27 marzo 2014

Tra giochi musicali il nuovo incontro

Comunicato stampa sulla puntata n. 7 del laboratorio «Encyclopædia Cœlestis». Vi preghiamo di pubblicarlo ovunque; e grati vi saremo, in eterno e all'estremo.


Dopo gli appassionanti giochi teatrali e di scrittura creativa che hanno arricchito gli incontri delle scorse settimane, sarà ai giochi musicali che ci si dedicherà durante la settima puntata di «Encyclopædia Cœlestis», il novissimo laboratorio euristico di filosofia, arti varie, gioco e umana armonia dell'Accademia Palasciania. La musa di turno, infatti, sarà Euterpe, in compagnia della quale ascenderemo dal cielo di Marte al cielo di Giove.

L'appuntamento è per domenica 30 marzo alle ore 18.30 nel Palazzo della Gran Guardia, sede dell'Associazione Pro Loco di Capua (piazza dei Giudici), con replica il lunedì alle 21.30 in sede da definire (info: 3479575971).

Ricordiamo che è tutto gratis e che è possibile inserirsi in qualsiasi momento del percorso. Il laboratorio, diretto dal filosofo e artista multidisciplinare Marco Palasciano, continuerà a svolgersi settimanalmente fino a luglio, in diversi luoghi, nell'arco complessivo di ventuno puntate, i cui resoconti potranno leggersi di volta in volta in palasciania.blogspot.com.

26 marzo 2014

Il mondo come arena di Eros e Eris

Kýlix attica a figure rosse.
Domenica 23 marzo si è tenuta in Capua, nel Palazzo della Gran Guardia, alla presenza di 17 partecipanti e per la durata di circa due ore e un quarto, intervallo incluso (con degustazione di manicaretti di Alessia V., Anna Maria De M. e Lucia Anna D.I.), Corpi segnati e anime sognanti. La vestizione della semantica erotica nel quadro del saṃsāra elevato a sommo fiore ontico, la puntata n. 6 di Encyclopædia Cœlestis. Novissimo laboratorio euristico di filosofia, arti varie, gioco e umana armonia, ovvero la sesta stagione di incontri filosofici dell'Accademia Palasciania. La sera successiva la puntata si è replicata nel Palascianeum alla presenza di 6 partecipanti, di cui 3 già presenti la domenica, e con in più la recita fuori programma della traduzione palascianiana di Farai un vers, pos mi sonelh di Guglielmo IX d'Aquitania.

La puntata n. 7 e relativa replica (tema: vedi qui) si terranno – sempre gratis – l'una domenica 30 marzo alle ore 18.30 nel Palazzo della Gran Guardia (Capua, piazza dei Giudici), sede dell'Associazione Pro Loco, e l'altra lunedì 31 marzo alle 21.30 in altra sede, la cui ubicazione potrà essere conosciuta dalle persone interessate telefonando o inviando un sms al 3479575971, o contattando Marco Palasciano in facebook.

La puntata n. 6, intanto, è consistita in una lezione-spettacolo dedicata a Èrato, musa della poesia erotica, associata al cielo di Marte, più due giochi. Di séguito l'elenco degli argomenti trattati nella lezione e, a seguire, il resoconto dei giochi:

Dettaglio da Charles Meynier, Erato, 1798-1800. (Sconsigliamo la visione
dell'opera integra ai biologi, che rimarrebbero scandalizzati dal notare
come l'ignoranza di Meynier in anatomia avicola lo abbia portato a
raffigurare la prima delle remiganti primarie come la più lunga.)

Clay Guida ferito in combattimento durante UFC 107.
Memphis, USA, 12 dicembre 2009.
Erato e Marte
L'invocazione a Erato in Apollonio Rodio, Argonautiche, libro III, versi 1-5. Erato sulla Ruota assiologica: il settore Umana armonia (Eros e affettività + Ordine e filantropia), ovvero tutto ciò che dagli esseri umani è agito al fine di star bene insieme. Simmetria Venere/Marte: a Venere si è associata (vedi puntata n. 4) la danza come pratica di purificazione dei corpi da ogni significato, eros incluso; a Marte si associa ora l'eros come pratica di risignificazione dei corpi. Venere tende alla quiete della contemplazione del puro essere, immateriale ed eterno; Marte tende a gettarsi nella mischia del mondo materiale e transeunte. Marte simbolo della libìdo. Marte padre di Amore. Marte padre di Romolo e Remo. Diversamente da Ares, Marte è anche il dio della primavera. Marzo, primo mese del calendario romano. Le Feriæ Martis. Venere e Marte nel proemio del De rerum natura di Lucrezio. I piaceri cinetici e catastematici secondo Epicuro. Marte preferisce all'aponìa le ferite in battaglia e nella lotta (arti marziali, appunto). Sul fascino delle membra arrossate dal sangue della lotta vedi Antologia Greca, libro XII, epigramma 123: «Quando tra i pugili fu Menacarmo di Ànticle il primo, / l’incoronai con dieci molli bende, / e lo baciai tre volte. Era tutto coperto di sangue: / quel sangue m’era piú di mirra dolce». Se tutto fosse pacifico e lineare, l'esistenza sarebbe forse insipida.

Heather Wood e Graham Hamilton nel finale
di Romeo e Giulietta per la regia di Richard Seer.
San Diego, USA, luglio 2008.
La repressione dell'eros
Freud, Sulla più comune degradazione della vita amorosa, 1912: «Occorre un ostacolo per spingere in alto la libido e [...] gli uomini hanno in tutti i tempi introdotto resistenze convenzionali per poter godere dell'amore». (Dubbio sull'effettiva finalità di tali «resistenze»: non erano, piuttosto, strumenti di dominio sulle masse da parte del potere politico-religioso?) Forse qualche trovatore masochista fissato con l’amor de lonh sarebbe d’accordo con Freud, ma Romeo e Giulietta certamente no. Elio Modugno, La mistificazione eterosessuale, 1978: «L’intensificazione e la diffusione dell’eros liberato sono progresso e civiltà; la repressione dell’eros invece è barbarie, regresso»; «la disumanizzazione è possibile solo con la repressione dell’eros». Connessione tra repressione e paranoia.

