venerdì 15 maggio 2009

Palasciano: poëtica e epistème

Marco Palasciano ci invita, invitandoci a invitare tutto il mondo, al seminario su sé stesso che terrà insieme col prof. Francesco de Cristofaro oggi, venerdì 15 maggio 2009, alle ore 14.50, nell'Aula Magna della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Napoli Federico II (e che si replicherà via radio mercoledì 20 maggio: vedi qui):


Palasciano scrittore:
dalla dialettica
tra immaginazione e conoscenza
alla letteratura
come progetto enciclopedico







Foto da un altro evento su Palasciano con de Cristofaro: convegno Il romanzo tra reinvenzione della storia e furia linguistica (qui se ne può ammirare la locandina), con anche Corrado Bologna ed Edgardo Bellini, introduttore Silvio Perrella. Fondazione Premio Napoli, Palazzo Reale, 5 giugno 2007.


Di séguito ecco i link ai materiali fruibili via web che saranno citati durante il seminario, e le date dei prossimi appuntamenti, ecc.

La storia di Ferdinando Palasciano (1815-1891) è sintetizzata, per es., nell'articolo di Rosa Viscardi Palasciano, dottor avanguardia.

Sulle figure di Ferdinando Palasciano e di altri personaggi della storia capuana si basa tra l'altro lo spettacolo Le strade e le storie di Capua, di cui verranno rappresentate tre repliche a Capua, nel Castello di Carlo V (ingresso gratuito), domenica 24 maggio alle ore 10.oo, 11.15 e 12.30.

Lo stesso giorno, alle ore 16.30, si terrà sempre a Capua, nel chiostro dell'Annunziata, una breve presentazione di Prove tecniche di romanzo storico, presente l'autore.

► Si può intanto assaggiare un capitolo di
Prove tecniche di romanzo storico a questa pagina di «Nazione Indiana».

Qui ne è la recensione di Gianluca Gigliozzi, I Borboni non finiscono mai.

Qui l'intervista di Edgardo Bellini a Marco Palasciano, Un romanzo caleidostorico.

► Il racconto
Paralipomeni lauretani a «Prove tecniche di romanzo storico» è scaricabile qui. Alla nota 8 manca la chiusa, scritta successivamente alla pubblicazione; eccola:

Coup de théâtre final: la principessa s’è flashata del tutto, in verità (?); e la persona che a Castel dell’Ovo fu gentile col principe Scipione non era il colonnello Méjean, mi dice il prof. Pasquale Barra; e questa nota è totalmente inutile.

Qui è il racconto
I boschi ombrosi e l'arte dell'oblio.

Il racconto Starobinski alle undici è contenuto nel volume collettaneo Napoli per le strade, la cui prossima presentazione si terrà mercoledì 10 giugno alle ore 18.00 in Napoli, alla libreria Ubik di via Croce 28.

Palasciano sarà tra gli scrittori partecipanti a un dibattito su letteratura e omosessualità mercoledì 27 maggio alle ore 16.00 in Napoli, a Palazzo Corigliano (piazza San Domenico), nell'aula delle Mura Greche.

Palasciano e altri terranno un reading poetico, Liriche di frontiera, mercoledì 20 maggio alle ore 18.00 in Napoli, alla libreria Treves di piazza del Plebiscito.

Per ascoltare in streaming o scaricare nel proprio computer le registrazioni di altri reading palascianeschi (ma, ahinoi, in questi giorni il server là è inservibile!), ci si volga all'indice di Siamo tutti poeti laureati, show in cui esemplarmente si commescono poesia e ludus.

La prossima puntata di Siamo tutti poeti laureati andrà in onda sempre su Radio di Massa mercoledì 20 maggio, ore 15.00; vedi qui.

Quanto ai Ventidue frammenti dal canzoniere in progress che saranno offerti in omaggio al gentile pubblico dell'odierno seminario, qui e qui se ne contempla il retroscena.

mercoledì 13 maggio 2009

Sonetto preludiante a una sonata

Riportiamo, d'un nostro alto accademico, ·la poesia genetliaca dedicata ·a una diletta Socia Ornamentale.


Sonetto
per il compleanno di Adriana

11 maggio 2009


Volevo, o Adriana, scrivert’un sonetto
di compleanno, ma mi si confonde
la mente come mare pieno d’onde;
e naufraga il vascel del mio ’ntelletto.

Tra i relitti galleggia un bel concetto;
peschiamolo e vediam se corrisponde
alla bisogna o può tornare donde
venne, come un malato nel suo letto.

Ahimè! malato è infatti, piú che alato,
quel bel pensier; sarà che ’l raffreddore
pure le Muse m’ha contaminato.

Perciò rinuncerò, con gran dolore,
a spremere ’l sonetto sventurato;
e sia ’l piano a cantarti ’l mïo amore.


sabato 9 maggio 2009

«Napoli per le strade» al FNAC il tredici

Mercoledì 13 maggio 2009 alle ore 18.00 si terrà in Napoli al supermercato multimediale FNAC di via Luca Giordano 59 la primissima presentazione dell'accozzaglia di racconti*  Napoli per le strade (Azimut editore) contenente tra l'altro Starobinski alle undici di Marco Palasciano, una narratio brevis – cavata pari pari dal suo diario! – ambientata tra Palazzo Serra di Cassano e le rovine della villa di Lucullo. Proprio con Palasciano, meravigliosamente, si apre il libro.




* L'editore non vuole che la si chiami «antologia»!, :D quindi non sappiamo come altrimenti definirla.

martedì 5 maggio 2009

Nemo propheta in Capua, patria linguæ

L'euristica Accademia Palasciania ha poc'anzi appreso la notizia dell' imminente megaevento culturale Capua: il luogo della lingua, allestito dall'Ente Provinciale per il Turismo di Caserta con la direzione artistica di Giuseppe Bellone; il quale gentilissimo architetto e cultural stakeholder si guadagnò già nel 2003 la benemerenza dell'Accademia, per aver consentito la messa in scena della lectura Dantis del Maestro Palasciano (tutto l'Inferno in 18 puntate) a Palazzo Lanza; nel quale e in altri splendidi palazzi, la suddetta kermesse glottotopica avrà luogo nelle quattro giornate dal 21 al 24 maggio 2009, più un'anteprima il 16, svolgendosi così come descritto in www.illuogodellalinguafestival.com.


