia è espressione del divenire della Ragione, dell’Assoluto; divenire che però lascia fuori quegli àmbiti dell’esistere non razionalizzabili. Cosí è per la Siberia, ma anche per il continente africano, «il continente bambino». Luoghi che agli occhi del filosofo non sono comprensibili con il lume della ragione, e dunque vanno ignorati.

Nel 1858 a Torino, sulla “Rivista Contemporanea”, esce un articolone di Francesco De Sanctis intitolato Schopenhauer e Leopardi. Il passo piú simpatico è il seguente: «Volete istupidire un giovane, renderlo per sempre inetto a pensare? Mettetegli in mano un libro di Hegel».

Nel 1873 a Napoli Bakunin scrive la sua unica opera completa, Stato e anarchia, dove dice che il potere non deve essere delegato a nessuno perché chi è investito di un’autorità sarà, secondo una legge sociale immutabile, uno sfruttatore della società. Già che c’è, critica anche Marx e il suo ideale di dittatura del proletariato. Hegel già era odioso, ma Marx è la propaggine piú odiosa di Hegel; e insomma, dice Bakunin, «Chi parte dal pensiero astratto non potrà mai giungere alla vita». Marx da Londra gli risponde che è un asino che non capisce una mazza di economia.

Aggiungiamo, traendolo dal festival-laboratorio del 2017-2018 Dal Paleolitico a Palasciania, che nel 1940 Karl Popper confuterà come pseudoscientifico tanto il pensiero di Hegel quanto quello di Marx. (Hegeliani e marxisti ci perdonino: noi tifiamo per Schopenhauer e Bakunin!) E concludiamo col citare il festival-laboratorio del 2018-2019, Ortelius Room:

«Infine, di tutti i nostri tentativi di comprendere il mondo, di schematizzarlo, nessuno potrà mai essere quello perfetto, checché sperasse Hegel. Quell’illuso!»

giovedì 20 agosto 2020

Aggiornamento sul Progetto Schönberg

L'Accademia Palasciania è lieta di informarvi che la Giunta ha deliberato in favore dell'intitolazione di una piazza di Capua a Nikolaus von Schönberg (e precisamente, come da noi proposto, il cosiddetto “parchetto” di rione Eucalyptus). Non resta che attendere il nulla osta della Prefettura di Caserta.

Intanto, sui ventisei enti contattati dall’Accademia, dodici sono quelli che finora hanno aderito*, almeno nominalmente, all'appello per organizzare le celebrazioni del 12 settembre. Di sicuro in programma per ora vi sono solo una lezione-spettacolo dell’Accademia Palasciania e la partecipazione del Gruppo Volontari del Soccorso “Ferdinando Palasciano” della Pro Loco nelle modalità a esso consuete.

Un primo incontro coordinativo dal vivo fra tutti gli enti disponibili si terrà lunedí 31 agosto nel Chiostro dell’Annunziata, presso il bar SetteSerpi (ovviamente all’esterno e in rigorosa osservanza delle norme anticontagio), per trattare sia del Cinquecentenario schönberghiano (nella parte II, dalle ore 19.30) sia, su proposta di Piazze del Sapere, di altre iniziative culturali d’interesse comune (parte I, ore 18.30).

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* Aggiornamento al 12 settembre: in tale data, come si vede dalla locandina, gli enti aderenti son saliti a ventotto.

mercoledì 19 agosto 2020

La biografia di Nikolaus von Schönberg

(Vedi anche, in YouTube, la lezione-spettacolo Capua città “copernicana”. L’Arcivescovo Schönberg e la nascita della scienza moderna.)

Nikolaus von Schönberg – nome talvolta italianizzato in Niccolò Schomberg – nacque l’11 agosto 1472 in Sassonia, nei pressi di Meissen (città detta «la culla della Sassonia»), da una nobile famiglia che aveva già nel suo albero genealogico diversi vescovi di Meissen.

(La località in cui vissero gli Schönberg sarebbe poi divenuta, prendendo nome da essi, il villaggio di Rothschönberg, nel 2020 sotto i trecento abitanti.)

Il giovane Nikolaus fu canonico nella cattedrale di Naumburg (attuale Saale), al pari dei suoi fratelli Hans e Dietrich; e venne a studiare in Italia, a Pisa, qui divenendo dottore in Giurisprudenza.