Hieronymus Bosch, Il giardino delle delizie,
ca. 1480-1490, a trittico chiuso.
Teodicea lato sensu
Utilità, tuttavia, dello spunto di Freud, spostandolo sul piano metafisico, ai fini del discorso sulla questione della necessità della compresenza nella vita di gioia e dolore, armonia e conflitto. Tesi della volontà delle anime di calarsi dall'iperuranio nel mondo materiale (da loro ideato), caratterizzato da limiti, al fine di vivere al meglio il piacere dell'essere e della contemplazione dell'altro, valorizzando l'alterità con la diversità (senza corpo né storia le anime sono tutte identiche) e dando all'essere una forma con la finitudine. Il mondo materiale come «fiore sulla cima della pianta dell'essere» ovvero suo compimento finale. Catullo, carme 85, v. 2: «Nescio, sed fieri sentio et excrucior», mirabile sintesi della condizione biologica. L'ignoranza. I qualia e il sentire individuale. Nóesis e diànoia. L'amore come peggior sofferenza, l'amore come miglior rimedio: non è un paradosso (né un parallelo con la lancia di Achille) ma un equivoco. Necessità di un'adeguata educazione affettiva e sessuale (su tali temi vedi per es. la puntata n. 12 di Euristicon o l'articolo di Palasciano L'eros è eterno, il sesso è contingente).

L'Antologia Greca
Dai conti palatini al Palatinato. 1606 o 1607: uno studente francese diciotto-diciannovenne, Claude Saumaise, scopre nella Biblioteca Palatina di Heidelberg un manoscritto unico al mondo, che sarà detto Antologia Palatina. 1300 ca.: Massimo Plànude e la sua antologia, dai cui epigrammi non già compresi nell'Antologia Palatina si ricaverà il libro XVI dell'Antologia Greca. Gli altri quindici libri contengono epigrammi cristiani, ecfrastici, erotici, votivi, funebri, protreptici, conviviali, scoptici, aritmetici, enigmistici ecc. Il distico elegiaco (strofa composta di un esametro e di un pentametro) e la sua resa in italiano nella versione usata da Filippo Maria Pontani per la traduzione integrale dell'Antologia Greca, Einaudi, 1978 (strofa composta di un ottonario dattilico più novenario e di un endecasillabo).

Tonino Cortese, Amabile Eliodora, acquaforte ispirata
agli epigrammi di Meleagro di Gàdara.
Un simposio poetico
Si è poi descritto in dettaglio in cosa consistesse un simposio (vedi anche, qui, degli appunti su L'immaginario del simposio greco di François Lissarrague) e, dopo l'intervallo (durante il quale si è tenuto veramente un banchetto, più un momento giocoso di presentazioni fra gli astanti comprensivo di abbraccioterapia), si è fornito qualche dato su Asclepìade di Samo, Callìmaco, Meleagro di Gàdara, Paolo Silenziario e Agazìa Scolastico per poi, di quelli e d'altri poeti (Automedonte, Marco Argentario, Rufino, Scitino, Stratone di Sardi ecc.), declamare ventisette epigrammi e mezzo (dai libri V e XII dell'Antologia Greca nella traduzione di Pontani), da Palasciano scelti, riordinati in una catena logica e intervallati da commenti:
    XII 60 (Io vedo tutto se vedo Terone...)
    159, versi 5-6 (se con un occhio infoscato mi guardi...)
V 258 (Vale di più la tua ruga...)
38 (Bella una donna, se grande...)
105 (Fra le puttane si dice...)
129 (La ballerina dell'Asia...)
    XII 240 (Sono canuti oramai sulle tempie i capelli...)
    22 (Un gran guaio, un gran fuoco...)
    232 (Innominato, sei ritto...)
V 302 (Verso l'amore, che strada si prende?...)
172 (Alba sinistra, perché così svelta...)
173 (Alba sinistra, perché così lenta...)
158 (Con Ermione maliosa...)
6 («Non amerò più di te né uomo né donna...»)
122 (Anche se credi, ragazzo...)
266 (L'uomo che un rabido cane colpì di veleno...)
127 (Tanto la vergine Alcippe l'amavo...)
49 (Io sono Lide...)
    XII 210 (Contali: tre sono in tutto...)
    34 (Ieri cenai da Demetrio...)
V 281 (Ieri, dopo una sbornia solenne...)
    XII 8 (Là dove stanno i fiorai passavo e un ragazzo notai...)
V 36 (Erano tre: chi l'aveva, la fica più bella?...) sostituendo il testo mancante coi versi 5-6 dell'epigramma 35 (Giudice fui di tre culi...)
    XII 207 (Ieri lavandosi Dìocle...)
    242 (Àlcimo, un dito rosato...)
    7 (Né lo sfintere funziona...)
V 19 (Pazzo d'èfebi non più...)
65 (Fattosi aquila, Zeus visitò Ganimède...)
Di séguito il resoconto dei giochi:

Scena da un simposio, affresco sulla parete sud
della tomba del tuffatore di Pæstum, ca. 480-470 a.C.

Il giudizio di Paride
Ciascuno dei giocatori ha dovuto scegliere fra tre altre persone, sorteggiate di volta in volta, quella con cui avrebbe fatto l'amore «se costretto da Zeus, pena la folgore»; e scrivere su un foglietto, in anonimato, ciò che le avrebbe fatto o detto. Completata la raccolta di tali testi, questi sono stati declamati in ordine sparso dal nostro lector e votati dall'assemblea.

Come comporre un epigramma erotico
Si sono quindi presi il testo o i testi più votati della serata e, con la supervisione del nostro esperto di metrica, li si è riscritti trasformandoli in un epigramma in distici elegiaci.

Scena da un simposio (i due convitati sulla sinistra sono intenti a giocare a kóttabos),
affresco sulla parete nord della tomba del tuffatore di Pæstum, ca. 480-470 a.C.

La domenica vi è stato un ex æquo, cosicché l'epigramma si è composto per i versi 1-4 della riscrittura di un testo e per i versi 5-7 della riscrittura di un altro, e giacché a completare l'ultimo distico mancava un endecasillabo si è aggiunta la riscrittura di un terzo testo, brevissimo. Risultato finale:
In una stalla repleta di microbi ti porterei
    e teco, dopo averti denudato,
rotolerei per la china finché non siam luridi entrambi,
    di desiderio un vibrante viluppo.
Indi, baciandoti piano sull'erba virente e gioiosa,
    gioia trarrei dalle tue membra ed anima
fin dal tramonto a fin l'alba e dall'alba al tramonto,
    o venusta giunonica creatura.
Questo invece l'epigramma del lunedì, riscrittura di un unico testo (scritto dallo stesso autore del testo da cui sono derivati i versi 5-7 dell'epigramma domenicale, Damian S.):
Se della frutta dell'albero mio tanta fame tu hai,
    prendine pure fin che gridi basta.

20 marzo 2014

Tutto è amore, dal porno alla poesia

Comunicato stampa sulla puntata n. 6 del laboratorio «Encyclopædia Cœlestis». Vi preghiamo di pubblicarlo ovunque; e grati vi saremo, in eterno e all'estremo.


