lunedì 14 ottobre 2024

Le trentasette foto della prima

S'è ieri messa in scena (vedine qui l'annuncio), davanti a cinquantadue spettatori, la commedia palascianiana Nova. Sao ko kelli celi unqua li possette neuno.

A documento d'essa ecco di séguito trenta foto di Roberto Cocchis, quattro di Nadia Marino, due di Antonio Iavazzo e una di Stefania Russo; che tutti e tutte l'Accademia ringrazia.

N.b.: contando anche gli attori sul palco, le presenze umane in sala sono state esattamente cinquantacinque. E il 55 è da tempo numero sacro all'Accademia Palasciania. O teofanica coincidenza alata!

lunedì 30 settembre 2024

«Nova» di Palasciano in scena a Capua

Comunicato stampa sulla nostra commedia. Grazie se lo potrete divulgare.

CAPUA: L’EVENTO TEATRALE PIÚ ATTESO APRE LA RASSEGNA DEDICATA A DIRTYGUN, MARINO E VINCIGUERRA

 Domenica 13 ottobre 2024 si inaugurerà – con un “big bang” di vertiginosa poíesis e ludica hýbris scritto, diretto e musicato da un Palasciano piú che mai palascianesco – la VII stagione di FaziOpenTheater, dedicata a due figure artistiche e culturali di pari rilievo scomparse quest’anno, Fiorenzo Marino e Francesco Natale aka DirtyGun; ma anche ad Andrea Vinciguerra, indimenticato Presidente di Capuanova, per esaudire un desiderio del quale l’Accademia Palasciania metterà in scena alle ore 19:00 sul palco di Palazzo Fazio – in via Seminario 10 – un’opera che narra di varie “cose strane, singolari” (in latino “nova”), oltreché dei fasti longobardi della Capua “nuova” (c.s.): la commedia circolare in due atti Nova. Sao ko kelli celi unqua li possette neuno.

 Costata all’Autore cinque anni di elucubrazioni, questa polistilistica operina – c’è tutto il teatro antico e moderno, alto e basso, giocosamente ricombinato – costituirà l’addio alle scene di Marco Palasciano, ingegno il piú poliedrico ma ormai quasi eremitico; e si sarebbe dovuta in teoria incentrare sulla storia del placito capuano, ma ha finito col trattare piú che altro dello stesso Palasciano (autointerpretato in caricatura ma non troppo) che, tra le fatiche dei suoi festival-laboratori e il sogno di un opus magnum a rischio di restare incompiuto, ha da scrivere la commedia e non vorrebbe scriverla, facendo disperare i suoi attori Giovenzio (interpretato da Luca Pellegrino) e Seneca (Gaetano Riccio), sullo sfondo di Capua e della ricerca d’un suo senso nel quadro universale.

Il tutto fra riso e commozione, latinità e “volgarità”, cento easter egg e mille temi fuori tema, non ultimo quello degli effetti psicoattivi dell’intelligenza artificiale.

 Per informazioni e prenotazioni (biglietto ordinario: 12 €) contattare il 338 992 4524 o il 334 363 8451.

domenica 29 settembre 2024

Resoconto del viaggio ab terra ad astra

A Capua, nella chiesa di San Salvatore a Corte, sabato 28 settembre 2024 – davanti a un pubblico di tredici persone – a inaugurazione del XXVII anno accademico palascianiano si è tenuta la XIV edizione di 100 Thousand Poets for Change in Terra di Lavoro: Ab terra ad astra. Ci occorrono anche le vostre poesie; diteci, di'! (qui l’annuncio).
L'Accademia Palasciania ringrazia Capua Sacra per la collaborazione e Giuseppe Bellone per la gran pubblicità fatta tramite i canali di Cose d'Interni Libri e di Capua il Luogo della Lingua Festival, nonché per il suo far da tramite con il Patto per la Lettura di Capua “Città che legge”. Essa inoltre si scusa con la Pro Loco di Capua, ed enti cooperanti, per essersi distrattamente sovrapposta alla commemorazione – in svolgimento nelle stesse ore – del sacco di Capua del 1501; ahinoi! se per tempo ci fossimo avveduti della concomitanza, si sarebbe spostato Ab terra ad astra al 5 ottobre, anche in ragione della elevatissima probabilità che “il grosso del pubblico” (da non confondersi con “il pubblico grosso”) avrebbe preferito di gran lunga il megaevento storico al microevento poetico.