Ispirato – ventitreenne – dai discorsi tenuti da fra’ Girolamo Savonarola a Pisa nel 1495, nel 1498 divenne frate domenicano, assistendo intanto con triste imbarazzo alla fine del suo mèntore: lo stesso anno, difatti, Savonarola veniva bruciato sul rogo, per la gioia di Papa Alessandro VI (il cui figlio Cesare Borgia, per inciso, tre anni dopo avrebbe compiuto il sacco di Capua).

A Firenze, fra’ Nikolaus divenne anche dottore in Teologia; né gli bastò. L’amore per il sapere lo spinse a integrare i suoi studi con la matematica, l’astronomia, la medicina, la geografia.

Parlava inoltre diverse lingue; e questo – insieme con l’eccellente carattere, improntato a un’irenica apertura mentale tipica del miglior Rinascimento – lo agevolò nei suoi viaggi in giro per il mondo al servizio dell’Ordine Domenicano: nominato suo procuratore generale, fu nunzio in Spagna e in Ungheria; fu anche in missione nell’Impero Ottomano, fra la Turchia e Gerusalemme; per scopi scientifici soggiornò a Oxford, Salamanca, Parigi, Bologna, Napoli; nel 1506, trentaquattrenne, divenne priore del Convento di San Marco a Firenze, carica già ricoperta dal Savonarola; ma presto si spostò a Bruges, in Belgio (non trascurando di far tappa a Sponheim, in Renania, per incontrare il dottissimo Abate Tritemio, umanista e scienziato autore della celebre Steganogràphia), stabilendosi quindi, nel 1508, a Roma.

Qui fu al servizio di Papa Giulio II – gran committente di Raffaello e Michelangelo – nel contempo insegnando, dal 1510, all’Università della Sapienza. I discorsi ivi da lui tenuti trovarono pubblicazione nel 1512; anno in cui inoltre ebbe inizio il Quinto Concilio Lateranense, che si sarebbe concluso nel 1517 e in cui Schönberg svolse le funzioni di procuratore per conto del duca Giorgio di Sassonia.

Frattanto, nel 1513, saliva al soglio pontificio il figlio di Lorenzo il Magnifico, Giovanni de’ Medici, assumendo il nome di Leone X. Questi, che come il Papa precedente e i successivi ebbe grande stima tanto dell’enciclopedica cultura di Schönberg quanto della sua intelligenza diplomatica, lo inviò nuovamente in giro per l'Europa, come legato pontificio, al fine di concertare una crociata contro i turchi ottomani (infine mai attuàtasi), ma anche per altre missioni; cosicché fu ora a Innsbruck, da Massimiliano I, Imperatore del Sacro Romano Impero; ora alle corti di Ungheria, di Polonia, di Moscòvia; ora dal Gran Maestro dei Cavalieri Teutònici, Alberto di Brandeburgo; ecc.

In riconoscimento dei suoi molti meriti, il 12 settembre 1520 Leone X lo nominò Arcivescovo di Capua. Schönberg aveva allora quarantotto anni. Tre mesi prima, per inciso, lo stesso Papa aveva emesso la famosa bolla con cui si condannava buona parte delle tesi formulate nel 1517 da Martin Lutero; e tre mesi dopo, Lutero avrebbe preso quella bolla e l’avrebbe bruciata sulla pubblica piazza. Da qui sarebbe divampata la Riforma. La Controriforma avrebbe poi fra l’altro portato, nel secolo successivo, al piú grave conflitto tra Scienza e Fede; le quali però, al tempo dell’Arcivescovo Schönberg, ancora convivevano pacificamente, sebbene un certo astronomo polacco sentisse già nell’aria che la sua teoria non avrebbe avuto cammino facile.

Schönberg fu Arcivescovo per quindici anni e mezzo, alternando le sue cure pastorali per l’Arcidiocesi capuana con le ulteriori missioni in cui venne impegnato dai Papi del tempo; tra cui l’aver parte al governo fiorentino nel 1531 (era allora Papa Clemente VII, al secolo Giulio de’ Medici), apportando equilibrio nella turbolenta situazione ingeneratasi con il ribaltamento di Firenze – da che era Repubblica – in Ducato. Primo Duca il ventenne Alessandro de’ Medici. Dello Schönberg governatore parla con ammirazione Francesco Guicciardini:
«La mente sua circa le cose della giustitia è optima, et con gran satisfactione universale»; «la camera sua sta con lo uscio aperto dalla mactina alla sera, in modo che, a ogni hora, ciaschuno gli può parlare»…
Eccolo infine tornarsene a Capua; e ancorché «lui sia a proposito assai in quella città» (cioè Schönberg fosse perfetto Arcivescovo per Capua, e Capua città perfetta per un tale Arcivescovo), il Guicciardini non può non dolersi della sua partenza da Firenze, ben sapendo che il giovane Duca avrebbe avuto bisogno per alquanto piú tempo di «havere appresso a sé un tale instrumento» di temperanza.