Dopo essere riuscito, la scorsa settimana, a trascinare tutti gli astanti nella follia di improvvisare seduta stante l'intera «Orestea» di Eschilo, giunge alla sua sesta puntata «Encyclopædia Cœlestis», il novissimo laboratorio euristico di filosofia, arti varie, gioco e umana armonia dell'Accademia Palasciania. Ci si dedicherà stavolta a Èrato, musa della poesia erotica, in compagnia della quale ascenderemo dal cielo del sole al cielo di Marte.

Il primo tempo consisterà in una lezione-spettacolo di Marco Palasciano, come di consueto; ma nel secondo tempo quali altri giochi appassionanti (e passionali, dato il tema) ci aspettano? forse si tratterà di scrittura creativa? di esplorazione affettiva? di ambedue le cose insieme? o di che?

Lo scopriremo domenica 23 marzo alle ore 18.15 nel Palazzo della Gran Guardia, sede dell'Associazione Pro Loco di Capua (piazza dei Giudici), con replica il lunedì alle 21.15 in sede da definire (info: 3479575971).

Il laboratorio continuerà a svolgersi settimanalmente fino a luglio, in diversi luoghi, nell'arco complessivo di ventuno puntate. Ricordiamo che è tutto gratis; che è possibile inserirsi in qualsiasi momento del percorso; e che in http://palasciania.blogspot.com si potrà leggere di volta in volta il resoconto delle puntate precedenti e l’annuncio delle successive.

«L'Orestèa improvvisata? siete pazzi?»

Il sacco del 1501, quadro VI di Le strade e le storie di
Capua
di Marco Palasciano, in prima rappresentazione.
Capua, 10 settembre 2005. Foto di Mario Nardiello.
Domenica 16 marzo si è tenuta in Capua, nel Palazzo della Gran Guardia, alla presenza di 14 partecipanti e per la durata di circa due ore e un quarto, intervallo incluso (con degustazione di un ciambellone al cioccolato opera di Angela P.), O mangiar l'atrèa minestra o saltar su Clitemnestra. Laboratorio di teatro greco, la puntata n. 5 (e finora la migliore) di Encyclopædia Cœlestis. Novissimo laboratorio euristico di filosofia, arti varie, gioco e umana armonia, ovvero la sesta stagione di incontri filosofici dell'Accademia Palasciania. La sera successiva la puntata si è replicata nel Palascianeum alla presenza di 7 partecipanti, di cui 1 già presente la domenica.

Nessuno ha fatto foto durante la puntata, ma quanto a scene
con coltelli eccone una dalla Tempesta di Shakespeare
improvvisata durante la puntata n. 9 di Euristicon,
3 dicembre 2012. Foto di Carolina Pragliola.
Attori e parti principali, nei due giorni di recite: Clitemnestra è stata interpretata da Anna Maria De M. (anche Sibilla delfica e albero) e da Luisa F. (anche Atena, Tieste e albero), Oreste da Gaetano R. (anche Cassandra) e da Alessio Vinicio C. (anche Agamènnone e Sibilla delfica). Notevoli inoltre Roberto A. come Agamennone ed Egisto, parte – quest'ultima – interpretata anche da Damian S.; Francesca S. come Cassandra ed Elettra, parte interpretata anche da Clementina D.A. e Carolina P. (tutte e tre le Elettra sono state anche Erinni, e lo è stata anche Loredana De R.); Giuliana C. come Atena, Felice I. come Àtreo, Vincenzo V. come Tieste; Pìlade è stato interpretato da Fabrizio C. e da Andrea De A.

La puntata n. 6 e relativa replica (tema: vedi qui) si terranno – sempre gratis – l'una domenica 23 marzo alle ore 18.15 nel Palazzo della Gran Guardia (Capua, piazza dei Giudici), sede dell'Associazione Pro Loco, e l'altra lunedì 24 marzo alle 21.15 in altra sede, la cui ubicazione potrà essere conosciuta dalle persone interessate telefonando o inviando un sms al 3479575971, o contattando Marco Palasciano in facebook.

La puntata n. 5, intanto, è consistita in una lezione-spettacolo dedicata a Melpòmene, musa della tragedia, associata al cielo del sole, più una serie di giochi e improvvisazioni teatrali. Di séguito l'elenco degli argomenti trattati nella lezione (si ringrazia, in proposito, la consulenza di Daniele Ventre, che solse mille dubbi pazientissimo) e, a seguire, il resoconto di giochi e improvvisazioni:

Louis de Boullogne, Uranie et Melpomène, 1680-81, dettaglio da noi
ritoccato col rimuoverne la sfera armillare di Urania (qui l'originale).

Melpomene sulla Ruota assiologica
Naturalità della violenza compresa nel settore Bestialità (Selva + Trogolo). Il settore Violenza innaturale (Crimine + Repressione). Come il crimine sia diviso tra Razionale e Irrazionale. Corrispondenza della polarizzazione Bene/Male con la polarizzazione volontà/meccanica: la meccanica (pur se a volte mascherata da volontà) riguarda le pulsioni alimentate delle nostre componenti mentali meno evolute; la volontà (autentica) nasce nella parte piú evoluta della mente ed è tutt'uno con l’amore.

Melpomene e il sole
Lo scotto della hýbris, e un suo simbolo: il sole come ustione e accecamento. Icaro. Fetonte. Da Helios ad Apollo, da Selene ad Artemide. Apollo e le Muse sulle due vette del Parnaso. Il santuario di Delfi. La presenza di Apollo nella tragedia greca. La pestilenza al principio dell'Iliade. Apollo come emblema di giustizia cosmica.

Le caratteristiche della tragedia greca
Le Grandi Dionisie e gli agoni tragici. Il mecenatismo obbligato. Il prestigio dei teatranti tragici. L'organico attoriale. Il coro. I versi: per attori e corifeo il trimetro giambico (simile all'endecasillabo sdrucciolo, es.: «Oggi mi si è scassato il forno elettrico»); per il coro altri metri: il tetrametro trocaico catalettico (simile a un ottonario più senario, es.: «Oggi s'è scassato il forno, minchia, il forno elettrico»), i metri anapestici (catene di “taratà taratà”) ecc. I grandi cicli mitici: troiano, tebano ecc. La catarsi secondo Aristotele. La catarsi secondo Proclo (Commento alla «Repubblica» di Platone, I, 42; cerca qui): cfr. il nostro assistere piacevolmente a film violenti e sanguinosi.

Edipo interpretato da Daniele Pecci, nell'Edipo re di Sofocle per la regia di Daniele Salvo.
Teatro greco di Siracusa, giugno 2013. Foto di Franca Centaro.

