Proprio Elegia, la poesia che lascia l’autore più dubbioso, è a mio avviso di gran lunga la migliore [...]. Gli altri brani invece suonano davvero soltanto come rifacimenti, esercizi, scimmiottamenti d’illustri e obsoleti modelli. [...] Credo che la poesia autentica si crei laddove l’autore non pecca assolutamente, nemmeno in minima parte, di posa; quando si mette a nudo, inchiodato al muro della vita [...]. Ciò che, nelle altre quattro poesie di Palasciano, secondo me non accade. Di conseguenza le discussioni stilistiche [...] perdono significato: giacché si sta vestendo un corpo che non esiste.
Il meraviglioso discorso
del panstilista puro**
Quasi un manifesto
del panstilista puro**
Quasi un manifesto
Perché farsi influenzare nel giudizio dallo stile “obsoleto”? e perché considerare obsoleti dei modelli solo perché appartengono a un tempo passato? Che cos’è un paio di secoli se non un battito di ciglia?
Io sono per una riforma stravolgente dell’italiano, acché accolga tutti i registri di tutte le epoche: così che lo scrivente disponga, a morte il giornalistico a cinquecento parole, di un’orchestra immensa da far sonare.
Non si può neanche dire che io non mi metta a nudo, scrivendo come scrivo; perché io, dentro, sono esattamente così; ribollo di musica stratificata, le mie passioni danzano secondo quei ritmi là, quelle voci inzuppate di dantesco ecc.; ma so, so bene, che c’è chi soffre di apocopofobia…
Tutte insieme cantano e ballano, e ce la ridiamo dei compassati snudaccioni basso-poeticanti che non sanno cantar che noie estreme, che si credono furbe e sono sceme; e noi, che facciamo gli scemi per non andare alla guerra, noiosissima guerra dei battoni, non abbiamo la menoma tentazione di menomarci per andare incontro al gusto disgustoso dell’essercito molto dei dappoco, che siccome non sanno gestire un semanticario di ottocento anni vogliono farci credere che la nostra virtù sia un vizio, e che il loro difetto sia ’a meglia cosa.
Si liberi ella dunque di quei cani, il cui abbaìo l’abbaglia; e si getti fiducioso/a nell’abisso del palascianesimo; che se non cambierà il mondo, sarà un peccato per il mondo, misero mondo lineare che non sa e non vuole attorcersi all’indietro per meglio guardare avanti. Eppure basterebbe un goccio di non dico follia, né iper-ratio, ma la sintesi dialettica delle due, o insomma qualsiasi cosa ma non – per favore – la pedissequa condanna del pedissequo.
(Cmq, più va avanti questa discussione e più mi convinco che Elegia è una merda...)
* Finora inedite, eccetto la Sestina I (sulla rivista «Sud», 2007) e Delirio/desiderio, alba, infinito (in Marco Palasciano, Ventidue frammenti dal canzoniere in progress, Capuanova, 2009).
** Titolo imitante quello del saggio erotico d'anonimo cinese Il meraviglioso discorso della fanciulla pura.
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