Fu, tra l’altro, anche Abate commendatario dell’Abbazia di San Donato (a Sesto Calende, in Lombardia), allora in via d’esser ceduta all’Ospedale Maggiore di Milano. Le trattative in proposito furono concluse nel 1534 da un decreto di Papa Paolo III, includente l’assegnazione a Schönberg di una pensione annua di trecento scudi d’oro.

Fu poi lo stesso Paolo III, l’anno dopo, a elevarlo alla dignità di Cardinale; ed essendo egli Arcivescovo di Capua, da allora venne detto «il Cardinale Capuano».

A consegnare Schönberg alla storia – in ispecifico alla storia della scienza – sarà infine la lettera da lui inviata il 1° novembre 1536 all’astronomo polacco di cui sopra, Mikołaj Kopèrnik, piú noto agli italòfoni come Niccolò Copèrnico.

Copernico era restio alla pubblicazione della sua teoria eliocentrica, temendo le reazioni negative che avrebbe potuto suscitare nella Chiesa. Ma il Cardinale Capuano – venuto a conoscenza di quelle idee tramite un’opera minore di Copernico che, inedita, circolava in pochissime copie manoscritte tra amici (il De hypòthesibus mòtuum cœlèstium a se constitútis commentàriolus) – lo incoraggiò:
«[…] non solo sei versato in modo eccellente nelle scoperte degli antichi matematici, ma hai anche fondato un nuovo modello del mondo, in virtú del quale insegni che la Terra si muove e che il Sole […] occupa il centro del sistema […]. Dunque, uomo dottissimo, se non ti sono di fastidio, ti chiedo e ancora vivamente ti chiedo che questa tua scoperta venga comunicata agli studiosi».
Il 28 aprile 1536, all'età di sessantatré anni, stanco della vita attiva, Schönberg si dimise dal suo ufficio di Arcivescovo di Capua.

Di nuovo a Roma, fu assegnato infine alla Basilica Crescentiana di San Sisto, presso San Paolo fuori le mura; e là morí, il 7 settembre 1537, per essere sepolto nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva. Lo stesso luogo in cui, nel 1633, Galileo Galilei sarebbe stato costretto all’abiura delle idee copernicane; ma questa è un’altra storia. Una storia che vedrà tra i suoi protagonisti – mirabile casu! – un altro celebre Arcivescovo di Capua, la cui statua si può oggi ammirare nei pressi del portale del Seminario Campano: san Roberto Bellarmino.

Fu intanto pubblicato appena in tempo prima della morte di Copernico, nel 1543, il suo opus magnum, l’opera (con dedica a Papa Paolo III) che segna la nascita della scienza moderna: il De revolutiònibus òrbium cœlèstium. Nella sua prefazione Copernico aveva scritto:
«[…] il timore del disprezzo che avrei potuto subire per la novità e l’assurdità di questa mia teoria per poco non mi spinse ad abbandonare del tutto l’opera compiuta. Ma gli amici me ne distolsero, […] e fra questi primo fu Nikolaus von Schönberg, il Cardinale capuano, celebre in ogni campo del sapere».
E incastonate in quella stessa prefazione di Copernico si trovano le parole di Nikolaus von Schönberg, quella sua lettera meravigliosa di sette anni prima, grazie alla quale l’inizio della scienza moderna non è slittato a cent’anni dopo. 

Marco Palasciano

giovedì 13 agosto 2020

Fra trenta giorni il cinquecentenario

Riportiamo di séguito il testo dell’appello oggi inviato dal nostro Presidente a venticinque anime gentili, delle quali omettiamo l’elenco, elenco che probabilmente sarà da aggiornare.