Mechanè.
L'evoluzione della tragedia greca
La questione delle origini. Il ditirambo dionisiaco. Satiri e sileni. Tragos e tragedia. Arione nel mito: le costellazioni della Lira e del Delfino. Tespi introduce il primo attore. Frìnico attenua i tratti burleschi. Pràtina sviluppa il dramma satiresco. Èschilo introduce il secondo attore, Sòfocle il terzo. Le innovazioni di Eurìpide.

Hýbris e tísis in Eschilo
Eschilo è anche un filosofo (vedi E. Severino, Il giogo, 1989). Il superamento della concezione di Erodoto sugli «dèi invidiosi»: nella concezione eschilèa la hýbris umana infrange l'equilibrio universale, e la tìsis (punizione) divina la ristabilisce; attraverso l'errore e il conseguente dolore, infine, l'uomo matura la conoscenza di sé e del cosmo.

Giovanni Lanfranco, Arione e il delfino, 1604-1605.
Sull'etica universale
«Premi e punizioni non hanno senso nella filosofia palascianiana [...]. Ora, senza addentrarci troppo nella questione dello psicokarma ecc., limitiamoci ad accennare che l’etica universale probabilmente non è un qualcosa a priori, che nasce prima del mondo, ma un’essenza che l’onniscienza collettiva delle anime [vedi resoconto della puntata n. 8 di Urna Maris barocca, schema finale] va distillando dalla nostra stessa esistenza biologica e psicologica, di noi umani e delfini ed abitanti d’altri pianeti, in questo grande laboratorio che è l’universo materiale, manifestazione finale dell’essere. Tutto tende a questo: l’etica universale, e piú ampiamente l’assiologia universale».

Di séguito l'elenco dei giochi e delle improvvisazioni teatrali cui ci si è dedicati nel secondo tempo:

Alcuni degli oggetti di scena usati durante la nostra Orestea improvvisata.

ESERCIZI DI RISCALDAMENTO

Antica maschera tragica greca.
Ambulatio (variante)
Camminare per la sala. Se si incontra per caso lo sguardo altrui, assumere una delle seguenti espressioni, a scelta: terrorizzante, terrorizzata, supplice, compassionevole, amorevole, lasciva. (Scherza infine il regista: «In realtà questo esercizio degli sguardi non serve a niente: nelle tragedie greche tutti gli attori usavano maschere».)

Mimica corale
Camminando, atteggiarsi via via come:
● anziani;
● coèfore (ancelle che recano libagioni);
Erinni (svolazzanti e urlanti, con in mano strumenti di supplizio: un tagliacarte simile a un pugnale, un paio di tenaglie a pappagallo, un vecchio trapano a manovella);
● satiri e ninfe (gli uni cercando di far alle altre il solletico, e quelle cercando di non farselo fare).
I quattro temperamenti (variante)
Arrestare l'ambulatio e disporsi in fila. Esprimere tutti insieme ora allegria, ora amorevolezza, ora tristezza, ora aggressività, nel contempo recitando in coro il verso corrispondente, ripetuto più volte, sotto la direzione ritmica del regista:
«Evviva il vino! evviva l’allegria!»
«Tutto è pace ed amore nel mio cuore!»
«Miseri noi! la vita è solo pianto!»
«Morte al vile! a me il ferro! sangue, sangue!»
Gioco della molecola (variante)
Si forma una «molecola» (vedi Arca Arcanorum, resoconto della puntata n. 0, paragrafo Tormentata costruzione di un cerchio), stavolta senza saldare il cerchio e sostituendo al ringhio direttamente il lamento, concludendo col solito urlo corale.

ANTEFATTO

Palasciano alla regia durante la
puntata n. 9 di Euristicon, 2012.
Foto di Carolina Pragliola.
In varie scene o scenette lampo improvvisate (spesso in toni da commedia napoletana), facilitate da continui suggerimenti e cucite insieme dalla narrazione del regista, si sono rappresentati fatti antecedenti a quelli descritti dall'Orestea di Eschilo. (Con asterisco indicheremo qui le scenette lampo, dove cioè il nostro regista additava qualcuno dei partecipanti ingiungendogli rapidamente, per es.: «Tu! sei Clitemnestra; cova un attimo la vendetta».) Ecco intanto la genealogia degli Atrìdi in sintesi:
Per la scena del
banchetto di Atreo
ci siamo ispirati al
Thyestes di Seneca.

Qui il suo testo
completo (ma da
noi non usato).
● Tàntalo generò Pèlope e altri (che tutti cucinò, e che gli dèi resuscitarono);
● Pelope generò Àtreo, Tieste ecc.;
● Tieste generò Pelòpia (che egli stuprò), più Egisto (frutto dell'incesto con Pelopia), più altri figli (che Atreo gli cucinò);
● Atreo con Ippodamìa generò Agamènnone e Menelao, con una ninfa generò Crisippo (che fu ucciso dai fratelli), e in più allevò Egisto credendolo suo;
● Agamennone con Clitemnestra (che lo ucciderà) generò Ifigenìa (che egli sacrifica), Elettra, Oreste (che ucciderà la madre ed Egisto) ecc.
1. Il supplizio di Tantalo
[Un attore fa Tantalo e un altro fa un albero, carico di frutti (due mandarini che l'albero tiene in mano)]

2. Il banchetto di Atreo
[Tieste a tavola (con piatto e posate di plastica, e al bavero un tovagliolo) con Atreo che, dopo il brindisi con quel che si rivela sangue (in bicchieri di carta), al domandar Tieste «Dove sono i miei figli?» gli mostra le loro teste mozze (due attori s'affacciano sul bordo del tavolo), rivelandogli d'avergli dato in pasto il resto delle loro carni]

Atreo sghignazzante regge le teste dei figli di Tieste al culmine di una scena
improvvisata durante la replica della puntata n. 5 di Encyclopædia Cœlestis.
Palascianeum, Capua, 17 marzo 2014. Foto di Carolina Pragliola.