Nella cui parte I il Presidente ad Vitam Marco Palasciano – dopo aver presentato il nostro programma 2024-2025, dominato dal festival-laboratorio in ventotto lezioni-spettacolo Dedalo o il sublime. Un percorso nel labyrinthus mundi tra mito e storia – ha intrattenuto un dialogo col Vicepresidente Onorario Roberto Cocchis, cospicuo autore e di romanzi gialli e di poesie, al quale la serata è stata dedicata (infatti il titolo dell'evento non è altro, in realtà, che un anagramma di Serata dedicata al Vicepresidente Onorario Roberto Cocchis) a celebrazione del X anniversario del suo ingresso nell'Accademia, avvenuto in occasione della IV edizione di 100 Thousand Poets for Change in Terra di Lavoro: Fiori da una terra avvelenata. Centomila poesie contro il biocidio (27 settembre 2014).

Nella parte II si sono avvincendati sul palco nove performer. Di séguito l'elenco sia dei performer sia di chi ha portato poesie lette da altri. Con asterisco i poeti. Fra parentesi le edizioni di 100 Thousand Poets for Change cui si ha partecipato.
Angela Porcelli (XIV)
Antonella De Luca (XIV)
Gaetano Riccio (VIII, IX, XIV)
Giuliana Cenname (III, XII, XIV)
Luca Pellegrino (XIV)
Marco Palasciano* (tutte)
Olimpio Sparaco (XIV)
Renato Carpentino* (XIV)
Roberto Cocchis* (IV, V, VI, VII, VIII, IX, XIV)
Tiberio Madonna* (IX, IX bis, X, XI, XI bis, XII, XIV)
Cliccare qui per l'elenco di tutte le edizioni (2011-2024) di 100 Thousand Poets for Change in Terra di Lavoro.

Le foto sono di Roberto Cocchis. Le cinque qui di séguito ritraggono Cocchis sullo sfondo della platea, indi Palasciano a fianco di – nell'ordine – Porcelli, Madonna, Carpentino, Riccio e Pellegrino. Questi ultimi due affiancheranno Palasciano da attori nella messa in scena della sua commedia Nova. Sao ko kelli celi unqua li possette neuno, con la quale il 13 ottobre 2024 si aprirà la VII stagione della rassegna di FaziOpenTheater.

domenica 22 settembre 2024

S'apre l'anno accademico, o poeti!

Comunicato stampa sull'evento Ab terra ad astra. Grazie se lo potrete divulgare.

Sabato 28 settembre alle ore 19.00, per la felicità di chi ama leggere e scrivere poesie, l’Accademia Palasciania – in collaborazione con Capua Sacra, Cose d’Interni Libri e Capua il Luogo della Lingua Festival, nell’àmbito del Patto per la Lettura di Capua “Città che legge” – terrà nella chiesa di San Salvatore a Corte (Capua, via Principi Longobardi 19; ingresso libero) l’evento «Ab terra ad astra».

Si tratta della XIV edizione in Terra di Lavoro, a cura di Marco Palasciano, dell’evento globale «100 Thousand Poets for Change» (Centomila poeti per il cambiamento), una sorta di grande rito annuale dedicato alla poesia e alla speranza, che al principio d’autunno unisce tutti i continenti fin dal 2011, quando fu ideato dal compianto Michael Rothenberg (1951-2022) e dalla sua compagna Terri Carrion.

Tra le centinaia di edizioni locali che si terranno il 28 settembre 2024 o in date vicine, quella di Capua varrà fra l'altro a inaugurare il XXVII anno accademico dell'Accademia Palasciania, nonché a celebrare il X anniversario dell'ingresso di Roberto Cocchis nell'Accademia di cui quest'anno è diventato Vicepresidente Onorario. Infatti il titolo completo «Ab terra ad astra. Ci occorrono anche le vostre poesie; diteci, di'!» non è altro, in realtà, che un anagramma di «Serata dedicata al Vicepresidente Onorario Roberto Cocchis».