 
 FRA TRENTA GIORNI IL CINQUECENTENARIO
SCHÖNBERGHIANO A CAPUA:
APPELLO ALLE REALTÀ CULTURALI
ATTIVE SUL TERRITORIO

Capua, 13 agosto 2020

Anime gentili, come primo passo verso il 12 settembre mi rivolgo a Voi e, per il Vostro tramite, alle connesse associazioni culturali e simili, limitandomi per ora agli enti non statali che so attivi nel territorio di Capua:

[...]

Come forse già sapete, sabato 12 settembre 2020 sarà il 500° anniversario della nomina ad Arcivescovo di Capua di Nikolaus von Schönberg, la cui storica lettera convinse Copernico a pubblicare il De revolutionibus orbium cœlestium.

L’Accademia Palasciania ha presentato al Comune di Capua, il 10 marzo scorso, la richiesta di intitolare una piazza all’Arcivescovo Schönberg (il cosiddetto “parchetto” di rione Eucalyptus). Il buon Vicesindaco e altri si stanno occupando di far avanzare l’iter. Purtroppo, fra pandemia e tutto, si è partiti in ritardo; ora è agosto, il che non facilita le cose; insomma si prevede che non si farà in tempo per il 12 settembre ad avere sia la delibera cittadina d’intitolazione, sia il via libera della Prefettura di Caserta, sempreché nulla osti.

Tale ritardo in realtà è vantaggioso. L’intitolazione si potrà attuare piú avanti, cosicché si avrà il tempo sia di stampare la monografia d’occasione cui sto lavorando, sia di realizzare eventualmente un piccolo monumento: o quello in stile essenziale da me disegnato, o tutt’altro, se un vero e proprio artista vorrà dedicarcisi.

Ma, intanto, il 12 settembre si potrà/dovrà comunque celebrare il suddetto cinquecentenario. Ciò, come minimo, almeno con un evento, facile da prepararsi: l’Accademia Palasciania allestirà una lezione sui temi di Schönberg e Copernico, Capua e l’universo, il cammino della scienza e i voli dell’immaginazione; lezione che sarà tenuta dall’umile sottoscritto e che potrà aver luogo, salvo tempeste, all’aperto, per esempio nel Chiostro dell’Annunziata. Sia lí, sia in altri spazi cittadini, con la collaborazione del Comune e coinvolgendo magari anche Museo Campano, Scuole, Università ecc. si potrebbero tenere anche altri eventi a cura delle Vostre associazioni ecc. (se fossero molti, si articolerebbe la celebrazione in piú giornate). Magari anche una messa cantata al Duomo (non sono credente, ma ci starebbe bene). Inoltre si potrebbero allestire gli stand delle varie realtà culturali e commerciali, del Cira ecc.

Abbiamo trenta giorni di tempo, a partire da oggi, per coordinarci. Vi prego dunque di farmi sapere al piú presto se i Vostri enti d’appartenenza sono interessati a contribuire, in qual sia modo, al Progetto Schönberg.

Vi prego altresí di segnalarmi, eventualmente, altre associazioni e simili cui pure avrei dovuto indirizzare la presente, e che ho omesso d’inserire per mia ignoranza o dimenticanza, essendomi principalmente basato su un elenco di passate collaborazioni con l’Accademia.

Attendo fidente le Vostre risposte [...]. Grazie per la cortese attenzione e ossequi,

Marco Palasciano

giovedì 23 luglio 2020

Comunicato sul progetto Schönberg

L’ACCADEMIA INVITATA IN MUNICIPIO
PER AVVIARE IL PROGETTO SCHÖNBERG

Su invito del Vicesindaco di Capua, una delegazione dell’Accademia Palasciania si recherà domani in Municipio per trattare della piazza da intitolare a Nikolaus von Schönberg, l’illuminato Arcivescovo di Capua grazie alla cui celebre lettera d’incoraggiamento Copernico si convinse a pubblicare il De revolutionibus orbium cœlestium, dando cosí inizio alla scienza moderna.

La richiesta ufficiale di intitolazione, a firma del Presidente dell’Accademia ovvero il sottoscritto, risale al 10 marzo scorso (cioè a quando ci si è accorti, appena in tempo, che l’anno in cui Schönberg divenne Arcivescovo di Capua è il 1520) ma purtroppo, fra “lockdown” e tutto, è rimasta quattro mesi a prender polvere.

