giovedì 31 marzo 2011

Palasciano richiama Capua all'etica

Mercoledí 30 marzo 2011. Addolorato dallo scenario di degrado dell’ex campo profughi di Capua, il Presidente dell’Accademia Palasciania, Marco Palasciano, si è recato in municipio – al termine dell’odierna seduta del consiglio comunale, alle 16.30 circa – per chiedere personalmente al Sindaco della città, il dottor Carmine Antropoli, chiarimenti circa la sorte delle famiglie rumene stanziate nei fabbricati semidiruti (tra irrimossi cumuli di rifiuti compattati e sversati da ignoti, in onta a ogni ideale di bonifica), famiglie alle quali l’Amministrazione comunale ha tagliato l’approvvigionamento idrico lo scorso 17 febbraio, cioè ormai da piú di un mese e mezzo; chiarimenti lungamente attesi dal Comitato spontaneo “24 febbraio”, di cui la nostra Accademia fa parte, e finora dal Sindaco non pervenuti.

Palasciano si è dunque presentato davanti ad Antropoli – e agli occasionali testimoni che si trovavano adunati nel salottino in cui, poc’anzi, altri contava aneddoti faceti – col severo contegno dello Spettro del Commendatore al convito di Don Giovanni, Don Giovanni seduto e Spettro in piedi; e, dopo aver sottolineato di non appartenere ad alcuna cosa politica, ha espresso le proprie gravi preoccupazioni, domandando in primo luogo ragione del nocumentosissimo protrarsi della privazione d’acqua, acqua che è un diritto inalienabile, acqua che il Sindaco aveva promesso un mese e mezzo fa di far tornare quanto prima, e la cui privazione fra l’altro espone a particolare rischio qualche bambino rumeno malato d’epilessia (non bastavano gli scolari e studenti ridotti a studiare a lume di candela, per la mancanza d’elettricità).

La risposta del Sindaco, in breve, è stata che l’acqua era già stata riallacciata; ma Palasciano ha immediatamente smentito tale dato, essendo stato in visita all’ex campo lunedí pomeriggio in concomitanza del sopralluogo di Paul Polansky – entrando fin nelle abitazioni dei rumeni – e avendo cosí constatato che d’acqua, là, non v’è una goccia. (Inoltre, come avremmo poi saputo, fino alle 14.30 circa di oggi Nadia Marino – Presidente di Opera Nomadi Caserta – e altri attivisti, tra cui l’avvocato Sica, si trovavano in ulteriore sopralluogo presso le suddette abitazioni: e l’acqua continuava a brillare per assenza.)

Una signora è intervenuta domandando al nostro Presidente chi egli fosse. «Sono Marco Palasciano, pronipote di Ferdinando Palasciano. Nella sala consiliare qui a fianco, fra l’altro, vi è un dipinto che appartenne a lui, e che a esergo reca una frase di Terenzio, la quale piú o meno recita: “Cosí il suggestionabile popolo suole andare appresso ai saltimbanchi”. Ma né a saltimbanchi, né a politicanti, né ad altro io vado appresso, se non al sentimento etico, come già quel mio illustre prozio; che era medico come lei, signor Sindaco. E lei, che ha prestato il giuramento d’Ippocrate, non può lasciare che restino senz’acqua dei bambini malati».

Ovemai il richiamo all’etica non bastasse, Palasciano ha riferito ad Antropoli della visita di Polansky all’ex campo profughi, avvisandolo delle conseguenze che sull’immagine della città di Capua nel mondo potrà avere la pubblicazione del documentario qui girato lunedí dal poeta e fotografo americano, nota e stimata autorità nel campo della difesa dei diritti umani (tra l’altro inviato qualche anno fa dall’ONU a documentare le vessazioni subíte dal popolo rom in Kosovo). Decisamente una pessima pubblicità per l’Amministrazione comunale uscente se non per Capua intera, di fatto città a rischio di venire additata come teatro d’atti disumani.

Il nostro Presidente ha pregato il Sindaco di passarsi «una mano sulla coscienza», in conclusione, e porre rimedio. Nel frattempo, alcuni dei personaggi presenti nel salottino hanno esternato commenti piú o meno originali: emblematico su tutti «Questo è un pazzo, lasciatelo perdere!», riferito ovviamente a Palasciano, il quale è stato pure tirato per il giacchetto; o «Perché i rumeni non li fa venire a vivere a casa sua?», come gli ha suggerito un altro; o, a degna chiusa, un terzo: «Io l’acqua la pago; perché i rumeni non dovrebbero pagarla?».