;) Cogliamo l'occasione e riesumiamo,
per vostro svago ëd erudizione,
un par di nostri vecchi volantini
appunto relativi al buffo vezzo
dei capuani moderni o postmoderni
di trarsi vanto dell'antico Placito,
e ai rischi che può correre chi intenda
ribadire il presunto
primato culturale della nostra
(come dice un cartello di confine)
«Città d'Arte e di Studi»:


Capua, Città di Pose e di Posette
Comunicato dell’Accademia Palasciania, 14 gennaio 2008
SAO KO KELLE TERRE, PER KELLE FINI QUE KI CONTENE, TRENTA ANNI LE POSSETTE PARTE SANCTI BENEDICTI. Notissimo è il Placito Capuano, trascritto nel marzo del 960 innanzi al giudice Arechisi durante la disputa tra Rodelgrimo d’Aquino e i benedettini cassinesi. Notissimo è il suo peso nella storia della lingua italiana.
Ebbene, passando oggi per la ristrutturata piazza Medaglie d’Oro, non si può fare a meno di avvistare una vistosa lapide. Sulla sua candida e tenace pietra è stato bellamente inciso il Placito.
La posa di questa lapide deve aver avuto l’intento di esaltare la Capuanità del Placito, ovvero la Placitità di Capua; cosí che il turista passi, ricordi, e ammiri.
Bello è mettersi in posa, quando lo si meriti. Bella e gloriosa è Capua, e certo se lo merita. Ma un errore ridicolo e tremendo guasta tutto: POSETTE al posto di POSSETTE. Che brividi! Che tonfo! Che figura!
POSETTE! In francese significa pausetta, piccola pausa. La pausa che bisogna prendersi per riprendersi dallo scoperta dello strafalcione!
Poco sarebbe costato controllare meglio lo scalpellino, prima che scalpellasse. Molto costerà, ora, rifare tutta la lapide!
E se non la si vorrà rifare, costerà a Capua vergogna eterna, o perlomeno vergogna durevole quanto la pietra; la pietra in cui si è lasciato si lasciasse questo segno, il segno dell’incuria dei moderni capuani.
Non sappiamo se qualche altra Accademia se ne sia già accorta. Se siamo i primi, ne approfittiamo per metterci in posa.



Capua, Città di Lettere morte
Comunicato dell’Accademia Palasciania, 19 marzo 2008

Con orrore constatiamo che la lapide a piazza Medaglie d’Oro è stata sí acconciata là dov’era da correggere POSETTE in POSSETTE, ma in compenso è stata sconciata là dove un KELLE certamente non era da correggere in KELLI e tuttavia – per eccesso di zelo correttista – la E finale è stata uccisa e l’ha sostituita una I! eppure ve l’avevamo ben ricordato, due volantini fa, il Placito intero: SAO KO KELLE TERRE, PER KELLE FINI QUE KI CONTENE, TRENTA ANNI LE POSSETTE PARTE SANCTI BENEDICTI. Sancti numi benedicti! E cosí ci siamo dicti:

SATURNINO. — Dovremmo scrivere un nuovo articolo, come Accademia Palasciania, sull’iscrizione là. Ma a parte questo, come vi dicevo, dovremmo discutere più radicalmente su quanto quella scelta sia sintomo della scarsa cultura della nostra città. Un’iscrizione che non ha il minimo valore intellettuale, morale, o civile.
MARZIO. — Certo: è Kitsch.
LUNIO. — Non so: in fondo, se non si mette a Capua, dove si mette?
SATURNINO. — Ma non la si mette, semplicemente. Un presunto primato (nella storia della lingua) e basta. [A Marzio] Piuttosto, non si poteva citare – che so – qualche frase dalla celebre memoria pontaniana del tuo pro-pro-prozio?
MARZIO [tentato]. — Mmm, beh, ma lui ha già la lapide al Comune…
SATURNINO. — Comunque, è tutto curioso: la scelta di scrivere, la scelta dell’iscrizione, quella del luogo (per terra)…
MARZIO. — Qui ha làpis la cultúr quand’è ben morta*.
LUNIO. — Eh?
SATURNINO [ride]. — Ah ah!… [Serio] Mi piacerebbe sapere se quegli imbellisci-ville della Giunta hanno ritenuto di doversi rivolgere a qualche figura – dal loro punto di vista – attendibile, culturalmente: uno di quegli eruditi organici, come il prof. de Neptuniis, a esempio; oppure hanno scelto a capoccia loro.
LUNIO. — Infatti vorrei dire: «La prossima volta chiamate a consulenza l’Accademia Palasciania! ’o ffacimmo a ggratísse!».
SATURNINO. — Comunque, la questione è veniale, ma fino a un certo punto, perché tradisce un metodo da ignoranti belli e buoni.
MARZIO. — E sí: io sarò pure contro il Metodo, feyerabendosamente, ma il troppo stroppia. Difatti ci hanno già stroppiato il Placito.


:D Non stupisce che, dopo tutto ciò, nessuno dell'EPT si sia sognato di invitare l'Accademia Palasciania a partecipare a Capua: il luogo della lingua!, nemmeno nell'umile ed agnellina persona del nostro Maestro, che eppure è l'unico genio attestato di tutto il territorio dell'ager capuanus per ciò che concerne gli aspetti letterario, linguistico e ludolinguistico (almeno). Ma intanto, divertiamoci ad annotare alcune occasioni perdute, nell'àmbito del detto megaevento:

21 maggio (compleanno di Marco Palasciano).  A Palazzo Lanza verrà presentato il poeta minore Elio Pecora, extracapuano (qui una sua divertente stroncatura), anziché il poeta Marco Palasciano, capuano.

22 maggio.  A Palazzo Lanza si terrà un reading della sopravvalutata attrice Iaia Forte, extracapuana (vabbè: dal Pecora in avanti son tutti extracapuani), anziché del lector (in Milano apprezzatissimo) Marco Palasciano. E al liceo Pizzi si presenterà la scrittrice minore Loredana Frescura, anziché lo scrittore Marco Palasciano (che però lo stesso giorno, casualmente, si consolerà tenendo un seminario alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Napoli Federico II**).

23 maggio. Alla chiesa dei santi Rufo & Carponio si celebrerà il centenario della morte di Giuseppe Martucci con una lectura di lettere del compositore da parte di Angelo Callipo, anziché con la messa in scena della pièce di Marco Palasciano dedicata a Martucci, per 8 attori, facente parte del trittico teatrale Tra forti e pianoforti; o quantomeno l'analogo monologo facente parte del polittico Le strade e le storie di Capua (commissionato al Palasciano, nel 2005, dal Bellone stesso). La sera inoltre si terrà a Palazzo Lanza un concerto di Paola Turci anziché di Marco Palasciano, il più grande improvvisatore pianistico autodidatta non-jazz della storia del mondo occidentale.