Manca ormai meno di un mese e mezzo al 12 settembre 2020, cinquecentenario della nomina di Schönberg ad Arcivescovo; e speriamo di fare ancora in tempo, perché non vi sarebbe miglior data per una cerimonia che lo onori, a meno di attendere altri cinquecento anni per fare mille: ricorrenza piú tonda, ma che nessuno dei capuani ora viventi vedrà da vivo, a meno di ibernarsi in una capsula criogenica.

A breve si terrà a Capua una riunione di Giunta: occasione preziosa di vedere finalmente emanata, se nulla osta, la delibera di intitolazione.

E nulla osterà, ben si spera: dopotutto, finora tutti gli esponenti della cultura e della politica locale che abbiano udito la proposta ne sono stati lieti, amministratori in primis, per cui non è stato necessario mettersi a raccogliere firme per una petizione.

Il passo successivo sarebbe inoltrare alla Prefettura la suddetta delibera di Giunta insieme con il curriculum vitæ dell’Arcivescovo e con fotocopia della planimetria di parco Eucalyptus, la cui piazza centrale (il cosiddetto “parchetto”) è tuttora senza nome e appare, a conti fatti, la piú adatta a diventare piazza Schönberg.

È infatti eccellentemente collegata al resto del mondo grazie alla vicinanza della stazione ferroviaria, e grazie alla propria conformazione – ampi e vari spazi, qua pavimentati là erbosi – risulta particolarmente atta a ospitare grandi e piccoli eventi dedicati a scienza, filosofia, poesia ecc.; eventi ai quali l’intitolazione all’Arcivescovo Schönberg sarebbe naturale incentivo.

Per inciso, nessuno dei residenti intorno alla piazza sarebbe costretto a cambiare indirizzo sui propri documenti, dato che i nomi delle vie cui tali indirizzi fanno riferimento rimarranno immutati.

Inoltrata la documentazione, non resterebbe che pregare sia il Prefetto di Caserta sia la Società di Storia Patria di Terra di Lavoro – che avrà da fornirgli il proprio parere – di assicurare il buon esito della richiesta capuana, se possibile, in tempo per il 12 settembre, considerata l’importanza di Schönberg nella storia della scienza e l’eccezionalità della situazione di quest’anno, funestato dalla pandemia di Covid-19, che ha fatto inevitabilmente muovere il nostro Comune con ritardo, del che speriamo di essere perdonati.

Celebrare Nikolaus von Schönberg, esemplare figura del miglior Rinascimento, sarà anche un momento di ideale Rinascita, per la nostra città e non solo.

Capua, 23 luglio 2020

Marco Palasciano

martedì 21 luglio 2020

Un sogno: piazza Nikolaus von Schönberg

Il citato «parchetto».
Il 10 marzo 2020 il presidente dell'Accademia Palasciania, Marco Palasciano, ha presentato al Comune di Capua una richiesta meravigliosa: che il 12 settembre 2020 si celebri Nikolaus von Schönberg (se non sapete chi fosse, vedete il post Cosa collega Capua con Copernico?) intitolandogli una via o una piazza, annotando che, se non se ne individuassero di idonee entro il perimetro del centro storico, si potrebbe intitolargli in periferia una degna piazza attualmente senza nome, il cosiddetto «parchetto» sito fra via Umberto D’Aquino, via Andrea De Simone e via Cesare Malpica; in tal modo non sarebbe necessario aggiornare gli indirizzi di alcun residente.

Se invece non si avessero remore a stravolgere l'odonomastica, potrebbe essere un’occasione per cambiar nome a vico Francesco Pratilli, considerati gli imbarazzanti trascorsi dell’accademico sammaritano, ben noto agli storici per la sua assidua opera di falsario di documenti (vedi qui).

Ma la nostra preferenza va ovviamente alla prima ipotesi, tanto più che il «parchetto» è perfetto per tenervi eventi all'aperto, tra scienza filosofia poesia ecc., cui la nuova intitolazione sarebbe naturale incentivo; è eccellentemente collegato al resto del mondo, grazie alla vicinanza della stazione ferroviaria; e, come se ciò non bastasse, è altresì vicinissimo alla sede della nostra Accademia.