Allora Palasciano ha ricordato a quei perfetti capuani che le famiglie rumene hanno ben chiesto di poter regolarizzare, contatore e tutto, la propria situazione idrofiscale (a differenza, pare, di altri: i quali, come ci hanno poi segnalato gli attivisti là recatisi stamattina, dell’approvvigionamento idrico risulterebbero usufruire tuttora senza pagare; né alle loro dimore si son volte le ruspe, fino adesso). E ha pure ricordato che a tutela delle famiglie rumene vi sono degli avvocati, pronti fra l’altro a denunciare l’Amministrazione comunale di Capua ovemai a qualche piccolo infermo avvenisse qualcosa d’irreparabile a causa della mancanza d’acqua.

Aggiornamenti: Nadia Marino ci riferisce di essere tornata all'ex campo profughi la sera del 31 marzo, e là «Ancora niente acqua».

Quattro anni dopo, ancora niente acqua, dicono in questo video di Striscia la notizia: https://www.facebook.com/video.php?v=10153213614764513

venerdì 25 marzo 2011

28 marzo: Paul Polansky a Capua

Aggiornamento: vedi Attivamentenews.it.

La città di Capua sta per fare la peggior brutta figura della sua storia: essere additata al mondo come calpestatrice dei diritti umani. Vieni anche tu ad assistere alla sua vergogna.

Lunedì
28 marzo, alle ore 16.00, il poeta americano Paul Polansky sarà all'ex campo profughi di Capua (via Grotte san Lazzaro) per prendere visione della situazione attuale delle famiglie rumene stanziate nelle palazzine minacciate di abbattimento, e alle quali da ormai oltre un mese sono state tagliate le risorse idriche aggiungendo degrado a degrado.

Vedasi in proposito il breve video di AttivaMentenews.it sotto riportato.

Il comitato "24 febbraio" invita le personalità politiche e culturali locali e la cittadinanza tutta a presenziare alla visita di Polansky. Vi preghiamo di diffondere questo invito il più possibile, anche all'esterno di Capua. Grazie.

L'attuale tour di Polansky in Italia è stato organizzato da Casa della Poesia.




giovedì 17 marzo 2011

È nato il blog di Marco Palasciano

Scordavamo!: già da tre giorni esiste un nuovo blog. Dopo il blog dell'Accademia Palasciania e il blog dell'IPSE, è nato il blog personale di Marco Palasciano, palasciano.blogspot.com. Qui già possono leggersi due post (non contando una comunicazione di servizio): A esplorare la sfera dello scibile, dove il nostro Presidente tratta della battaglia tra la sua sete cognitiva e la sua accidia, e Coscienza e fantascienza, dedicato ai festeggiamenti per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia.

Del blog in questione molto ci aggrada, tra l'altro, che le medesime lettere del titolo
Il blog di Marco Palasciano compongano, sotto di quello, il motto Si' l'imagin barocca d'Apollo.

martedì 15 marzo 2011

Regge vendute e case demolite

Domani, mercoledì 16 marzo 2011, il nostro Presidente Marco Palasciano sarà presente negli studi di Radio Prima Rete, emittente casertana, per partecipare a una puntata della trasmissione Tutti in piazza, che andrà in onda dalle ore 17.00 per un paio d'ore; presentatore Domenico Callipo (che tra l'altro ricopre casualmente la carica di Segretario della nostra Accademia). Parteciperanno alla puntata anche Nadia Marino, Presidente dell'Opera Nomadi di Caserta, e Antonio D'Agostino e Salvatore D'Angelo del gruppo creativo-culturale Comunità che viene.

Il Maestro Palasciano parlerà a nome dell'Accademia Palasciania; la quale è parte integrante sia del Comitato "24 febbraio", che in Capua si sta occupando della tragedia dell'ex campo profughi, sia della rete delle Associazioni e comitati per Carditello, che si sta occupando della commedia della Reggia messa all'asta. Se non sapete di cosa diavolo si stia parlando, sfogliate il presente blog, post dal 20 febbraio al 2 marzo.

Quanto alla radio, potrete ascoltarla comodamente attraverso il vostro computer, cliccando qui.

sabato 12 marzo 2011

Trionfale esordio per la nuova Iliade

«Traduzione straordinaria, difficile non ammetterlo»: questo il succo dei discorsi dei chiarissimi professori intervenuti alla serata di ieri in via Kerbaker. Dieci anni, tanti quanti durò secondo il mito la guerra di Troia, è durato il lavoro di traduzione della madre di tutti i poemi da parte di Daniele Ventre. E finalmente giovedí 10 marzo 2011 si è tenuta in Napoli, presso la libreria Loffredo – con Corrado Calenda dell’Università Federico II di Napoli e Laurent Pernot dell’Università Marc Bloch di Strasburgo, moderatore Luigi Spina (autore della prefazione al volume, intitolata Provaci ancora, dea! e leggibile per intero qui) –, la primissima presentazione della novissima traduzione ventriana dell’Iliade di Omero, in esametri italiani, per i tipi della catanese Mesogea in figura della quale ha presenziato il direttore editoriale, Silvio Perrella. Presente anche il traduttore, che ha tra l’altro intrattenuto l’assemblea con un denso e brillantissimo doctiloquio a sgretolamento d’ogni possibile obiezione al suo operato.