24 maggio. Verranno rappresentate, negli spazi magnifici (e di rado – colpa dei militari – aperti al pubblico***) del Castello di Carlo V, alcune scene di teatro storico capuano opera del drammaturgo Marco Palasciano anziché... no, aspettate!!! il Palasciano, infine, dunque c'è??? oops... ehm... bene. Bravo, bravo il Bellone! (Speriamo solo che l'attore incaricato di interpretare la figura di Ferdinando Palasciano – se è il solito
****, e se il pezzo non si taglia – si decida ad usare, diversamente che le volte scorse, il testo definitivo, anziché la versione con errori; che l'autore emendò nello scritto, e vorrebbe giustamente vedere emendati anche nell'orale. Sennò, sarà la volta buona che il Palasciano vivente, se non quello defunto nel 1891, si rivolterà; o nella tomba, o lì al castello, innanzi a tutti, con scenata grande.) Che altro dire? speriamo che tra le case editrici campane alla mostra-mercato nel chiostro dell'Annunziata sia presente la Lavieri, altrimenti è un peccato; e tutti all'inferno! Amen. ;)



* Cfr. Inf. XX, 28: «Qui vive la pietà quand'è ben morta».

** Aggiornamento: il seminario è stato anticipato al 15 maggio, ore 15.00, sempre nell'Aula Magna della facoltà di Lettere e Filosofia, via Porta di Massa 1.

*** Prenotazione obbligatoria. Contattare o il 339.5725909, o il tel./fax 0823.622924, o l'indirizzo info@illuogodellalinguafestival.com. Orari degli spettacoli: 10.00, 11.15, 12.30.


**** Aggiornamento: no, un attore nuovo.

Tremila anni per arrivare a questo!

«Dio non gioca a dadi!», brontolava (ma retoricamente, essendo ateo) Einstein, avverso all'interpretazione probabilistica della fisica quantistica; probabilmente sbagliava; in ogni caso, se Dio o il Caso vuole, questo mercoledì 6 maggio alle ore 15.00 andrà in onda su Radio di Massa Dio non gioca a dadi... io sì!, la XII puntata dello show Siamo tutti poeti laureati. Per ascoltarla non dovete fare altro che, a quell'ora, comodamente assisi presso il vostro computer, cliccare qui, come al solito (e, dal giorno dopo, la registrazione sarà disponibile qui!). Questo che segue è il titolo completo:


Dio non gioca a dadi... io sì!
ovvero
Tra Spencer e Terenzio,
inconoscibile e contaminatio
*:
letterature comparate a caso,
contaminando tutto
senza conoscer nulla.

Nuovo giuoco dell'oca ma stavolta
in giro per il mondo e per i secoli,
Berardinelli guida panoramica.


E sì! tornano i dadi, già usati nella XI puntata; là con Dante, qua con tutti. Piglieremo il volume di Alfonso Berardinelli Cento poeti. Itinerari di poesia (1991); e dal lancio di tre dadi (il cui risultato verrà letto in codice senario, e tosto convertito in decimale), ricaveremo il poeta di turno, intorno al quale ronzeremo un poco; per poi passare a un altro, e a un altro ancora, girando tutte le epoche e i paesi; dal X sec. a.e.v. fino alla fine del Secolo breve; saltando avanti e indietro, a destra e a manca, in alto e in basso, in anà e in katà.


Ma chi c'è in questa puntata,
a far radio sì radiosa?
Palasciano senza dubbio,
Iavarone dubbio un po'**
(ché uno stinco si schiantò,
calcettando; ahi, l'alta bua!);
e, cerniera a tanto duo,
una donna misteriosa:
la magnifica Margot!




ERRATA CORRIGE. Distrattamente Palasciano, a un punto, chiamerà «settenari» dei senari!, trattando di Machado. E altrove confonderà, accennando alla scenetta di Campana e Soffici d'una vecchia puntata, la I guerra mondiale con la II.


* Il filosofo inglese Herbert Spencer (1820-1903) «annuncia la relatività» – wow! einsteniano, no? – «della conoscenza, la quale prosegue per generalizzazioni e relazioni tra i fatti senza poter mai giungere al principio unitario alla base di tutto ciò. Esso è pertanto l'Inconoscibile, fondamento metafisico di ogni realtà empirica» (Wikipedia). Il commediografo latino Terenzio (ca. 190-159 a.e.v.) praticava la tecnica della contaminatio (noi, più semplicemente, contamineremo la filologia con la goliardia; e i fatti dei poeti coi fatti nostri). Naturalmente Spencer e Terenzio si sono infilati nel titolo solo perché i loro nomi evocano quelli di Bud Spencer e Terence Hill, protagonisti del film Dio perdona... io no! (1967); ma né questi né quelli sono realmente pertinenti, infine, dato che tratteremo di poesia, non di filosofia né teatro o cinema.

** Difatti, non verrà.

lunedì 4 maggio 2009

Trattatello ortografico incompiuto

Circa un mese fa, il Maestro Palasciano prese ad abbozzare – fresco di calda disputa sui tipografi più e meno raffazzoni – un trattatello sui trattini e i trattoni; poi si scocciò, e lasciò perdere; ma, quasi quasi, ;) adesso vi appioppiamo l'incompiuto!: magari tornerà utile a qualcuno.




Tratti, trattini e virgolette
di Marco Palasciano


1. I tre tipi di tratto.

Devono chiaramente distinguersi tre tipi di tratto: il tratto breve o trattino (-), il tratto medio (–), il tratto lungo (—).

Il breve serve, principalmente, come trait d’union e per gli a capo spezzaparole.

Il medio vale come la virgola, principalmente a delimitare gli incisi.

Il lungo serve esclusivamente per segnalare il passaggio dal discorso diretto all’indiretto e viceversa.

È tollerabile l’utilizzo del tratto medio in luogo del tratto lungo, ma esclusivamente nel caso che in tutto il corpus considerato non sia mai utilizzato negli incisi.

Non è tollerabile l’utilizzo del tratto breve in luogo del medio o del lungo, né l’utilizzo del tratto lungo in luogo del breve e del medio.



2. La resa del discorso diretto.

Ogni scrittore deve essere libero di adottare all’interno del proprio corpus letterario – o di una sua parte – il metodo che preferisca, a distinguere il discorso diretto dall’indiretto; e il detto dal pensato; e gli incisi, anche nidificati; e le approssimazioni; e le sovrappesature; purché tutto abbia logica e coerenza, e niente sia impossibile da intendere.