3. Tieste dall'oracolo di Delfi
[La Sibilla sta dietro un velo, retto dal regista che fa il sacerdote e così intermedia tra Tieste e lei, che ingiunge a Tieste di ingravidare la figlia Pelopia acché il figlio-nipote lo vendichi]

Egisto a 7 anni, colla spada di Tieste.
4. L'infanzia di Egisto
4.1. Atreo tiene in braccio Egisto neonato*
[Egisto è qui raffigurato da un bambolotto]
4.2. Egisto riconosce Tieste e uccide Atreo
[Il regista anima il bambolotto che regge la spada (il tagliacarte di cui sopra); Atreo manda Egisto bambino a uccidere Tieste in cella, ma Tieste riconosce la spada – è la sua, smarrita quando stuprò Pelopia – e svela d'essere il padre di Egisto, che quindi uccide Atreo]

5. Dalle corna di Menelao a quelle di Agamennone
5.1. Menelao infuriato per il ratto di Elena*
5.2. Venti contrari sulle coste di Àulide* [tutti soffiano]
5.3. Clitemnestra addolorata per il sacrificio di Ifigenia*
5.4. Clitemnestra cova la vendetta*
5.5. Egisto torna a Micene e diventa l'amante di Clitemnestra*
[Egisto è ora interpretato da un attore]

Teatro greco di Epidauro. Foto di Anton Marlot.

ORESTEA

I

1. Monologo della sentinella (prologo)
[Il regista dà lettura, al leggio, del testo di Eschilo; per tutto il resto dell'Orestea si farà improvvisazione]

2. Il ritorno di Agamennone (III ep.)
[Agamennone torna dalla guerra di Troia; su un carro (una sedia) siede Cassandra sua prigioniera; Clitemnestra fa entrare il re nella reggia, dove gli si prepara un bel bagno]

3. Clitemnestra sfotte Cassandra (séguito III ep.)

4. Cassandra profetizza (IV ep.)
[e gli anziani di Micene non le credono]

5. Clitemnestra ed Egisto rei impuniti (V ep. ed esodo)
[S'ode l'urlo di Agamennone; Clitemnestra esce dal palazzo brandendo il solito tagliacarte, che qui funge da scure insanguinata; gli anziani inorridiscono; Egisto la spalleggia; i due escono tronfi]

SCENA AGGIUNTA
Elettra con Oreste bambino
[Il bambolotto raffigura ora Oreste; Elettra non ritiene sicuro per lui restare alla reggia, onde lo manderà lontano, a vivere da uno zio]

II

1. Oreste e Pilade presso la tomba di Agamennone (prologo)
[Oreste, cresciuto, è ora interpretato da un attore; la tomba è una sedia]

2. Elettra e le coefore (pàrodo e I ep.)

3. Oreste si rivela ad Elettra (séguito I ep.)

4. Oreste e Pilade recano a Clitemnestra l'urna cineraria (II ep.)

5. Oreste e Pilade uccidono Egisto e Clitemnestra (III ep.)

III

1. Lo spettro di Clitemnestra aizza le Erinni (prologo e pàrodo)

William-Adolphe Bouguereau,
Les remords d'Oreste, 1862.
2. Le Erinni tormentano Oreste (I ep. e I stàsimo)

3. Atena ordina il processo (II ep.)

4. Oreste si difende e vince (III ep.)
[Il coro ha votato, i voti son stati pari; e «Come nel Risiko, se c'è pareggio, vince la difesa!»]

5. Atena addolcisce le Erinni e tutti fanno festa (esodo)

13 marzo 2014

Chi vuol essere Amleto, Oreste, Amleste?

Comunicato stampa sulla puntata n. 5 del laboratorio «Encyclopædia Cœlestis». Vi preghiamo di pubblicarlo ovunque; e grati vi saremo, in eterno e all'estremo.


Forse non tutti sanno che a Capua si trova l’accademia meno accademica del mondo, che organizza a costo zero corsi e laboratori di filosofia, arti varie, gioco e umana armonia. Se vi siete persi i suoi incontri precedenti, pazienza, ma il prossimo è veramente da non perdere.

Consisterà infatti per gran parte in una serata di giochi teatrali la quinta puntata di «Encyclopædia Cœlestis», il novissimo laboratorio euristico dell'Accademia Palasciania. Dopo aver incontrato nelle scorse settimane Talìa, Clio, Callìope e Tersìcore, ci si dedicherà stavolta a Melpòmene, musa della tragedia, in compagnia della quale ascenderemo dal cielo di Venere al cielo del sole.

Dopo un primo tempo di lezione-spettacolo, tenuta da Marco Palasciano, tutti coloro in cui nascerà la voglia di recitare saranno coinvolti in una serie di emozionanti sperimentazioni, culminanti infine nella messinscena improvvisata della riduzione di un dramma di Shakespeare, o Èschilo, o forse – mescolando tutto – Shèschilo.

L'appuntamento è per domenica 16 marzo alle ore 17.55 nel Palazzo della Gran Guardia, sede dell'Associazione Pro Loco di Capua (piazza dei Giudici), con replica il lunedì alle 20.55 in sede da definire (info: 3479575971).

Il laboratorio continuerà a svolgersi settimanalmente fino a luglio, in diversi luoghi, nell'arco complessivo di ventuno puntate. Ricordiamo che è tutto gratis; che è possibile inserirsi in qualsiasi momento del percorso; e che in http://palasciania.blogspot.com si potrà leggere di volta in volta il resoconto delle puntate precedenti e l’annuncio delle successive.

Dal morfasmo alla danza delle stelle

Frontespizio del De revolutionibus
orbium cœlestium
(1543) di Copernico.
Domenica 9 marzo si è tenuta in Capua, nel Palazzo della Gran Guardia, alla presenza di 16 partecipanti e per la durata di circa due ore e mezza, intervallo incluso, Coinci-dance oppositorum. Dalle rivoluzioni dei corpi all'illuminazione della mente, la puntata n. 4 di Encyclopædia Cœlestis. Novissimo laboratorio euristico di filosofia, arti varie, gioco e umana armonia, ovvero la settima stagione di incontri filosofici dell'Accademia Palasciania. La sera successiva la puntata si è replicata nel Palascianeum alla presenza di solo 2 partecipanti (di questo passo il Maestro farà la fine di Schopenhauer nel 1820 all'Università di Berlino: tener lezione in un'aula vuota), di cui 1 già presente la domenica.

La puntata n. 5 e relativa replica (tema: vedi qui) si terranno – sempre gratis – l'una domenica 16 marzo alle ore 17.55 nel Palazzo della Gran Guardia (Capua, piazza dei Giudici), sede dell'Associazione Pro Loco, e l'altra lunedì 17 marzo alle 20.55 in altra sede, la cui ubicazione potrà essere conosciuta dalle persone interessate telefonando o inviando un sms al 3479575971, o contattando Marco Palasciano in facebook.

La puntata n. 4, intanto, è consistita in una lezione-spettacolo dedicata a Tersìcore, musa della danza, associata al cielo di Venere, più una serie di giochi (tenutisi la domenica ma non il lunedì, per scarsità di presenze alla replica). Di séguito l'elenco degli argomenti trattati nella lezione:

Michel Dorigny, Terpsichore, XVII sec.