Ricordiamo che Daniele Ventre – il quale, come hanno ammesso i professoroni di cui sopra, dovrebbe insegnare all'università, mentr'invece vivacchia in un liceo – è dal 2006 Socio Ornamentale dell’
Accademia Palasciania e (tolto forse il Presidente Marco Palasciano) può attualmente considerarsi il massimo ornamento della nostra baracca barocca. Addirittura il nostro Presidente al termine della suddetta presentazione ha dichiarato, innanzi a commossi testimoni, di desiderare che dopo la propria morte la carica presidenziale passi al Maestro Ventre. E, in attesa di morire, il Maestro Palasciano – finora dedicatosi, quanto a pubbliche lecturæ, piú che altro a quelle Dantis – intende dedicarsi anche alla lectura Homeri. Vale a dire che, presto o tardi, l'Accademia organizzerà la messa in scena lectoria integrale dell’Iliade in una cinquantina di puntate.

Intanto ieri un primo ottimo assaggio di lectura Homeri in versione Ventris si è avuto, sempre alla libreria Loffredo, per il tramite di Francesco Puccio. La serata si è piú tardi conclusa
con un banchetto accademico presso la pizzeria ’A figlia d’ ’o marinaro, durante il quale il traduttore – anche di per sé poeta – ha apposto improvvisate dediche in esametri sul frontespizio di varie copie dell’Iliade sua, tra cui una copia ch’egli ha donata al nostro Presidente, cui cosí suona la ventriana dedica:

Celebro Hermes veloce, il figlio di Maia e di Zeus,
Hermes che appena caduto sul dorso di Terra spaziosa,
fra le ginocchia materne, bambino balzò dalla culla
e sulla via, dalla grotta uscito, incontrò, camminando,
una testuggine e fece di lei la matrice dei canti,
fece con essa la cetra sonora, trastullo ai banchetti,
consolazione alle cure e non meno tregua a sventure.
Figlio di Maia e di Zeus, concedimi il canto soave:
io mi ricordi di te e cosí di un’altra canzone.

mercoledì 2 marzo 2011

Lettera aperta al sindaco di Capua

DISCORSO CHE MARCO PALASCIANO
TERRÀ SUL PALCO DEL CARNEVALE DI CAPUA
LA SERA DI GIOVEDÍ GRASSO 2011
(SALVO MANCATA AUTORIZZAZIONE DELLA PRO LOCO)
NEL MOMENTO IN CUI IL SINDACO DI CAPUA
CONSEGNERÀ LE CHIAVI DELLA CITTÀ
A RE CARNEVALE

Sono Marco Palasciano; in quanto erede di Ferdinando Palasciano (che fu medico come Lei, egregio Sindaco, anche se un po’ piú eroico di Lei e di me), e per meriti minori, mi trovo a figurare come presidente di un’accademia la quale solitamente non si occupa che di lettere, filosofia e altri giochi; ma stavolta (e quale migliore occasione che ora, e qui, davanti a tanta gente?) dobbiamo rivolgerci all’Amministrazione Comunale di Capua per chiedere – altro che giochi – ragione di qualcosa che ci inquieta.

Essa infatti, già da quindici giorni, ha tolto l’acqua alle abitazioni di quaranta famiglie*
– alcune comprendenti dei bambini gravemente malati – a rischio di provocare la morte di quei bambini, o quantomeno di accrescerne i malanni per via delle azzerate condizioni igieniche.

Senza un motivo che ci appaia chiaro, la suddetta Amministrazione Comunale ambisce a demolire, poi, quelle case lasciando quelle famiglie e quei bambini non si sa sotto quale tetto.

E intanto li asseta, senza pietà.

A Carnevale ogni scherzo vale, tranne quando si tratta di bambini malati che vengono lasciati senz’acqua; che cosa poco cristiana!

Caro Sindaco e caro Re Carnevale, chi tra Voi due vorrà dare – a noi e a questo bel pubblico – una risposta sensata?

A nome del mondo della cultura e dell’arte capuane, e di quanti ci ammirano nel mondo per le capuane virtú intellettuali e morali, io Vi domando: perché la nobilissima città di Capua sta macchiandosi di questa triste vergogna?

Grazie.