Facciamo quattro esempi, tutti validi (per quanto il quarto sia “strano”) (e il terzo sia da avari delle virgolette tedesche, « ») (e nel secondo si abbia, nella chiusa, il contatto tra virgoletta monocefala e virgoletta bicefala, la confusione delle quali in un’unica mostruosissima virgoletta tricefala si evita introducendo un mezzo spazio):

D’improvviso Giosuè la vide entrare, il volto ardente di letizia. — Ciao, — disse Eulalia— ho parlato alla mamma* – tu sai quanto è, per cosí dire, “rigida” – e credo però d’averla convinta. — Nel contempo pensava: «Speriamo! mi ha detto “No” e poi “Forse”».

D’improvviso Giosuè la vide entrare, il volto ardente di letizia. «Ciao», disse Eulalia, «ho parlato alla mamma – tu sai quanto è, per cosí dire, “rigida” – e credo però d’averla convinta». Nel contempo pensava: “Speriamo! mi ha detto ‘No’ e poi ‘Forse’ ”.

D’improvviso Giosuè la vide entrare, il volto ardente di letizia. “Ciao”, disse Eulalia, “ho parlato alla mamma – tu sai quanto è, per cosí dire, ‘rigida’ – e credo però d’averla convinta”. Nel contempo pensava: ‘Speriamo! mi ha detto No e poi Forse’.

D’improvviso Giosuè la vide entrare, il volto ardente di letizia. Ciao, disse Eulalia, ho parlato alla mamma – tu sai quanto è, per cosí dire, “rigida” – e credo però d’averla convinta. Nel contempo pensava: Speriamo! mi ha detto No e poi Forse.

Si noti che la virgola dopo Ciao nel primo esempio è una, ed è interna al discorso diretto, mentre nel secondo e terzo esempio è duplicata in due, ambo esterne: perché la virgoletta ha un verso, e vale come parte dell’involucro del discorso diretto; mentre il tratto è un segno avergente, che vale come un pulsante switch.



3. Incisi e subincisi.

Un inciso isolato (non nidificato) può essere delimitato, indifferentemente, da due parentesi o due virgole o due tratti medi.

In una frase che contenga piú di un inciso, i tratti medi non possono essere utilizzati per delimitarne piú di uno, a meno che tra l’uno e l’altro degli incisi delimitati da tratti medi (i.d.t.m.) non sia piazzato almeno un inciso delimitato da parentesi – o che la frase sia talmente lunga, e i due o piú i.d.t.m. siano talmente brevi e distanziati, che il lettore non ne venga confuso piú di quanto ne verrebbe se la frase contenesse un solo i.d.t.m.

Per delimitare un subinciso è preferibile non usare lo stesso tipo di segno grafico usato per delimitare l’inciso in cui si annida. Sull’inciso di poc’anzi sono preferibili le sei seguenti variazioni:


– tu sai quanto è, per cosí dire, “rigida” –
– tu sai quanto è (per cosí dire) “rigida” –
, tu sai quanto è – per cosí dire – “rigida”,
, tu sai quanto è (per cosí dire) “rigida”,
(tu sai quanto è – per cosí dire – “rigida”)
(tu sai quanto è, per cosí dire, “rigida”)

Le parentesi nidificate sono meglio accettabili se quelle del subinciso passano da tonde a quadrate (e, nel caso di un sub-subinciso, a graffe):


(tu sai quanto è [per cosí dire] “rigida”)

Accettabile, entro limiti ragionevoli, la nidificazione a tutte virgole:


, tu sai quanto è, per cosí dire, “rigida”,

Se la nidificazione è abbastanza serrata e il senso è abbastanza comprensibile, è accettabile anche il tipo a tutti tratti:


– tu sai quanto è – per cosí dire – “rigida” –

[Qui si interrompe il testo.]


* Giosuè, Eulalia, la mamma: odi la celebre canzone del 1947 di Neda, Nisi, Olivieri! :D

giovedì 30 aprile 2009

Concerti per fagotto e pseudocembalo

Ricopiamo da fèisbuc la descriptio che segue, relativa al simposio ludomusicale che si terrà domani, 1° maggio 2009, alle ore 18.00, in Capua, presso il quartier generale dell'Accademia Palasciania: il Maestro Guido Mandaglio e il Mostro Marco Palasciano si esibiranno – gratis et amore – l'uno al fagotto e l'altro al pseudocembalo, per deliziare gli ospiti eventuali, anch'essi eventualmente all'opra artistica.



L’euristica ma non
eristica Accademia Palasciania
vi invita a festeggiare il Primomaggio,
se non sapete dove
cavolo andar, tra gli angeli. Sì! Guido,
cuore angelico, vuol venire qui
a sonare il fagotto. Qui, in salotto.

C'è pure il pianoforte
palascianèo; che, rottosi il pedale,
non può più risonare
e dunque può sonarsi solo come
se fosse un clavicembalo,
perciò può definirsi pseudocembalo.

(Ci sono pure un paio di violini
ma, in trist'assenza di
violinisti provetti, resteranno
qual feti in formaldeide
nelle loro provette.)

_____________ Ed oltre a noi,
sonar potranno quanti lo vorranno;
chitarre avete? ottimo; portate.
Pifferi? ben; venite e pifferate.
Bonghi, glòckenspiel, viole, sarrusòfoni?
hèckelphon, tube, tiorbe, serpentoni?
ocarine, arpe, gong? tutto fa brodo,
e doppio brodo in contrappunto doppio.

Ma si possono pure declamare
qual si voglia poesia, prosa, saggistica,
manualistica della lavatrice,
e Dante suscitar più sua Beatrice;
o fare tutto quello che vi piace:
dispute filosofiche,
giochi, tappezzeria...

Se poi volete pure far merenda,
ehm, raffreddore atroce in questi giorni
m'ha impedito d'uscire a far la spesa,
dunque non c'è che un par di salatini,
una mezza colomba e qualche birra;
portate voi, volendo, altro mangime;
ch'io nutrir non vi posso
che di musica e rime.

(Calando poi la sera ebbra di zèfiri,
potremmo andare tutti in pizzeria.
Ma ora si pensi al pomeriggio. E via!)


 A tutti i convenuti
sarà donata copia
dei Ventidue frammenti
dal canzoniere in progress
di Marco Palasciano.

mercoledì 29 aprile 2009

Siamo tutti poeti raffreddati

Intercettiamo la seguente e-mail, indirizzata a Radio di Massa dal Maestro Palasciano:

Radio adorata, sono tutto raffreddato e almeno fino a oggi vedo il maltempo imperversar perverso, dunque temo che domani non ce la farò a venire a Napoli per fare Siamo tutti poeti laureati, e che la puntata salterà.