La prima parte di «Ab terra ad astra» consisterà in un dialogo fra Palasciano e Cocchis, sapido e sapiente autore in versi e in prosa, fra l'altro d'una serie di romanzi per «Città in Giallo» ambientati a Genova.

La seconda parte sarà un reading collettivo in cui chiunque potrà declamare, o far declamare, le proprie poesie o quelle dei propri poeti preferiti. Tema libero (sperando che non manchino versi contro la guerra né dediche a popoli oppressi, come il palestinese, e alle minoranze perseguitate nei vari paesi del mondo).

Gli autori editi potranno esporre in loco copie dei propri libri, o recandoli autonomamente o contattando al piú presto Cose d'Interni (0823 961622) affinché la libreria le faccia arrivare.

domenica 19 maggio 2024

DirtyGun a Palazzo Lanza: il video

In ritardo di nove anni, ecco montato il video dell'esibizione di DirtyGun con Marco Palasciano e altri a Palazzo Lanza. Un bellissimo intreccio di rap e poesia classica, persone di ogni età, collettivi e accademie. Un'esperienza indimenticabile a ennesima dimostrazione, se mai ve ne fosse bisogno, del fatto che l'arte vera unisce e non divide. E come è stato detto al Duomo un mese fa, tutti noi «Continueremo a fare risuonare per il mondo il tuo entusiasmo, il tuo amore, abbattendo le barriere che vorrebbero tenerci distanti», Ciccio carissimo. Quella sera del 2015 hai reso possibile l'evento artistico e culturale piú bello di cui l'Accademia Palasciania abbia memoria, e che da ora tutto il mondo può qui vedere e rivedere:

https://youtube.com/playlist?list=PLeK44axUYpthn5dofVI-SWryVSBrJwQK4

sabato 20 aprile 2024

Amore oltre la morte e ogni distanza

Comunicato stampa su A come Agape, la puntata n. 15 di Omnia palco sacra, e il suo Epilogo d'amore numinoso. Grazie se lo potrete divulgare.

Giunge alla sua ultima lezione-spettacolo, a circa un anno dalla prima, il XV festival-laboratorio palascianiano di scienza, filosofia, poesia, gioco e umana armonia «Omnia palco sacra. I "Quindici" di Marco Palasciano», monumentale bilancio esistenziale del filosofo e artista multidisciplinare capuano in quindici lezioni costruite ognuna su una diversa lettera del suo nome (riordinate secondo l'anagramma «Caos – clap! – armonia»: «C come Capua», «A come Ansia» ecc.), più la lezione «Prologo d'insieme o umano», a formare otto coppie di lezioni: sull'ambiente antropico (dal globale al locale), sulla psiche (dai disturbi della comunicazione all'ingegno comunicativo), su scienza e tecnica (dalla matematica all'informatica), su gioco e poesia come pratiche di pensiero (il cui intreccio genera arte e ludus), sulla filosofia (teoretica e pratica), sulla storia (Ottocento e Novecento), su realtà e fantasia (dalla diaristica ai mondi dell'immaginario), sull'amore (carnale e spirituale).

La puntata n. 15«A come Agape. Reti, eroi, vivi e morti, empatia cosmica» – vedrà l'Accademia Palasciania in collaborazione con Capua Sacra, tenendosi nella bellissima chiesa dei Santi Rufo e Carponio (Capua, corso Gran Priorato di Malta 40). L'appuntamento, a ingresso gratuito come sempre, è per le ore 18.30 di domenica 28 aprile. Al termine della lezione – dedicata al puro amore che va oltre la morte e ogni distanza – sarà donato a chi più lo desìderi il volume dei «Quindici» di turno: «La vita intorno a noi».

Una settimana dopo, domenica 5 maggio, si terrà alla stessa ora ma a Palazzo Fazio (Capua, via Seminario 10) – in collaborazione con Capuanova e FaziOpenTheater«Epilogo d'amore numinoso. Nacque dal caos ogni armonia possibile», una festa per la consegna di diplomi e medaglie, inclusiva di un commovente quanto divertente evento a sorpresa.