* Vedi petizione del Comitato “24 febbraio” riportata nel post Esplode il dramma nell’ex campo profughi.

domenica 27 febbraio 2011

Cronaca di un convegno mai tenuto

Fallito l'incontro di iersera a Palazzo Fazio Sulla Reggia di Carditello messa in vendita: commenti e controproposte. Si era letteralmente in quattro gatti e, dopo aver atteso invano per circa un'ora che venissero altri, abbiamo chiuso e ce ne siamo andati. Una vera disfatta per chi credeva talmente vivo l'interesse delle genti di Terra di Lavoro per la situazione di Carditello, da sperare in una partecipazione, se non massiccia, rappresentativa (com'era stato davanti alle telecamere di Rai 1 e Rai 2 lo scorso mercoledì), così da poter iniziare a pianificare una strategia che stesse in piedi per la salvezza del Real Sito. Quanto ai pochissimi intervenuti, dispiace soprattutto per le due persone arrivate da 50 km di distanza, di veneranda età, il cui sforzo è stato vanificato dall'assenza di coloro che abitano vicino ma che se ne sono rimasti a casa al calduccio. Sul non-accaduto riportiamo qualche commento da Facebook, dove, sulla pagina dedicata al programmato evento, ben cinquantaquattro persone avevano assicurata la propria presenza, e ottantasette avevan dato un forse.

«A questo punto, altro che idee e progetti: forse è meglio starcene tutti a casa».

«Le associazioni che hanno aderito all'iniziativa dovrebbero scegliere tra il fare la passerella per chi arriva prima a mettere la bandiera davanti alle telecamere, oppure il farsi un bell'esame di coscienza, e capire che la militanza è presa di responsabilità e rispetto degli impegni, non un mettere la bandiera e poi dissolversi nel nulla. Il mondo ha bisogno di gente viva, non di loghi».

«È stata una gran vergogna. Cosa fare, ora, se ben ventiquattro associazioni ed enti vari (di cui alcuni a livello provinciale), che hanno aderito solo sulla carta per far dire "Ci siamo anche noi", si sono defilati così platealmente? Con quale spirito e con quali risultati possono andare in Regione o dal magistrato incaricato? A nome e per conto di chi ? E con quali proposte alternative a quelle già lanciate sui blog, motivo per il quale ci si doveva confrontare? Se è così difficile fare queste piccole cose, come ci si può illudere di poter portare avanti nel tempo questioni che man mano si andranno a complicare sempre di più? E, a parte le singole capacità eventuali, con quale spirito di abnegazione, dato che quello di iersera era del tutto latitante? Davvero il mio animo ha pianto per la gran solitudine spirituale, più che fisica, dovuta ai troppi assenti».

«Successo quel che è successo, guardiamo avanti».

Esplode il dramma dell'ex campo profughi

Riportiamo il testo della petizione presentata stamattina alla cittadinanza capuana dal Comitato "24 febbraio"; e che può essere firmata anche online, qui. Partita è intanto anche un'interrogazione parlamentare.


PETIZIONE
AL SIG. SINDACO DEL COMUNE DI CAPUA
DR. CARMINE ANTROPOLI
Il 24 febbraio 2011 si è costituito il Comitato spontaneo “24 febbraio” al quale hanno aderito: Jerry Essan Masslo, Sindacato USB, Rifondazione Comunista, Opera Nomadi, AttivaMente, AttivaMentenews.it, la Fabbrica di Nichi, Partito Democratico, Partito Socialista, CGIL, Accademia Palasciania, Italia dei Valori, Partito marxista leninista.

Il comitato nasce dall’esigenza di dare risposta ai seguenti quesiti:
1. mancato controllo del territorio da parte del Sindaco, che è autorità locale di pubblica sicurezza e in materia di emergenza sanitaria;
2. problema dell’emergenza abitativa a Capua;
3. l’eventuale abuso di potere dell’Amministrazione Comunale per la demolizione di edifici ad uso abitativo che se ristrutturati e bonificati potrebbero dare accoglienza a famiglie indigenti, italiane e comunitarie.

Nello specifico si chiede di:
*
- ripristinare con urgenza, per motivi di emergenza sanitaria, la fornitura idrica, interrotta giovedì 17 febbraio, alle palazzine attualmente abitate da 40 famiglie, tra le quali sono presenti anche bambini affetti da epilessia e quindi a rischio di morte;
- acquisire i documenti comprovanti la reale inagibilità delle strutture e la pericolosità di crollo;
- acquisire la determina con cui il Sindaco ha disposto l’azione di abbattimento;
- acquisire le planimetrie dell’ex area del campo profughi;
- pronunciarsi sulle reali intenzioni di utilizzo dell’area, viste le contraddizioni emerse dalle dichiarazioni del Sindaco alla stampa;
- avviare un processo di bonifica e ristrutturazione degli stabili da adibire a edilizia economica e popolare.

Pertanto si chiede come primo atto al Sindaco Carmine Antropoli di chiarire, in modo ufficiale ed univoco, per quale motivo stia proseguendo alla demolizione dell’Ex campo profughi, e a quale destinazione sarà adibita la zona.