Però non si sa mai: magari domattina m'alzo e vedo il sole anziché la pioggia, e il mio apparato respiratorio si troverà d'improvviso libero dai mostruosi catarri e dalla tosse che mi scuote; chissà! in tal caso, lo show potrà partire. Per ora rimaniamo che non si fa; e che se si può fare, invece, faccio una telefonata e v'avviso.

Perdonate ma vivo nel dolore. Ossequi alati,

M.P.

[Aggiornamento: la puntata, in effetti, l'è saltata.]

venerdì 24 aprile 2009

Glossario per xenofoni e ignoranti, 8

DanteSpiegazione di parole e frasi arcaiche o in altri idiomi, neologismi, alterazioni varie, polisemie suscettibili di fraintendimento, e termini difficilmente reperibili in un comune dizionario o enciclopedia.


L’Accademia condanna il MOIGE, anti-etico
blàbla: bla bla.
idralernesco: molteplice come le teste dell’Idra di Lerna (mitico mostro ucciso da Èracle).
ispìrito: spirito.
nerd: intellettuali che, concentrandosi eccessivamente sullo studio di questioni astratte e trascurando l’interazione con gli altri esseri umani, sviluppano sociopatie.
nutricàti: nutrìti.
sòpora: fa assopire.
vomìre: vomitare.

A Capua Messalina di Jarry
lùdus: insieme delle componenti giocose possibili nelle pratiche artistiche e di pensiero.
patafìsica: scienza delle soluzioni immaginarie (termine coniato da Alfred Jarry).
stranguglioscènici: caratterizzàti dalla rappresentazione di scene spettacolari di forte impatto emotivo, le quali, susseguendosi a ritmo serrato, ingolfano il cervello dello spettatore fino a procurargli un certo senso di disagio, così come si ingolfa e si disagia lo stomaco di chi abbia mangiato troppo cibo e troppo in fretta (termine derivato da «stranguglione» e «scenico»).

A spasso con i dadi per l’Inferno
accampa: dispone in campo.
ad àlea: a caso.
al par: al pari.
dai di volt’in volta sorteggiàti versi: dai versi sorteggiati di volta in volta.
ràus!: fuori! (tipico comando rivolto dalle SS e dai kapò nazisti, bruscamente, ai prigionieri, per sveltirne il flusso).
viaggiatóra: viaggiatrice (evocando, con Se Dante fosse un'oca viaggiatora..., il titolo del romanzo di Italo Calvino Se una notte d’inverno un viaggiatore...).

martedì 21 aprile 2009

A spasso con i dadi per l'inferno

DanteRadio di Massa dona all’universo una nuova bellissima puntata di Siamo tutti poeti laureati. Non potete mancare: Palasciano ritorna lector Dantis! Mercoledì 22 aprile 2009 alle 15.00 accendi il tuo computer, per favore, e clicca qui; e tutto ascolterai, ebbro e trasfigurato di splendore (potrete poi, dall'indomani stesso, da qui cavare la registrazione). E tutto inizierà con un sonetto:

Eccoci all’undicesima puntata
dello show radiofonico dell’anno.
È il 22 d’aprile: il compleanno
– cento anni! – dell’ìnclita scienziata,

la Levi Montalcini, che pur nata
in Italia – dove i neuron si sfanno –
vinse quel Premio che a Stoccolma dànno;
e Ipàzia ne fu alquanto consolata.

Sempre i fascisti odiarono costei:
nel ’38 le leggi razzïali
l’angustiarono al par degli altri ebrei;

e del 2007 è lo scherzaccio
delle stampelle. E noi che odiam quei tali
diam loro un «raus!» di ghiaccio, e a lei un abbraccio.


Ma ora passiamo dalle scienziate alle oche; per la precisione, al Giuoco dell’Oca; per la piú-precisione, al giuocare coi dadi e colla Commedia di Dante, procedendo sú e giú per i trentaquattro canti dell’Inferno completamente a caso, traducendo il responso dei dadi – cavalcando il codice senario – nel numero d’un canto e nel numero d’un endecasillabo… traendo infine spunto dai di volt’in volta sorteggiati versi, e testo limitrofo, per discettare di ciò che intorno a quelli il poeta accampa; e naturalmente, fare lectura Dantis; a pezzi; un po’ da pazzi; salendo e discendendo per i cerchi, e gironi, e bolge, del gran pozzo.

Ad affiancare degnamente il vate
capuano nello show saranno il quasi
immancabile Luca Iavarone e
– guest star – Marïa, dottoranda in storia
(non qui a far l'oca, ma la succedanea
d'Ipazia e della Levi Montalcini).
Titolo, scordavam, della puntata:

Se Dante fosse
un’oca viaggiatora…
ovvero
Filologïa senza filo logico:
lectura dadi, codice senario
e zig zag per i canti dell’Inferno
aleggiando sui versi emersi ad àlea
finché non ci difetta il sillogismo
(Paradiso, undicesimo, 2-3).

domenica 19 aprile 2009

Lo spirito bruniano e i suoi custodi

Riportiamo, previa autorizzazione gentilissima della nostra accademica C.N., una sua bella lettera su Bruno e i suoi luoghi natali; lettera bella, e triste.



Nola, Castel Cicala. Foto di Konstantin Mitroshenko.


Sai dove sono stata oggi? A respirare i luoghi di Giordano Bruno. Inerpicata sul monte Cicala, ho respirato il suo spirito. Lì c’è un castello diroccato, ma per il resto integro, che si affaccia sulla vallata dove lui abitava. Un luogo incantato. Al suo tempo, quel castello era una città castello. E’ pieno di suggestione. In un’ala è ospitato il planetario; ed è il cuore del parco letterario (
diciamo) intitolato a Bruno.

Beffardo però è l’accostamento tra la “casa” di Bruno e una chiesa, ricavata in un altro lato. Stonatissimo. Anche perché
e appunto ora lo sto mettendo a fuoco sembra essere quella il punto d’arrivo, la meta; è quella che è aperta, ed è lì che va la gente (le “stanze” di Bruno sono in un'ala dietro – la più bella però e senza nessuna scritta). Praticamente, hanno messo Bruno in un santuario!