Si concluderà così il trittico di festival-laboratori iniziato sette anni fa con «Oniricon» (basato sul nome di Eleonora Carmelina Bellofiore, 1933-2016), proseguito con «Ortelius Room» (basato sui nomi di Ferdinando Palasciano, 1929-1995, e di sua madre Immacolata Cardillo, 1903-1991) e culminante in «Omnia palco sacra» (basato sul nome del figlio di Eleonora e Ferdinando). L'insieme di titolo e sottotitolo del trittico è un anagramma della somma dei titoli «Oniricon», «Ortelius Room» e «Omnia palco sacra»: «Aurolalìa. Cosa comporre con i nostri nomi».

giovedì 18 aprile 2024

In memoria di Ciccio DirtyGun

[Discorso tenuto da Marco Palasciano
nel Duomo di Capua il 18 aprile 2024
]
    Mi è stato chiesto – e ne sono onorato – di parlare per tutte le persone, qui, che hanno amato Ciccio; e che continueranno ad amarlo anche in absentia.
    Avrei potuto parlare di ciò che la filosofia può postulare esservi dopo la morte e prima del mondo; ma un tal discorso richiederebbe un tempo esagerato, e per esso semmai rimando alle mie lezioni.
    Piuttosto, per questo momento – in cui null’altro importa che porgere un degno saluto al nostro caro – ho raccolto negli scorsi tremendi giorni i pensieri un po’ di tutti voi, scritti o buttati lí, e li ho fusi insieme.

    C’è stato a esempio chi ha detto: «Noi pensiamo che tu sia un angelo che ci è venuto a trovare; per forza, perché parlavi la lingua di Dio: la musica».
    DirtyGun è stato un’anima gentile, e un artista dei piú puri sulla scena del nostro territorio. Quel che ha fatto per Capua e la provincia di Caserta è stato un lavoro enorme. Non si contano gli eventi musicali che ha organizzato, non solo qui ma anche all’estero, il che lo ha portato ad avere amici in tutto il mondo.
    Al rap ha consacrato la sua vita, fin da quando ha iniziato – ragazzino – a registrare nella sua stanzetta i primi pezzi, fino al suo realizzarsi compiutamente, aiutando anche altri a realizzarsi.
    Ha sempre condiviso tutto quel che aveva. Era un faro di vitalità e d’amore. La famiglia, gli amici, in uno con la musica, erano la sua vita. Si cibava di quello.

    Non sono certo il solo che ha scoperto grazie a DirtyGun il rap casertano, o in altri casi il rap in generale. Certi erano solo ragazzini o ragazzine, quando grazie a Ciccio hanno iniziato ad ascoltarne.
    E tutti egli ha cercato sempre di coinvolgere direttamente nell’avventura musicale, considerandoli già parte della sua crew, la Homicidial Familia, fin da prima di trovare un compito per ciascuno, foss’anche solo raccogliere i nomi per le battle di freestyle.
    Molti di noi, qui, hanno anche partecipato a qualche suo video.

    Quando poi Ciccio ha aperto il Dirty Sound Studio a via Roma, quello studio è diventato presto un luogo di aggregazione socioculturale per l’intera provincia di Caserta: non un semplice studio di registrazione, ma un luogo inclusivo votato alla condivisione e al flusso delle idee.
    C’era chi nei fine settimana tornava a Capua per vedere lui piú che i propri genitori. E c’era chi praticamente viveva lí dentro, stando lí con Ciccio tutti i giorni, e iniziava a fare freestyle, ma non aveva il coraggio di buttarsi, ma poi lo trovava; Ciccio l’incoraggiava; veniva realizzato un pezzo, finiva in YouTube, aveva magari un successo inaspettato e il giovane talento di turno capiva di voler – fare – quello.
    È il caso di chi aveva un lavoro all’estero e lo ha lasciato per tornare alla nostra terra e a quello studio, e narra di come allora si triplicarono le energie di Ciccio, per empatia, e andò a finire a concerti davanti anche a piú di mille persone, in giro per l’Italia, per l’Europa… Ormai li chiamavano da ovunque, l’ultimo live è stato a Strasburgo un mese fa… Stavano “spaccando tutto”. Non che lo pretendessero. Facevano musica soprattutto per divertirsi; i pezzi migliori sono nati dal nulla. E ora ne stavano finalmente raccogliendo i frutti maturi.
    Poi è successo quello che è successo (e che non poteva non succedere; perché se si fosse tagliato via dalla personalità di Ciccio quell’eccesso di ardimento, non avrebbe fatto tutte le cose belle che ha fatto; questa è la meccanica di ciò che noi siamo).