Immagine da www.notiziemigranti.com

* Dove si chiede di «acquisire», si intende che il Comitato chiede di acquisire ecc.; agli altri punti, si chiede che sia il Sindaco a «ripristinare» ecc., «pronunciarsi» ecc. e «avviare» ecc.

mercoledì 23 febbraio 2011

Il coro del ragnetto ballerino

Altro che Festival di Sanremo. Ier l'altro un nostro alto accademico (che qui per umiltà rimane anonimo), avendo da recarsi a una cena accademica cui pure era invitata la gentile signorina A.A., aracnofobica, ha pensato di farle cosa gradita e utile componendo per l'occasione una canzoncina sdrammatizzante da far cantare a tutti i convitati in coro, fornendo loro il testo in un numero bastante di copie e sedendo al pianoforte per sonare l'accompagnamento e insegnare celermente la melodia, facile anche ai più piccini.

La stessa signorina A.A. ha cantato, commossa dall'inatteso omaggio; e tutti, nel cantare ed ascoltarsi, han provato gran diletto, dal più giovane degli adepti (Gegè, danzante con un ragno di plastica) sù sù fino al Presidente dell'Accademia Palasciania (Marco Palasciano).

Una battaglia contro l'aracnofobia è stata vinta! A celebrare ciò, riportiamo di séguito il testo della tenera canzoncina. E auspichiamo l'estinguersi, un domani, di tutte le fobie dell'universo, in nome dell'amore universale.





IL RAGNETTO BALLERINO

MINUETTO

Il ragnetto ballerino
tutto bello e piccolino
tra un saltello ed un inchino
fa un giretto nel giardino.

Trallallallà, lala lala là,
lala lala lalla, lallà!
Trallallallà, lala lala là,
lala lala lalla, lallà!


Il ragnetto ballerino
quando incontra un moscerino
ne fa un solo bocconcino:
ecco fatto il suo spuntino.

Trallallà…!

Il ragnetto ballerino
se lo guardi da vicino
ti fa l’occhio malandrino
e ti manda un bel bacino.

Trallallà…!

Il ragnetto ballerino
quando ha stanco lo zampino
se ne torna al suo buchino
per dormir fino al mattino.

Trallallà…!

Il ragnetto ballerino
sogna dentro al suo lettino
di ballare in un teatrino
dove gli urlan: «Sei divino!».

(Applausi.)

domenica 20 febbraio 2011

Convegno sulla Reggia messa in vendita

Già accennammo, qui, alla storia della Reggia di Carditello, dai fasti settecenteschi all'attuale degrado e all'imminente vendita all'asta. In merito a tale vendita, o svendita,

1)
Carlotta Angeloni, giornalista Rai, si recherà al Real Sito per registrare un servizio per il Tg1; e invitiamo tutti a partecipare; ciò intorno alle ore 10.00 di mercoledì 23 febbraio.

2) Si terrà alle ore
18.00 di sabato 26 febbraio un importante convegno, cui tutti sono invitati, presso Palazzo Fazio (Capua, via Seminario 10): Sulla Reggia di Carditello messa in vendita: commenti e controproposte.

Numerose le associazioni e comitati che si stanno mobilitando, a partire da CamUrrà e dal gruppo creativo culturale 'Comunità che viene'. Vedi pagina dell'evento in Facebook.


 
(Aderisce anche l'Istituto Palascianiano per gli Studi Euristici, sebbene non figuri tra le adesioni: questo perché già vi figura l'Accademia Palasciania, e non sarebbe elegante iperpalascianizzare la lista.)

domenica 13 febbraio 2011

Festa del ventunesimo Amicarium

Il 28 gennaio 2011 si è svolta a Capua, nel quartier generale dell’Accademia Palasciania, la Festa del XXI Premio dell’Amicarium di Marco Palasciano. A documento di essa riportiamo alcune foto (di Antimo Puca e Orfeo Soldati, in parte rielaborate da terzi), con esse intervallando il testo del presente post. Ecco intanto la Top 10 dell’Amicarium 2010:

1. Domenico Callipo
(Segretario dell’Accademia Palasciania)

2.
Margot Tafuri
(Vicepresidente dell’Istituto
Palascianiano per gli Studi Euristici)


3.
Matteo Mastantuoni

4. Antonio Faenza

5. Antimo Puca
(Segretario dell’Istituto Palascianiano
per gli Studi Euristici)


6.
Angelo Maisto
(Vicepresidente dell’Accademia
Palasciania)


7.
Rosa Viscardi

8. Agnese Guerra

9. Luca Iavarone

10. Daniele Ventre

Da ventun anni esiste il Premio dell’Amicarium (il primo fu per l’annata 1990); da diciotto anni esiste la sua classifica a punti (1993); da quindici anni il tutto è chiamato Amicarium (1996); da dodici anni il Dono dell’Amicarium consiste invariabilmente in un opuscolo contenente una selezione di opere letterarie composte nell’annata da Marco Palasciano (1999); da otto anni esiste la Festa dell’Amicarium (celebrata per la prima volta il 30 gennaio 2004, per l’annata 2003); da cinque anni esiste il gioco del Totoamicarium (3 gennaio 2007). Il rituale centrale della Festa, cosí come si è stabilizzato, è il seguente.