Tersicore e Venere
Le ragionevoli perplessità sull'associazione Tersicore/Venere ed Erato/Marte nello schema Capella-Kircher ecc. a fronte di Erato/Venere nello schema Ficino-Lomazzo ecc. Sia nell'amore sia nella danza, la più antica delle arti, unico strumento necessario è il corpo; separaremo in séguito l'elemento sensuale dalla danza, per cogliere in essa l'essenza più profonda. La scala erotica di Platone. Afrodite Pandèmia (figlia di Zeus e Dione, dice Omero) e Afrodite Urania (figlia di Urano, dice Esiodo). Mito di Crono che da dentro l'utero di Gaia (la terra) evira il padre Urano (il cielo), i cui genitali cadono in mare, dalla cui spuma mista allo sperma uranio nasce Afrodite, per i latini Venere.

Alexandre Cabanel, La naissance de Venus, 1863.

Due valve di un solo pecten
Nietzsche, La nascita della tragedia in Grecia (1872), la cui posizione antiplatonica è da prendere con le molle (N. elaborò una visione di Platone a suo uso e consumo). Apollineo e dionisiaco. L'euristica come «nozze di Ragione e Fantasia». La perpendicolarità di asse Razionale/Irrazionale e asse Bene/Male nella Ruota assiologica palascianiana. Il giusto mezzo rinascimentale. L'arcaico equilibrio maschile/femminile. L'insano deprezzamento del corpo e della terra nella morale pseudocristiana. Il commento di R. De Mattei sul disastro di Fukushima (2011).

William Adolphe Bouguereau, Le jeunesse de Bacchus, 1884.

La danza come strumento di trascendenza
Dioniso, detto anche Bacco. I Misteri dionisiaci. Il morphasmos, danza di imitazione animale. Le danze sciamaniche. Il Da No dell'epoca Zhou. Lo zodiaco cinese e la leggenda sull'assenza del gatto. Lo Zar e altre danze di guarigione. I dervisci rotanti e la differenza tra la loro danza e le danze rituali afroamericane. La trance dance. Pessoa a Dio: «Quando mi muovo, sei tu che ti muovi». Una ruota dei colori vorticando appare bianca.

Dalla Verità Splendente al grigiore di una vita abitudinaria
La Verità Splendente, conoscibile per intero solo fuori del mondo materiale («videmus nunc per speculum in ænigmate»): un «cristallino albero iperdimensionale», la cui visione da parte delle anime disincarnate è al tempo stesso «freddamente serena» e «più calda che mai, per l'infinito amore che le anime vivono nella contemplazione». Di contro alla purezza di tale visione: le incrostazioni psicopatologiche della vita quotidiana. Gli abiti mentali e il loro restringere il nostro campo di pensiero e di azione. Omofobia e altre insanie. Vite sprecate. L'abitudine, nemica della meraviglia.

Pieter Ampe e Guilherme Garrido
in Still standing you.
Il denudamento dagli abiti mentali
Sugli automatismi mentali: il non riuscire a vedere la nudità e il contatto fisico al di fuori della sfera della sessualità. La funzione originaria delle vesti era simbolico-ornamentale, non di occultamento di parti “vergognose”. Il potenziale rieducativo delle arti sceniche. Still standing you (2010) di Ampe e Garrido (vedi qui). Mascherarsi e spogliarsi è la stessa cosa. La ricerca dell'essenza di sé e dell'umano. Negli animali inferiori la mente è puro strumento del corpo, nei superiori il corpo può essere strumento della mente: creazione del personaggio. Il corpo non è la prigione dell'anima ma la sua cassa di risonanza. Contact improvisation.

Dalla fisica alla metafisica
Le danze astronomiche. Luciano di Samosata, De saltatione (II sec.): «la danza nacque, insieme con Eros l’antico, contemporaneamente alla prima formazione dell’universo». Dante, Par. XXXIII 145: «l'amor che move il sole e l'altre stelle». Relatività del moto. Relatività dello spazio. Relatività del tempo. Il movimento base di ogni essere vivente è la sua crescita. La lentissima danza delle piante. L'immobilità dei danzatori dal punto di vista della teoria di J. Barbour sull'illusorietà del tempo e su Platonia. Dal realismo strutturale ontico alla tesi palascianiana della «realtà ritagliata» (vedi puntata n. 2, paragrafo Se l'universo è solo un «se» del Sé). Lo statuto ontologico del corpo, a paragone di quello dell'anima, è “incorporeo”. Assenza di volontà nei movimenti degli astri e sua valenza simbolica. La danza pura, priva di fini narrativo-descrittivi e orientata all'autotrascendenza, comporta uno «svuotarsi» che corrisponde a un «essere riempiti dal significato del senza significato». Il non senso del puro essere, privo di causa, volontà, telos ecc.: «ha solo la sua purezza». L'estasi razionale.

Di séguito l'elenco dei giochi cui ci si è dedicati nel secondo tempo:


Ambulatio
Camminare, semplicemente, per la sala, ciascuno seguendo un percorso a piacere, tutti insieme variando la velocità su indicazione dell'animatore. Se si incontra per caso lo sguardo altrui, sostenerlo; oppure, a scelta, fuggirlo teatralmente, con esagerata espressione di timidezza.

Titillatio
Continuando a camminare, ciascuno cerchi di far ad altri il solletico, nel contempo cercando di non farselo fare.

Morphasmos
Imitare in gruppo, via via, tutti gli animali dello zodiaco cinese (topo, bufalo, tigre, coniglio, drago, serpente, cavallo, capra, scimmia, gallo, cane, maiale), e infine il gatto.

Danza astronomica
Immedesimarsi in stelle e pianeti, orbitando per la sala, mentre il pianista improvvisa una musica “celeste”.

Contact improvisation
Toccarsi gli uni gli altri e da ciò fare evolvere una coreografia estemporanea.

I quattro temperamenti
Esprimere, tutti insieme, in sequenza: ora allegria, ora amorevolezza, ora tristezza, ora aggressività; quindi tutto daccapo, a più riprese, con mutazioni sempre più veloci.

Presentazioni mimiche
Tutti in cerchio. Ciascuno a turno va al centro della sala e si presenta senza parole, mimando (in modalità più o meno allegorica) il suo attuale stato d'animo ecc.

Dichiarazioni mimiche
Ciascuno a turno va dalla persona che finora più lo ha ispirato e le dice qualcosa, senza parole.

Raggruppamenti
Camminare. Formare, prendendosi a braccetto, coppie. Poi formare trii, rubando una persona a un'altra coppia. Poi quartetti ecc., fino a formare varie squadre.