Il castello è di origine normanna, ed è stato recuperato da poco; e mi chiedo come, visto che per terra ci sono cocci bellissimi di maiolica e altro materiale. Ci sono passata sopra, e ho chiesto al professore (il responsabile del parco); che mi dice, con infinita naturalezza: «Ah, sì, è il pavimento della vecchia chiesa»!... Non so se essere felice o se disperarmi, ogni volta, di vedere i posti così abbandonati da poter prenderne addirittura dei pezzi; o da permetterti il brivido della scoperta, visto che è sempre tutto ancora sepolto.

Qui puoi cercare, trovare, toccare, come in quasi nessun posto
in Europa, almeno.

Pensa che della casa di Bruno non si sa niente, mi diceva il professore, perché la Chiesa ha bruciato gli archivi, e loro si son fermati a questo a parte partorire una ipotesi: mi ha indicato una masseria, l’unica in tutta la valle (?), affermando che secondo lui dovrebbe essere quella la casa di Bruno...

A dire il vero mi è salita molta rabbia a vedere chi rappresenta Bruno; quasi una beffa; perché era proprio il pedante tanto odiato da Giordano; quello che niente sa veramente, e niente trasmette; a cui interessa solo di mostrare di sapere, e men che mai gliene importa della cultura. Pura vanagloria, esibizionismo; e quindi, competizione. Parlava come se fosse una sfida. Non mi ascoltava. Era infastidito se sapevo qualcosa. Nessun confronto. Nessuna gioia di trovare un giovane (io) che amava Bruno, cosa che avevo pensato - visto che si è precipitato di corsa quando il prete della chiesa, alla mia richiesta di informazione sulla casa di Bruno, l’ha chiamato.

E pensa che io sarei stata, sembra, la prima italiana andata lassù a chiedere della casa, mentre tanti francesi e tedeschi vanno lì...! Ho provato un sentimento deprimente. Un dolore. Un senso d’ingiustizia. Credo che dobbiamo fare qualcosa.

Entrare in gioco.

mercoledì 15 aprile 2009

«Cinque punto otto Richter» di Finotti

Il film documentario di Giulio Finotti che linkiamo, 5.8 Richter, è, come dice il nostro gentilissimo amico e accademico onorario, «un semplice racconto del giorno dopo la scossa, il 7 aprile, quando ancora si scavava tra le macerie alla ricerca di persone». Cliccare qui per vederlo, scaricarlo ecc.

martedì 14 aprile 2009

A Capua «Messalina» di Jarry

Alle ore 21.00 di domenica 19 aprile, nella bella Capua, al n. 25 di corso Gran Priorato di Malta e cioè a Palazzo Lanza, nella saletta eventi della libreria Guida Capua si terrà la presentazione del primo volume edito da Marchese editore, inaugurante la collana «Moderno oltre Moderno»: Alfred Jarry, Messalina. Romanzo dell'antica Roma (vedi qui), con in appendice i due saggi sempre di Jarry Il tempo nell'arte e Commentario alla costruzione pratica della macchina del tempo (vedi qui). Saranno presenti:

Giuseppe Merlino, docente di letteratura francese presso l'
Università di Napoli Federico II, per Marchese editore direttore della collana «Moderno oltre Moderno»; terrà un intervento storico-letterario sul periodo in cui apparve Messalina.

Luigi Morrone, filosofo ed esperto in patafisica e altro ludus, autore del saggio introduttivo al volume; terrà un intervento sulle opere di Jarry in questione.

Antonio Del Castello, filologo, direttore editoriale della Marchese editore (nonché traduttore dei due saggi in appendice al volume); esporrà le linee guida della collana.

Marco Palasciano, artista eclettico ed erudito enciclopedico
, collaboratore esterno della Marchese editore (nonché autore della copertina del volume); per l'occasione darà lectura «dei più stranguglioscenici lacerti», come detto in bacheca, della Messalina.

Il programma è suscettibile di variazioni più o meno drammatiche. Per la segnalazione dell'evento in Facebook, vedi qui.



Da Michel Duveaux, Messaline. Les fêtes du Palatin, 1987.

domenica 12 aprile 2009

Una testimonianza dall'Abruzzo



Riportiamo una testimonianza, di A.D., sui ragazzi napoletani* che sono andati in Abruzzo la scorsa settimana:


Sabato 11 aprile 2009

__Siamo tornati ieri sera tardi dall’Abruzzo e per quanto stanco vi faccio subito un report: (1) innanzi tutto le informazioni (almeno quelle che abbiamo recuperato noi) per chi vuole dare una mano, (2) una breve ricostruzione di queste due giornate.



1. INFO AIUTI DAL BASSO

__Le due situazioni in cui abbiamo trovato dei canali indipendenti che affiancavano il lavoro della Protezione civile sono nei paesini di Fossa e Tempera, nei pressi dell’epicentro Onna. Una situazione comunque complessa che evolve di giorno in giorno.

__A Fossa c’è un gruppetto di compagni dell’Aquila, sostenuti soprattutto da situazioni di movimento di Roma (Acrobax, Forte Prenestino ecc). Questa cooperazione si chiama “Epicentro solidale”. In questi giorni si sono dedicati sopratutto a dstribuire gli aiuti materiali in tutti i paesini del circondario in cui non era ancora arrivata la Protezione civile. Gli ultimi camion sono stati i nostri. Ora è una funzione che sembra esaurita. Magari tra un po’ di giorni potrebbe tornare l’esigenza di portare aiuti materiali, ma probabilmente non più coperte o vestiti, bensì beni che si consumano a ciclo continuo, come pannolini, scatolame, detersivi, saponi per l’igiene ecc. Oppure raccolte più specifiche (materiali elettrici ecc). Comunque non consiglio di raccogliere e partire in questo momento senza aver prima verificato con un referente sul posto l’effettiva utilità di quello che si sta raccogliendo. Ormai anche a Fossa i ragazzi dell’Aquila stanno piuttosto ragionando su singoli progetti. In particolare progetti che hanno a che fare con la socialità, l’informazione, la situazione dei bambini ecc. Sono infatti queste le esigenze che cominciano a diventare fondamentali, ora che i bisogni primari sembrano tamponati e si prospetta una lunga e dura permanenza della popolazione nelle tende. Per questo serviranno volontari, così come serviranno quando si potrà tornare nei paesi. Anche qui però il consiglio è di partire solo dopo aver contattato i referenti locali e aver capito che tipo di contributo personale serve e in che tempi. Noi cercheremo di seguire questa strada.

__Per le info di “Epicentro solidale” sono state attivate due linee telefoniche: a Fossa è 3664137433 (risponde Stefano o Enrico o altri), a Roma è 3473237703. Presto dovrebbero tirare su un blog per coordinare i lavori.