Nominato un notaio, vengono distribuite le schedine del Totoamicarium (vedi foto qui sotto), che gli ospiti – previo versamento di un obolo che andrà ad alimentare il piatto – hanno da compilare coi nomi di coloro che suppongono essere i primi 25 classificati dell’Amicarium dell’annata (aiutandosi per le proprie supposizioni con uno sguardo alle classifiche delle annate precedenti); i nomi vanno scelti entro una data lista di 100 (contenente anche svariati nomi palesemente falsi, aggiunti per ridere, in ispecie storpiature dei nomi accanto).


Ha quindi inizio il resoconto – al leggío – della sintesi, ricavata dal Diario di Marco Palasciano, delle avventure vissute nella trascorsa annata da lui e dai primi 100 classificati dell’Amicarium dell’annata stessa, partendo dal n. 100 e risalendo verso il n. 1: per ciascuna posizione è data teatrale lettura d’una scheda, di lunghezza variabile (da una parola a un pezzo di romanzo), al termine della quale è rivelato il nome del personaggio di turno. Ben celati restano intanto i Doni, per esempio all'interno della famosa valigia di cartone palascianesca (vedi foto qui sotto).


A partire dal n. 25, i giocatori del Totoamicarium stanno con le orecchie piú tese che mai e le schedine sott’occhio (i nomi indovinati varranno di piú se, oltre alla loro presenza in Top 25, si saranno indovinate anche le loro posizioni precise).


Giunti al n. 2 si dà lettura, in ordine deciso dal caso, delle schede relative al 1° e al 2° classificato, senza ancora rivelare chi sia il 1° e chi il 2°.


I due personaggi vengono quindi chiamati sul palco (vedi foto qui sopra). E Marco Palasciano, dopo un momento di suspense, serra uno dei due nell’abbraccio di rito (vedi foto qui sotto), rivelando in tal modo chi sia il 1° (a questo punto sogliono esplodere gli applausi spontanei della platea).


Il notaio controlla le schedine (vedi foto qui sotto), e assegna il piatto del Totoamicarium a chi abbia immaginato la Top 25 piú aderente alla realtà.


Nel frattempo vengono consegnati, estraendoli dal loro geloso scrigno, i Doni dell’Amicarium: a ciascuno dei primi 10 classificati dell’annata è riservata una copia dotata di copertina colorata, mentre gli altri ospiti della Festa ricevono copie dotate di copertina in bianco e nero. Il Dono attuale, il cui titolo è l'anagramma del sottotitolo, è
Qui cogli e ammiri segni divini. Quindici meravigliosi enigmi.


Quanto all'ultima Festa dell’Amicarium, resta da annotare che (1) a preludio di essa si è tenuto a Palazzo Lanza l'evento
Violazioni poetiche, e che nel corso di essa (2) si è tenuta la cerimonia di premiazione del Premio di Poesia “Lamento per Pio Meo di Cesare” e (3) si è colta l’occasione di celebrare il 25° anniversario del giubbino di Marco Palasciano, il quale capo di vestiario – acquistato il 13 dicembre 1985 e tuttora in uso – si può ammirare, esposto su un appendiabiti, nell'angolo in basso a sinistra della foto quissottostante.

mercoledì 9 febbraio 2011

«Violazioni poetiche»: sei foto

Venerdí 28 gennaio 2011 a Palazzo Lanza, presso la libreria Guida Capua, l’Accademia Palasciania (come annunciato) ha presentato Violazioni poetiche, incontro con i poeti Viola Amarelli e Andy Violet. Dell'evento ecco sei foto di Orfeo Soldati (il quale ha anche accompagnato nella recitazione, in duetto, Viola Amarelli) in parte rielaborate da terzi. Nell'ordine: il manifesto sulla porta della libreria; Marco Palasciano tra i due poeti detti; Giuseppe Bellone porge gli omaggi della libreria; Viola Amarelli legge una poesia da Notizie dalla Pizia; Andy Violet parla di Paraventi e magnesio; alcuni spettatori.

martedì 8 febbraio 2011

L'Accademia si smuove e si commuove

Ci annoia molto scrivere recensioni teatrali, e d’altro canto nessuno ci ha chiesto di scriverne; ci limiteremo perciò a dire com’è andato lo spettacolo in due parole. Stiamo parlando di Come gocce su pietre roventi, da Fassbinder, 1965, regia 2011 di Arnolfo Petri, attori lo stesso e Maurizio Capuano piú nell’ultima parte Loretta Palo e, muta, Autilia Ranieri, in scena in Napoli al Teatro “Il Primo” fino all’altro ieri.