Coreografie
Ciascuna squadra si è appartata, per inventare e preparare in breve tempo una coreografia che la rappresentasse in qualche modo. Quando le squadre sono state pronte, si sono a turno esibite. (I risultati sono stati particolarmente poetici.)

Cerchio finale
Si è formato un cerchio con tutti i presenti, usando il «gioco della molecola» (vedi Arca Arcanorum, puntata n. 0, paragrafo Tormentata costruzione di un cerchio). Quindi ci si è tenuti per mano, e ciascuno ha detto il proprio nome e come si sentisse adesso. Infine ci si è salutati con un applauso.

5 marzo 2014

La nuda danza del caleidocosmo

Comunicato stampa sulla puntata n. 4 del laboratorio «Encyclopædia Cœlestis». Vi preghiamo di pubblicarlo ovunque; e grati vi saremo, in eterno e all'estremo.


Dopo averci guidati per i mondi di Talìa, Clio e Callìope, giunge alla sua quarta puntata «Encyclopædia Cœlestis», il novissimo laboratorio euristico di filosofia, arti varie, gioco e umana armonia dell'Accademia Palasciania. Ci si dedicherà stavolta a Tersìcore, musa della danza, in compagnia della quale ascenderemo dal cielo di Mercurio al cielo di Venere. 

Ma di danza come arte, in questo incontro, non si parlerà quasi per nulla. Gli argomenti spazieranno dall'armonia dell'evoluzione dei corpi fisici nello spaziotempo al senso ultimo dell'essere, passando per la magia dionisiaca e il superamento del corporeo grazie al corporeo stesso. Punto di svolta: il denudamento dai nostri abiti mentali.

L'appuntamento è per domenica 9 marzo alle ore 17.55 nel Palazzo della Gran Guardia, sede dell'Associazione Pro Loco di Capua (piazza dei Giudici), con replica il lunedì alle 20.55 in sede da definire (info: 3479575971).

Il laboratorio continuerà a svolgersi settimanalmente fino a luglio, in diversi luoghi, nell'arco complessivo di ventuno puntate. Ricordiamo che è tutto gratis; che è possibile inserirsi in qualsiasi momento del percorso; e che ogni puntata si articola generalmente in un primo tempo di lezione-spettacolo, tenuta da Marco Palasciano, e un secondo tempo di giochi comunicativi e sperimentazioni teatrali, poetiche, musicali ecc.

In http://palasciania.blogspot.com si potrà leggere di volta in volta il resoconto delle puntate precedenti e l’annuncio delle successive.

4 marzo 2014

Terza puntata: un epico festino

Dolcetti al cioccolato degustati durante la puntata.
Domenica 2 marzo si è tenuta in Capua, nel Palascianeum, alla presenza di 18 partecipanti e per la durata di circa due ore e tre quarti, intervallo incluso (con buffet organizzato da Angela P. e arricchito dai manicaretti di Alessia V., Anna Maria D.M., Carolina P., Maria Cristina C.), Alta letteratura e altre altitudini. Dal nostos dell'«eroe dalle vie molteplici» alla nostalgia del molteplice per l'Uno (e viceversa), la puntata n. 3 di Encyclopædia Cœlestis. Novissimo laboratorio euristico di filosofia, arti varie, gioco e umana armonia, ovvero la settima stagione di incontri filosofici dell'Accademia Palasciania. La sera successiva la puntata si è replicata alla presenza di 4 partecipanti, di cui 1 già presente la domenica.

La puntata n. 4 e relativa replica (tema: vedi qui) si terranno – sempre gratis – l'una domenica 9 marzo alle ore 17.55 nel Palazzo della Gran Guardia (Capua, piazza dei Giudici), sede dell'Associazione Pro Loco, e l'altra lunedì 10 marzo alle 20.55 in altra sede, la cui ubicazione potrà essere conosciuta dalle persone interessate telefonando o inviando un sms al 3479575971, o contattando Marco Palasciano in facebook.

La puntata n. 3, intanto, è consistita in una lezione-spettacolo dedicata a Callìope, musa dell'epica, associata al cielo di Mercurio, più un gioco (I cantastorie: dopo che l'assemblea abbia decise ambientazione e trama di una narrazione epica d'invenzione, a turno ciascun cantore ne improvvisa un pezzo). Di séguito l'elenco degli argomenti trattati nella lezione (aggiornatissimi, sulle questioni omeriche, grazie alla consulenza di Daniele Ventre):

Dettaglio da Joseph Fagnani, Calliope, 1869. Qui l'opera integra.

Altezza e bassezza dell'umano spirito
Alto e basso nella Ruota assiologica palascianiana. Gli «autòmata» aristotelici (Dante, Pur. X 128 corretto) contro l'«angelica farfalla» (ivi, 125). Il bipolio meccanica/volontà. Come la volontà si fondi sulla consapevolezza, e la consapevolezza su una visione limpida e scevra da distorsioni. Le lenti stregate di Coppelius (da E.T.A. Hoffmann, L'uomo della sabbia). La facoltà degli esseri umani di interpretare e modificare il mondo, valorizzando le proprie risorse (vedi emicerchio superiore della Ruota assiologica) e combattendo in sé l'errore e la follia (vedi emicerchio inferiore). Pico della Mirandola, Sulla dignità dell'uomo (1487): «Tu potrai degenerare nelle cose inferiori, al livello dei bruti; e tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori, che sono divine».

Calliope e Mercurio
Dall'«uomo camaleonte» pichiano alle metamorfosi mercuriali. Da Mercurio al Mercurius philosophorum dell'alchimia, ovvero Quintessenza, Pneuma ecc. La sympathia universalis. Calliope mette in relazione tutte le risorse espressive umane, rendendole un tutt'uno, come in una sorta di catastrofe di Babele all'incontrario. La sovrapposizione dell'enneade delle Muse alla Ruota assiologica nella versione a otto settori: qui Calliope si colloca nel centro, a tutela dell'homo universalis e dell'opera mondo.

Racconto, romanzo, opera mondo
Differenze tra racconto e romanzo (filo/rete, chiusura/apertura, sintesi/analisi ecc.). L'opera mondo nell'accezione di Franco Moretti e in accezione più ampia. Polifonia e polistilismo. Esempi di opere mondo dalla Commedia di Dante all'Ulisse di Joyce e oltre. Progettare un'epopea. L'anti-Babele di Un compendio di storia universale (1992).