    Il lavoro di Ciccio al Dirty Sound era tale che adesso ci vorrebbero venti persone per fare quello che faceva lui.
    E lo faceva perché voleva “regalare sogni” alle persone, dar loro quella possibilità che nessun altro dava. Ci sono persone cui lui ha dato tutto.
    Le portava a credere in sé stesse e nei propri sogni, e ad essere felici.
    Tutti suoi “figli”. In tutti vedeva potenzialità, con tutti entrava súbito in sintonia. Tanti hanno visto in lui un fratello maggiore. E c’era chi aveva piú anni di lui eppure pensava a Ciccio come a un padre.
    Tutti egli prendeva per mano. Per tutti era presente; potevi sfogare i tuoi problemi per ore, e ti dava un consiglio. Di tutti conosceva le vite in dettaglio, di tutte le persone che gli volevano bene; e dimostrava un supporto inesauribile – e autentico – a chiunque gli raccontasse un pezzo di sé; sapeva farsi sentire vicino a loro anche con una sola parola. Quando ti sentivi perso ti faceva ritrovare. In qualche modo ti tirava fuori da quel baratro, e ti portava una luce pazzesca. Era un faro per tutti.

    Perfino l’odio, la rabbia, li trasformava in amore. Era come un alchimista che muti il piombo in oro; in sé, e negli altri; tutto ciò che toccava diveniva – ma ditemi se esagero – un qualcosa di bello e luminoso. Partendo dal dentro di lui. Attraverso Ciccio conoscevi te stesso, nel bene e nel male. Era uno specchio. Quel che dovrebbe essere un maestro.
    E se anche non si riteneva un maestro, di quelli che usano chiamarsi “pozzi di scienza”, quel che diceva lo trovavi poi magari scritto nei libri. D’altro canto lo affascinavano la filosofia orientale, e tradizioni antiche anche occidentali, e lo portavano a belle congetture.
    Cercava di migliorarsi ogni giorno, esprimeva il proposito di purificarsi nell’essenza, raccontava ultimamente di una maturazione spirituale e di letture piú profonde del solito, come Il codice dell’anima di Hillman. Ricercava l’istante della vita goduta nella sua semplicità. Un percorso iniziato durante i lockdown, col proposito di amare di piú la natura, emblema di libertà, e col desiderio di attraversare i deserti.
    Già profonda era la sua connessione con tutti, con tutto. Pure quando non diceva una parola o stava scazzato sentivi l’energia positiva, il bene in lui.
    E il bene egli traeva da ogni cosa, entusiasta per ogni cosa, finanche per un’insalata. «L’universo me vo’ bene», cantava.
    E chi gli stava a fianco poteva sentire che la connessione di Ciccio andava anche oltre l’universo fisico, sconfinando nel metafisico. Era veramente in contatto col dàimon della sua anima, direbbe Hillman.
    E lo riconosceva nelle anime altrui. Poi stava agli altri trovare il coraggio per tirar fuori quel che avevano dentro sé stessi.

    Nell’ultima sera della sua vita, venerdí scorso, a Vitulazio, al bar Manhattan, piú carico che mai d’amor fraterno, ha abbracciato tutti, dava baci a tutti, diceva «Continua, frate’! stai spaccando». Quasi un consapevole addio alle scene, giunto al colmo della sua radiosità, ancora qualche giorno prima di compiere trentun anni.
    Le ultime due sue parole, all’alba, prima di avviarsi con la moto, sono state: «Stamm’ vincenn’».