L’ipobulia ci permette assai di rado di smuoverci dalla nostra sede accademica, dove usiamo pigritare nel piú sfacciato ozio neoannibalesco, languendo tra uno schermo di computer streammante o feisbuccante e una tastiera di pianoforte, dove l’accidia sfuma nella malinconia il tempo necessario per un impromptu scarica-tossine-psichiche che par di clavicembalo essendo scassato il pedale di risonanza. Da anni non andiamo a teatro. Poi un invito via rete, e nel suo mezzo le parole magiche: «Me ne frego dei giudizi altrui, ma il vostro sarebbe importante».


Il cuore si scioglie a un tale candore, a tanto disarmata e disarmante fiducia; come! quest’anima adorabile, che già adoravamo, non si è ancora resa conto che siamo dei ciarlatani à la Wizard of Oz, e ci crede sapienti e saggi piú che non siamo! In ogni caso andiamo. Mettiamo insieme il Presidente dell’Accademia che, piú di tutti pre-commosso, ripone tra parentesi la sua odeporofobia; il Segretario dell’Accademia, che fungerà da autista Capua-Napoli; quattro Soci Ornamentali dei piú curricolosi; e troviamo il teatro. Lo spettacolo ha inizio; lo spettacolo si conclude; andiamo ad abbracciare chi ci invitò; il giorno dopo ci scrive che i nostri complimenti «sono stati quelli che piú m’han reso felice e orgoglioso del duro lavoro fatto»; e a legger questo il cuore del Presidente, tanto severo quanto tenero, poco ci manca che trabocchi.

«Bisogna scrivere qualcosa, bisogna esprimere il nostro affetto per questa rappresentazione e chi la rappresentò», abbiamo poi verbalizzato, «sebbene la tesi rappresentata nel testo fassbinderesco rappresenti un che di irriducibile alla nostra posizione filosofica, relativamente al campo dell’eros e dell’affettività. Ma in arte, essenzialmente, non importa ciò che si dice, bensí come lo si dice; si sa; e qui la dizione fu fine, e veicolò ad abundantiam pathos e diletto estetico, senza una sbavatura, e il disbelief è rimasto ben suspended, e i neuroni specchio hanno vibrato come le sette corde simpatiche d’una viola d’amore».

Specchio, a raggi x, della speranza latente dietro la disperazione. Piú Fassbinder schiacciava l’amore, difatti, sotto il peso del proprio disamorismo volpe-uva, e piú per noi stilnovisti del Duemila era una spremitura di mosto, e infine si è stati ebbri; ebberrimo il Maestro Palasciano, particolarmente sensibile agli scenari tipo martirio sansebastianèo, che risvegliano intera la sua píetas.

Un orologio la regia, che tra l’altro si è concessa il lusso di cancellare tutta la parte parlata di Vera e ridurne il personaggio a un perturbante mascherone di inespressività espressivissima, talché per avvisare che Franz è morto deve gettare una scarpa contro il muro. La morte di Franz segna l’acme tragico, e al tempo stesso è occasione della piú tagliata soprarigatura comica: la telefonata di Leopold (Blum) alla madre (Molly?) del povero ragazzo spalanca le porte al surreale conclamato, ciliegina sulla totendanz, quando capiamo che (cosí come Anna elaborerà il lutto in dieci secondi, tornando súbito a letto con Leopold e Vera) madame andrà ugualmente al cinema. E cinematografica risulta a tratti l’atmosfera recitativa, per tutta la mise en scène, da film d’autore d’autunno del Novecento; proprio, incidentalmente, come a noi piú piace.

Lo sforzo piú impegnativo ha certo riguardato il deuteragonista iuniore: la sua parte esponeva a mille trappole e microtrappole l’attore, che ben guidato da un Petri rovente le ha scansate tutte, regalandoci cosí l’incarnazione d’eroe eroto-tanatico teatrale piú limpida e struggente di cui abbiamo memoria, col suo esile corpo eterosessuale prestato all’anima di Franz per denudare l’una attraverso l’altro sull’altare del consumismo sentimentale dell’homo leopoldblumensis, dimensione totalmente altra rispetto al consumarsi d’amore dell’amante sventurato di turno.

Cosí in palco, dove un dominante tappeto bianco evoca il vello dell’agnello sacrificale, finalmente giace la povera vittima, sul cui torace nudo e indifeso si posavano poc’anzi per l’ultima volta, cercando un ultimo battito, le mani usatrici e gettatrici del lutulento Leopold, che in retropalco si posano quindi sulle zinne delle amanti rimaste a cuor battente, però battente come una battona; la poesia è morta!; e nessuno potrà resuscitarla con un bacio, né con un calcio, perlomeno non nella finzione. Nella realtà, invece, l’amore non coincide necessariamente con l’impossibile; onde vi invitiamo, fragili anime pervie al suo alto lume, a non suicidarvi mai.

lunedì 7 febbraio 2011

Triste: Reggia di Carditello all'asta?