__Invece al campo di Tempera (contrada San Biagio) il Prc organizza la mensa da campo e un asilo. I turni e le esigenze vengono coordinate dalla Federazione di Pescara, tel 08566788 (cercate di parlare con Corrado), dove sono anche stoccati gli aiuti.
__Da quello che ho saputo servirebbero con urgenza anche persone che possono prestare camper o roulotte per casi di emergenza (donne in gravidanza ecc), che non possono adeguarsi alla tempistica della Protezione civile e della Croce rossa. Infatti si prevede almeno un mese di permanenza nelle tende prima di passare ad altro.



2. REPORT (soggettivo) SUL NOSTRO VIAGGIO

__Partiamo giovedì in prima mattinata con vari furgoni riempiti al presidio di Chiaiano, al Lab Insurgentia, all’Università, dal Meet-Up ecc.

__La prima tappa è stata Fossa, dove però la situazione degli aiuti materiali si è stabilizzata, per cui il materiale lì stoccato lo abbiamo portato in vari paesini da cui erano giunte richieste di s.o.s., come Caporciano.
__A parte l’Aquila, dove è attivo il mega-centro operativo della Protezione civile, si tratta sempre di piccole località, paesi che vanno dai 200 ai mille abitanti ora accampati nelle tende, perchè le case sono tutte praticamente inagibili, se non addirittura distrutte. Per chi ricorda il terremoto in Campania, la situazione è meno impressionante solo perchè si tratta di un’area con densità abitativa decisamente minore (sotto le duecentomila persone a fronte dei quasi due milioni di persone coinvolte dal terremoto del 1980). Tendopoli separate da grandi spazi verdi non facili da attraversare perchè non tutte le strade ancora funzionano. Ieri sembra che la macchina della Protezione civile sia arrivata anche nelle località più periferiche. Dopo cinque giorni.

__L’impressione che abbiamo avuto è che il governo non veda affatto di buon occhio l’arrivo di aiuti non esplicitamente irregimentati nella macchina della Protezione civile**, e non solo per un discorso di coordinamento e funzionalità (che è un alibi, perchè naturalmente chiunque va da quelle parti sa di dover tenere conto del coordinamento istituzionale degli aiuti).
__La mia sensazione è che i motivi siano molteplici. Anzitutto c’è sicuramente la voglia di mostrare che la macchina di Bertolaso è assolutamente autonoma e merita di essere finanziata al massimo. Ormai quella coordinata da Bertolaso è una vera e propria economia dei disastri… Inoltre secondo me c’è un elemento di memoria storica: in passato, specie in Irpinia, la rete dei volontari, motivata e informata, diventò un problema per le istituzioni quando l’insoddisfazione della gente cresceva perchè la ricostruzione non funzionava o affioravano brogli e speculazione (Zamberletti, che incredibilmente coopera anche all’intervento in Abruzzo, definì alcuni gruppi di volontari “untori della sovversione”…). Infine c’è questo clima della “caccia allo sciacallo” su cui voglio poi soffermarmi a parte, perchè mi sembra esprimere soprattutto la voglia di mettere insieme l’emergenza terremoto con l’evergreen “emergenza sicurezza”. Noi, in due giorni, siamo stati fermati 5 volte! Nell’ultima situazione, due marescialli dei carabinieri, di origine campana, erano davvero convinti di aver scoperto una “rete di sciacalli”, non si è capito perchè… si immaginavano già i complimenti di Berlusconi e Napolitano… poi hanno dovuto quasi chiederci scusa. Un atteggiamento abbastanza scoraggiante, e in contraddizione col fatto che invece ai camion degli aiuti non fanno pagare il pedaggio autostradale, almeno ieri.

__Personalmente rimpiango un po’ che le cose da fare e il poco tempo mi abbiano alquanto impedito di socializzare maggiormente con la gente. Per quel po’ che ho potuto, ho notato sopratutto una specie di pudore, quasi di timidezza (spesso in imbarazzo perfino a ricevere gli aiuti necessari), la dignità e la paura. Non si capisce bene infatti quale sia il futuro che lì aspetta, anche perchè il terremoto sembra non finire mai!
__Nei due giorni in cui siamo stati là ci sono state 5-6 scosse almeno. Ed eravamo già al quinto giorno! Molti lamentano che il terremoto sia cominciato almeno da un mese, con continue scosse di media intensità, ma nessun responsabile ha pensato che si trattasse di un fenomeno anomalo rispetto al singolo evento…
__Secondo quanto dicono gli esperti pare che la forte scossa di giovedì sera fosse addirittura un fenomeno a sé rispetto al terremoto originale, dovuto non alla faglia verticale che segue la linea dell’Appennino, ma a una faglia obliqua che taglia l’Italia da Ancona al Tirreno. Perciò si sarebbe sentita forte anche in zone come Ascoli, come Roma ecc.
__C’è quindi la grande ansia che la propria terra stia diventando una zona stabilmente sismica più ancora che in passato. Latitano anche le informazioni di carattere scientifico per la popolazione.
__Ciò malgrado, molti non abbandonano le tendopoli per andare negli alberghi della costa, come vorrebbe il governo. Hanno troppa paura che, abbandonando le proprie case, non le rivedranno più. Vogliono seguire e controllare, e, considerando gli esempi del passato, è del tutto comprensibile.
__Il vero pericolo adesso è anche l’inedia, le attese interminabili. Specie per i bambini. Chi può si dà da fare: a Fossa una ragazza mi ha chiesto il contatto con Erri de Luca. Voleva chiedergli di fare un’iniziativa al campo. Dice che in Alzaia Erri racconta del poeta che dopo il disastro non scrive poesia, ma sta in fila per fare i lavori con la sua gente. Che è quello il modo di fare poesia in quel contesto… Abbiamo scambiato poche parole, ma mi ha colpito molto.

__La notte fa un freddo cane, almeno per me che rischio l’ipotermia dormendo nel furgone. Ma qui dicono che è la bella stagione… io so solo che lo sbalzo termico è davvero notevole, quasi 20 gradi.

__I singoli luoghi sono impressionanti: Onna, che tutti ci hanno detto essere stata terra di partigiani, è una località che non esiste più. Ormai non rimangono neppure più i soccorritori, non c’è motivo. Tranne qualcuno, per impedire ai video-operatori e fotografi di passaggio di farsi male con le macerie… Sarei anche un mediattivista: da un lato voglio documentare, dall’altro mi imbarazza un po’. Nei muri spaccati si “intuiscono” case spesso auto-costruite alla fine dell’800 con i materiali più vari. Non c’è quasi struttura… Sono crollate come cartapesta.
__All’Aquila Ciro Fusco dell’Ansa mi fa invece notare come nelle macerie si vedono i cavi del ferro completamente lisci… Sembrano cavi elettrici. Non possono mai fare presa nel cemento! E infatti dal 1974 è vietato usare cavi come questi, ma c’è da chiedersi se in un’area a tale sismicità non dovevano essere ristrutturate anche le costruzioni precedenti.