    E ora? Ora s’è fermato tutto. «Ora che non ci sei è il vuoto a ogni gradino». E qui non sappiamo – parenti, amata, amici – dove trovare la forza, ma dobbiamo. Certo è che non sarà dimenticato.
    L’amore si manifesta in tanti modi, e oggi quest’amore si sente ancor di piú perché è tutt’uno col dolore. Sappiamo che questo dolore cosí forte, assoluto, non è altro che l’ennesimo seme che hai piantato in noi, caro Ciccio, tu che vedevi terreno fertile in ognuno; e ce la metteremo tutta per farlo germogliare, e dare fiore e frutto.
    Continueremo a fare risuonare per il mondo il tuo entusiasmo, il tuo amore, abbattendo le barriere che vorrebbero tenerci distanti.
    E voi vivete! Abbracciate! Non abbiate rimpianti!, lui stesso vi direbbe. Credete nei vostri sogni, regalate sorrisi, come faceva lui. E soprattutto amate, sempre, ogni giorno.
    Fratello, DirtyGun, Ciccio, tu hai dato inizio ad un qualcosa, e noi la porteremo a termine.

    Poi un giorno forse ci rincontreremo – se già le nostre anime non s’erano incontrate prima di questa vita, e forse non una ma infinite volte, nell’infinito gioco universale.
    Per il momento, addio.

mercoledì 3 aprile 2024

Universalità del desiderio

Comunicato stampa su I come Impulso erotico, la puntata n. 14 di Omnia palco sacra. Grazie se lo potrete divulgare.

Si incentrerà sul tema dell'amore – diviso tra eros e àgape – l'ultima coppia di lezioni-spettacolo del XV festival-laboratorio palascianiano di scienza, filosofia, poesia, gioco e umana armonia «Omnia palco sacra. I "Quindici" di Marco Palasciano», dedicato ai quindici elementi chiave della formazione dell'homo universalis.

La puntata n. 14«I come Impulso erotico. Natura, aura virile, porno ed estasi» – vedrà l'Accademia Palasciania in collaborazione con Capuanova e FaziOpenTheater, tenendosi a Palazzo Fazio (Capua, via Seminario 10). L'appuntamento, a ingresso gratuito come sempre ma per stavolta vietato ai minori di quattordici anni, è per le ore 18.30 di domenica 7 aprile nella sala a pianterreno (mentre al piano superiore, alle ore 11.00, si inaugurerà a cura di Capuanova la terza mostra per la serie «Figure», una personale di Enzo Toscano).

Il titolo generale – in latino longobardo – del festival-laboratorio, «Omnia palco sacra», vuol dire «Tutte le cose sono sacre per il palcoscenico» (intendendo il barocco "theatrum mundi"); e suona simile, sia per forma sia per contenuto, all'«Omnia munda mundis» della pseudopaolina Lettera a Tito nella Vulgata, ossia «Tutto è puro per i puri». In tale spirito, soffermandosi sul primo gradino della scala di Platone, questa "penienultima" puntata tratterà di piacere fine a sé stesso – emblema di soprana libertà, invisa a chi confonde male e caos – nella sua più intensa declinazione, e delle pratiche vòlte ad ottenerlo, in ispecie omoerotiche. Il tutto non tanto nell'ottica del fruitore disincantato, interna a una morale noeticamente cieca che disgiunge carnale e teologale, quanto del poeta mistico (vedi a es. i sufi della Persia medievale) o, quantomeno, del filosofo metafisico non digiuno di scienza contemporanea; per il quale il concetto di natura, su cui si gioca la sistemazione del tema, sarà ben altro da quello dell'episteme antidarwiniana. E se quest'ultima è ancor dura a morire nel XXI secolo, con quel che ne consegue in termini di barbarie erotofobica, non vi è da disperare tuttavia che – estinti gli ultimi focolai di antiumanesimo – il motto del XXII possa essere il virgiliano «Omnia vincit àmor».

Al termine della lezione sarà donato a chi più lo desìderi il volume dei «Quindici» di turno: «Cosa fanno gli uomini».

Ricordiamo che per partecipare non vi è necessità di aver seguito le puntate precedenti, e che il programma completo di «Omnia palco sacra» è consultabile nel blog dell'Accademia.