Ci è giunta notizia dell' imminente, pare, messa all'asta della Reggia di Carditello, ovvero del Real Sito di Carditello, perla neoclassica facente parte della serie dei 22 siti reali borbonici includente tra l'altro la Reggia di Caserta, il Palazzo Reale di Napoli e la Reggia di Capodimonte. Carlo III di Borbone la commissionò all'architetto Francesco Collecini, allievo del Vanvitelli. La «Reale Delizia», inizialmente casino di caccia e allevamento di cavalli, fu da Ferdinando IV adibita a fattoria alla moda. Attualmente versa in condizioni di semidegrado, che la rendono meno fruibile dei siti fratelli più noti.

Che ora si voglia vendere a privati, infine, non ci par bella cosa; onde l'Accademia Palasciania aderisce ufficialmente alla manifestazione che si terrà sabato
12 febbraio 2011: un pacifico sit-in nei pressi del Real Sito, che sta non lungi dalla nostra Capua, a partire dalle ore 15.00. Vedi la pagina dell'evento in Facebook.

Qui invece (website dal quale le presenti foto) una dissertazione sul luogo, e le indicazioni su come arrivarci.

lunedì 31 gennaio 2011

Postilla a «Pectora Cæsareo luctu»

Daniele Ventre ci scrive la postilla che segue, in merito alla sua elegia (che aveva suscitato alcuni interrogativi in altri nostri accademici di nulla accademia), iniziando con una traduzione alineare.



Ora, Muse, percotete* i petti per il lutto di [Di] Cesare,
piangete
** [il fatto] che ormai di ferale morte Pio è perito.
Ormai confesserò, amici, che avevo sentito Meo come un poeta
[Ormai confesserò amici, che quel poeta l’avevo sentito mio
***],
ormai confesso di essermi pentito del parlare maligno.
Dee che sempre battete coi piedi l’Olimpo,
giovi a Pio l’aver cantato carmi degni di Febo
****:
accoglietelo cinto del vostro lauro [del lauro a voi sacro],
questo premio rendetegli
*****, dee, per la sua venerazione
                                                             [verso di voi]
******
.



* «plangite»: plango in latino non vale piango, ma percuoto: atto di percuotere i petti e i pugni, tipico del lutto antico. Si ripropone oggi negli applausi ai funerali meridionali: atto che non è cafonaggine preficaria dei terroni o spettacolarizzazione del lutto, come scrisse a esempio la settentrionale umorista minore Brunella Gasperini in una sua tristanzuola rubrichetta giornalistica circa quarant'anni fa, ma è una sopravvivenza del planctus antico. «Pectora... plangite» è la solita allitterazione.

** «flete» regge una oggettiva, «fero leto iam periisse Pium»: la sintassi è stata volutamente forzata in una tachilogia estranea alla lingua latina classica. L'effetto cercato è quello di un'allitterazione e disseminazione fonica combinate che cercano di suggerire una paretimologia: flete fero leto.

*** Facile gioco di parole fra Meum (Pius Meus Cæsareus) Meo, e meum (meus mea meum) mio. «Fateor», che compare due volte in poliptoto, e vuol dire confesso, l'oggettiva la regge normalmente: es. «si quis se amici causa fecisse fateatur», Cicerone, De amicitia, 40.

**** «digna cecinisse...»: la soggettiva qui è regolare essendo dipendente dalla terza persona, usata impersonalmente, di iuvo iuvas iuvi [iutum] iuvaturus iuvare: es. «iuvat Ismara Baccho/ conserere», Virgilio, Georgica II, 37. Il verso che precede «Divæ quæ semper...» è una scopiazzatura da Ennio, dagli Annales, frammento I Vahlen: «Musæ, quæ pedibus magnum pulsatis Olympum». L'espressione «digna Phœbo» è presa da Virgilio, Eneide, VI, 662. Riecheggia altresì un vecchio articolo di uno scrittore latino moderno, Luigi Guercio (Vergilius, pius vates et phœbo digna locutus, «Latinitas», 6, 1958). Ovviamente, dato che Pio Meo di Cesare è stato sanguinosamente sfottuto nella rubrica La Superbia punita, ovvero: O buon Apollo, salvaci dalla poesia mediocre!, qui «Phœbo (Apolline) digna» suona in realtà fortemente ironico: versi «degni di Febo», cioè «degni di essere sfottuti nella rubrica in cui si invoca Febo perché ci salvi dalla poesia mediocre».

***** «reddite eum hoc...»: anche questo doppio accusativo è forzatissimo: vuole lasciare intendere quasi: «Muse, rendetecelo». La forma grammaticalmente limpida è «reddite ei [dat. terminis], Musæ, hoc».

****** Scopiazzatura da Catullo (carme 76, ultimo verso): «o di, reddite mi hoc pro pietate mea».

L'epigrammaton è una autoironizzazione latina del mio stile italiano in versi: sintassi forzata, citazioni arcaiche, ambiguità giocate sulle omofonie, figure di suono.