Qualche giorno fa abbiamo effettuato dei sopralluoghi, a verificare in quale punto della piazza si potrebbe collocare un monumento all'Arcivescovo Schönberg; e già quest'oggi Palasciano, più che mai fervente e fremente, ha progettato detto monumento. Progetto che potete qui sotto contemplare. Che ve ne pare?


sabato 18 aprile 2020

Ecco «Come non impazzire in casa»!


Pianeta Terra, primavera 2020. La pandemia di Covid-19 o, in un universo parallelo, l’invasione dei nanorobot alieni, ci costringe a restare chiusi in casa. I giorni si allungano; la Pazzia è dietro l’angolo; ma a proteggerci da essa interviene la Fantasia.

Ond'ecco a voi (qui) Come non impazzire in casa, la prima webserie mai prodotta dall’Accademia Palasciania, tesa a offrirvi tutto il divertimento e la poesia possibili a consolazione di questi tempi strani.

Umana cosa è l’avere compassione degli afflitti; e modestamente noi, qua, umani siamo, e niente dell’umano reputiamo a noi alieno, e un po’ di tutto rappresenteremo in questa nostra opera amatoriale, sgangherata, ma ispirata.

Il tutto a costo zero. Ne potreste creare pure voi: bastano solo uno smartphone e un programmino di montaggio.


S O M M A R I O
IN AGGIORNAMENTO

I
È il caso di fare tragedie?

II
Cosa fare nel caso incontraste animali selvatici

III
Tromos vuol dire tremito di terrore

IV
Fate la guerra ai microbi, non ai mulini a vento!

sabato 14 marzo 2020

Palasciano: «Chiusura anticipata»

Premessa (scritta quattro mesi dopo): la previsione di marzo si rivelerà errata. Il picco dei contagi si avrà intorno al 20 aprile; inoltre a settembre potrebbe esserci una seconda ondata; si stima infine che la pandemia non si concluderà completamente prima dell'estate 2021, a voler essere ottimisti; ma intanto arriverà, si spera, il vaccino.


Capua, 14 marzo 2020

Anime gentili, si prevede che la curva dei contagi si sgonfi intorno alla fine di aprile.


Ma dopo che non ci sarà più alcun nuovo contagio, in osservanza delle direttive dell’OMS bisognerà aspettare il tempo corrispondente a due periodi di incubazione da Covid-19 completi, per poter dir finita l’emergenza; il che dovrebb'essere, se un tale periodo  corrisponde a quattordici giorni, intorno alla fine di maggio.

Le direttive dell’OMS richiedono inoltre che, finita l’emergenza, per tre mesi si mantenga elevata sorveglianza. Vale a dire che che chi voglia tenere pubblici assembramenti in tutta sicurtà farebbe meglio ad aspettar settembre.

Pertanto, DICHIARO UFFICIALMENTE CHIUSO IN ANTICIPO (considerando evento di chiusura quello del 23 febbraio scorso, la VII puntata de L’idea dell’uomo) IL XXII ANNO ACCADEMICO (2019-2020) DELL’ACCADEMIA PALASCIANIA.

Marco Palasciano

martedì 10 marzo 2020

Cosa collega Capua con Copernico?

Sabato 12 settembre 2020 ricorrerà il cinquecentesimo anniversario della nomina ad Arcivescovo di Capua di Niccolò Schomberg, o meglio Nikolaus von Schönberg (nato a Meissen – la «culla della Sassonia» – nel 1472 e morto a Roma nel 1537, due anni dopo la sua nomina a cardinale), al quale si deve fra l’altro una celebre lettera datata 1° novembre 1536 che contribuí a convincere Copernico a pubblicare – appena in tempo prima di morire (vuole la leggenda che la prima copia stampata gli fosse porta mentr’era a letto moribondo) – il De revolutionibus orbium cœlestium (1543), opera che segna la nascita della scienza moderna.

Copernico era restio alla pubblicazione, temendo le reazioni negative che la teoria eliocentrica avrebbe potuto suscitare nella Chiesa cattolica. In effetti dopo la sua morte, sopraggiunta la Controriforma, vi sarebbe stata l’epocale controversia sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano (per citare acefalo un titolo di Galileo). E qui entrerà in scena – guarda caso! Arcidiocesi cruciale! – un altro celeberrimo Arcivescovo di Capua, la cui statua si può ammirare innanzi il Seminario; ma questa è un’altra storia.