__La mattina di venerdì alcuni di noi vanno ai funerali pubblici. Davanti ovviamente fà male: ci sono quasi duecento bare. Piccole bare bianche sopra quelle dei loro genitori…
__I parenti delle vittime col loro dolore vero e tutta la pletora ipocrita dei mezzi-busti col loro dolore professionale. Per alcune decine di vittime i parenti hanno rifiutato i funerali di Stato, preferendo tenerli in forma privata.
__Il piazzale della scuola dei finanzieri (il Duomo dell’Aquila è inagibile) è però semipieno. Due-tremila persone. Dicono che ci sono problemi a raggiungere il sito, che è tutto bloccato. La mia impressione è anche che questa funzione non sa raccogliere davvero il sentimento popolare. Anche l’omelia, al di là dell’aspetto religioso, mi sembra fredda. Un discorso di circostanza, perfetto e banale. Non una parola fuori posto, un moto dell’emozione, un momento di rabbia, come in altre situazioni analoghe pure è successo. Il prete non ha nulla da rimproverare a nessuno… i cronisti in sala stampa insistono su questo fatto dell’eccezionalità di una funzione il Venerdì Santo… mah! Mi sembra sinceramente più partecipe l’Imam, anche se si vede che interviene “in trasferta” e quindi si limita a poche parole di cordoglio e di speranza.
__Quando torniamo in macchina bestemmiamo per la fila interminabile… ci mettiamo un po’ a renderci conto di essere in mezzo a un torpedone con 200 bare…!
__Tornati a Fossa salutiamo Enrico prima di partire in serata (in particolare il mio camion non va oltre i 60 orari…).
__Enrico fa parte dello spazio libero 51 dell’Aquila, che personalmente non conoscevo (nei due giorni che siamo stati lì sono arrivati anche gli attivisti del centro sociale l’Arrembaggio). Dopo il terremoto ha sistemato i suoi anziani genitori prima in un campo sfollati e poi da parenti. Da allora quasi non dorme, percorrendo la provincia dell’Aquila da un capo all’altro per sostenere come può la solidarietà dal basso che arriva da altre regioni. In poche ore la sua faccia passa dalla stanchezza allo scoramento alla determinazione convinta. Ma non si ferma.



* Di cui già qui, alla cornice «E' confermato che giovedì 9...»

** Aggiungiamo una breve testimonianza successiva, del 2 maggio, ritagliandola dal commentario a un video di YouTube: «Sei abruzzese? Io sì. Io l'ho vista la "macchina organizzativa". Bene: ti dico che la Protezione civile è una pagliacciata! tutto quello che è stato fatto è merito solo dei volontari, che si sono armati di buona volontà, e hanno fatto tutto loro, senza essere coordinati da nessuno. E infatti c'è tantissima gente che dal 6 aprile non si è ancora potuta fare una doccia, che dorme nel freddo aquilano, e delle parole dei politici non ne può più!».

sabato 11 aprile 2009

L'Accademia condanna il MOIGE, anti-etico

La prima cosa che ci viene in mente, quando leggiamo «MOIGE», a parte per pura assonanza le antiche dee Moire, è che è un'associazione caratterizzata da reiterati, acri proclami omofobi. Altro che AGEDO  (Associazione genitori di omosessuali) e Famiglie arcobaleno (genitori omosessuali).

Per curiosità, siamo andati a immergere un momento la rete nel suo sito; ed ecco una perla che vi abbiamo pescata, veramente esemplare. Parlando d'un film in cui, giustamente, l'omosessualtà veniva dipinta come cosa di per sé sana, ecco; ecco l'anonimo adepto del MOIGE, preso il tortuoso stilo, vomire questi tossici sintagmi:

Ci si trova ancora una volta davanti al tentativo di configurare come piena normalità quella che in realtà è un disturbo dell'identità, come è attestato da studi scientifici ormai abbondanti ma poco diffusi. [...] Risultato? una grande confusione nella mente di adolescenti e giovani, e comunque della gente meno informata sul piano scientifico.

Trionfo di criminale falsità, tali frasi non sono eccezionali; il MOIGE si batte da anni, difatti, con empia foga e stolidi argomenti, contro la dignità delle persone omosessuali e la loro lotta per ottenere in questo sventurato paese uno straccio, almeno, di quei diritti che in altri paesi sono già assicurati da decenni, e considerati bastantemente sacri; mentre qui, in questo paese che se materialmente ha forma di calzatura cavallerizza è, in ispirito, una zecca mostruosamente gonfia la cui testa minuscola è Città del Vaticano, il senso del sacro è offuscato, si sa, dall'usurpante blàbla ierofantico, che le coscienze sòpora e fa friabili.

Ci dicano, i signori e le signore e gli alti e bassi e infimi prelati facenti capo idralernesco al MOIGE, quali mai sarebbero quei fantomatici «studi scientifici ormai abbondanti ma poco diffusi» dianzi ventilati sott'al naso del lettore, e sùbito sottratti; ci facciano vedere, da che pulpito viene la loro informazione "scientifica"!

Da chi? eh? da chi? dite. Chi ascoltaste? ciarlatani del nulla, certamente, dai neuroni necrotici nutricati a nitrati di nartece. Gente, direbbe alcuno, maledetta da Dio, se un Dio vi fosse, un Dio come Dio comanda; gente che senza un soldo di coscienza amorosa va diffondendo come antrace in àerosol, fino a voi che giocate a madri e ladri, la teoria zombie che l'omosessualità sarebbe «un disturbo dell'identità»; gente che già solo per ciò meriterebbe la galera. Perché un adolescente che oda dire una simile assurdaggine, e vi creda, ne avrà un danno morale impagabile. E guardate alle statistiche di suicidio.

Di fatto, il MOIGE si fa complice di questo. E che razza di genitori siete, voi che direttamente o indirettamente spingete i vostri figli a darsi, in nome di una scienza senza fondamento, morte?



Genitori nell'iconografia. A sinistra: Eugène Delacroix, Medea uccide i figli (1838).
A destra: Francisco Goya, Saturno divora i suoi  figli (1819-1823).