Cesare Dandini, La musa Calliope, XVII sec., dettaglio.
L'alta letteratura
La letteratura come forma di conoscenza. L'alétheia come fine di tutta l'arte che non sia puramente ornamentale. La bassa letteratura rinforza gli automatismi mentali, l'alta acuisce l'intelligenza empatica (vedi Anna Meldolesi, Leggiamo Munro che ci fa bene, 4 novembre 2013). Dalle opere mondo alle opere mutamondo. Dal discorso di Palasciano per la prima edizione capuana di 100,000 Poets for Change (2011): «Un’opera mutamondo – ma prima ancora la filosofia alla sua base – per essere coerente con le sue ambizioni non potrebbe non tener conto, quantomeno, (1) dei piú aggiornati dati della scienza; (2) di tutta la filosofia dall’antichità al presente, comparata, vagliata, e sistemata assiologicamente; (3) e ancora, è da tener conto di tutti i tipi di sapienza artistica, il cui difettare inficia la reale comprensione del mondo: occorre avere un minimo di sensibilità e di genio letterario, ma anche musicale, ma anche teatrale, ma anche pittografico, ma anche cinematografico ecc.; (4) e ancora, è da tener conto del ludus (non c'è grandezza se non c'è ironia); (5) e dell’umana fragilità, fallibilità e facilità a cadere piú o meno profondamente nella follia; ne consegue, come il giorno alla notte, che occorre infine grande empatia, grande amore, e pietà, finanche di sé stessi, e infin del mondo tutto (non della massa: non oklos, ma olos)». Foscolo e le Muse che «fan lieti di lor canto i deserti» come allegoria della letteratura nella sua funzione di promemoria sulle potenzialità umane.


Il senso del narrare
Come il narrare storie aiuti chi le ascolta, nota Esiodo (Teogonia, 98-103), a dimenticare i propri dolori (cfr. incipit del Decameron di Boccaccio). La fabulofilìa alla base di letteratura, teatro e cinema. Come mito, poesia, teatro ecc. diano ordine e sintesi alla vita. Storie che evolvono in altre storie. L'evoluzione della storia di Amleto dalla più antica leggenda scandinava alla versione di Saxo Grammaticus e all'Amleto di Shakespeare. Il pastiche palascianesco Il cannocchiale di Coppelius (1999).

I modi del narrare
La classificazione dei modi narrativi nel libro III della Repubblica di Platone in base a diegesi (parla il narratore) e mimesi (parlano i personaggi): lirica (diegesi), teatro (mimesi), epica (diegesi alternata a mimesi). La via di mezzo tra diegesi e mimesi: il discorso indiretto libero. Perché oggi ha meno senso scrivere poemi che romanzi: in antico la trasmissione dei testi era orale e necessitava di espedienti mnemonici, oggi non più. Chi continua a scrivere in versi lo fa, essenzialmente, per imitazione dei grandi poeti precedenti.

L'epica
Caratteristiche dell'epica. Epica tradizionale ed epica riflessa. Spot politici nell'Eneide e nell'Orlando furioso. Aedi e cantastorie. L'abilità improvvisativa dei cantori iugoslavi. Lo stile formulare. Esempi di epica premoderna: poemi omerici, letteratura cavalleresca, Le mille e una notte, gli itihasa ecc. L'epica moderna, cinema incluso: fantasy, fantascienza ecc. Fumetti supereroici. Videogames tipo Mass Effect. Opere mondo (vedi sopra).

Omero e l'Odissea
Gli autori dei poemi omerici. Derivazione del nome fittizio Omero dalla locuzione òmon àrein (collegare, radunare insieme) (vedi Nota del traduttore in appendice all'Iliade nella traduzione di Daniele Ventre, Mesogea, 2011). Evoluzione e tradizione orale e scritta dell'Iliade e dell'Odissea tra X e VI sec. a.C. La suddivisione in 24 libri a opera dei filologi bizantini. La spiegazione dei nomi Odìsseo e Ulisse dalle paretimologie antiche all'ipotesi di Mauro Agosto (inedita). Le controversie sull'identificazione dei luoghi dell'Odissea. L'ipotesi di Robert Bittlestone sull'identificazione dell'antica Itaca non con l'omonima isola odierna ma con la penisola di Paliki, un tempo disgiunta dal resto di Cefalonia da un tratto di mare. Il topos della metafora nautica (vedi E.R. Curtius, Letteratura europea e medioevo latino, 1948, VII 1). Da Scilla e Cariddi alla «nave della filosofia tra la Scilla del fideismo e la Cariddi del nichilismo» (Euristicon, 2012).

Trasposizioni cinematografiche dell'Odissea
La prima: L'Odissea (1911) di Bertolini e Padovan. La più ciofeca: l'Ulisse (1954) di Mario Camerini, un banale peplum, audace solo nello stravolgere senza ritegno il racconto. Il capolavoro: l'Odissea (1968) di Franco Rossi et alii (qui tutte le otto puntate), opera benedetta dalle Muse.

Letture e contorni
I primi dieci esametri dell'Odissea nella traduzione di Rosa Calzecchi Onesti (1963) e in quella di Daniele Ventre (2014; vedi qui). Riassunto dettagliato dell'Odissea. Il topos del descensus ad inferos: Gilgamesh, Orfeo, Teseo, Eracle, Odìsseo, Enea, Cristo, Dante ecc. Cos'è un ventilabro. La profezia di Tiresia nel libro XI dell'Odissea. Ulisse citato da Orazio nell'Epistola I come «esempio e simbolo di ciò che possono virtù e saggezza». Dante, Convivio, I: «tutti li uomini naturalmente desiderano di sapere». Tutti, nel nostro «pìcciolo» (aggettivo che ricorre tre volte nel monologo dell'Ulisse dantesco), possiamo contribuire al progresso universale. L'intelligenza è sprecata se non è vòlta al bene: di ciò si duole Dante al trovare Ulisse e Diomede nella bolgia dei consiglieri di frode, anziché nel Limbo. La fine di Ulisse secondo la Commedia. Lectura Dantis: Inf. XXVI 90-142.

Dall'Ulisse “disgraziato” di Dante
all'emancipazione della ragione dalla fede
Il «folle volo» di Ulisse nel commento di Natalino Sapegno, una «sconfitta dell'umana ragione» inevitabile per l'assenza della Grazia. L'antiumanesimo esemplare di Giovanni Paolo II, che vede come male radicale l'autonomia della ragione dalla fede. L'odio degli integralisti religiosi per l'Illuminismo. La Grazia come metafora (suscettibile di fraintendimenti, per cui è da preferirle la metafora dell'ispirazione delle Muse). Le Muse come simbolo dell'elevarsi a intelligere noeticamente i princìpi eterni che spingono le anime a creare il mondo e a incarnarvisi, creatività che si rispecchia nelle nostre migliori azioni. La «Grazia» non è divina, non è esterna né all'anima dell'uomo né al suo corpo. (E il corpo sarà l'argomento base della prossima puntata.)