Come che sia, all’epoca di Copernico e di Schönberg il clima dei rapporti scienza/fede era ancora abbastanza disteso (il De revolutionibus è dedicato a papa Paolo III). E Schönberg – dopo aver letta un’opera minore di Copernico che, inedita, circolava in pochissime copie manoscritte tra amici, il De hypothesibus motuum cœlestium a se constitutis commentariolus, sorta di preludio all’opus magnum copernicano – cosí scrisse all’astronomo, nella storica lettera che quegli poi inserirà nel paratesto del De revolutionibus:
«[…] non solo sei versato in modo eccellente nelle scoperte degli antichi matematici, ma hai anche fondato un nuovo modello del mondo, in virtú del quale insegni che la Terra si muove e che il Sole […] occupa il centro del sistema […]. Dunque, uomo dottissimo, se non ti sono di fastidio, ti chiedo e ancora vivamente ti chiedo che questa tua scoperta venga comunicata agli studiosi».
E nella prefazione al De revolutionibus Copernico scriverà:
«[…] il timore del disprezzo che avrei potuto subire per la novità e l’assurdità di questa mia teoria per poco non mi spinse ad abbandonare del tutto l’opera compiuta. Ma gli amici me ne distolsero, […] e fra questi primo fu Niccolò Schomberg, il cardinale di Capua, celebre in ogni campo del sapere».
In conclusione, se saremo sopravvissuti al coronavirus, il 12 settembre 2020 celebreremo l’Arcivescovo Schönberg in qualche modo.

mercoledì 12 febbraio 2020

Un Carnevale tra astri, mostri e muse

Comunicato stampa sulla puntata n. 7 de L'idea dell'uomo. Vi preghiamo di pubblicarlo ovunque; e grati vi saremo, in eterno e all'estremo.


In occasione del Carnevale di Capua, si fa più che mai festoso il XIV festival-laboratorio palascianiano di scienza, filosofia, poesia, arti varie, gioco e umana armonia "L'idea dell'uomo", che da novembre allieta l'agro capuano con la riproposizione delle migliori lezioni-spettacolo di Marco Palasciano del decennio 2009-2019.

La puntata n. 7 si terrà – come sempre a ingresso gratuito – domenica 23 febbraio alle ore 18.45, a Capua, in una sede misteriosa poco fuori del centro storico, per chi teme la calca carnevalesca, con comode possibilità di parcheggio. L'ubicazione precisa potrà essere conosciuta dalle persone interessate anagrammando il sintagma «Centro d'onni amor, onni amor!» oppure contattando l'Accademia Palasciania con un messaggio al 347*******, sostituiti gli asterischi col numero risultante dal moltiplicare il codice dell'asteroide Takeshima per l'anno in cui fu arrestato Dostoevskij.

L'incontro consisterà nella replica di "Gods and Godzillas. Sopra l'è Pan capricorno e campa, sotto la Trinacria Tifone crepa" una lezione-spettacolo tratta dal festival-laboratorio "Encyclopædia Cœlestis" (2014), dedicato alle Muse e allo Zodiaco – e in una cena comunitaria (con buffet in modalità ognuno-porta-qualcosa), sfociante in festino di Carnevale sia pure senza maschere, a parte quelle che eventualmente si useranno nell'inclusa sessione di laboratorio teatrale.

Inoltre il fotografo Salvatore De Maio farà dei fotoritratti gratis, con tanto di cavalletto e di fondale, a chiunque gradirà partecipare a un suo progetto di mostra.

Di mostri, intanto, tratterà la lezione, che avrà per argomento iniziale la varietà dei modi – fuga, lotta, autodistruzione ecc. – in cui ciascuno di noi reagisce a ciò che di più negativo e oscuro ci aggredisce dall'esterno, o anche dall'interno; motivo ispiratore saranno le costellazioni dei Pesci e del Capricorno, connesse al mito dell'invasione dell'Olimpo da parte del mostro Tifone, allorché gli dèi per sfuggirgli inscenarono una sorta di Carnevale degli animali. Si ruoterà poi intorno alla costellazione del Sagittario, catasterizzazione del satiro Croto, fratello di latte delle Muse – concepite da Zeus e Mnemòsine sùbito dopo la disfatta di Tifone – e inventore, fra l'altro, dell'applauso, il cui suono introdurrà i giochi conclusivi: una messinscena improvvisata della Tifonomachia.

Per il programma completo de "L'idea dell'uomo" vedi palasciania.blogspot.com.