:) A breve pubblicheremo il calendario del XII festival-laboratorio!

29 maggio 2014

Un toro bianco porta Europa in groppa...

Torta alle fragole creata per il buffet
del 25 maggio da Anna Maria De M.
Domenica 25 maggio si è tenuta in Capua, a Palazzo della Gran Guardia, alla presenza di 16 partecipanti e per la durata di circa tre ore, Nel maze del cammin di nostra vita. La dinastia cretese dal ratto di Europa al raptus di Fedra, la puntata n. 12 di Encyclopædia Cœlestis. Novissimo laboratorio euristico di filosofia, arti varie, gioco e umana armonia, ovvero la sesta stagione di incontri filosofici dell'Accademia Palasciania; e a suo interludio si è tenuto un buffet a celebrazione del XLVI genetliaco del Presidente dell'Accademia, con manicaretti di Alessia V., Anna Maria De M., Carolina P., Lucia D.I. e Maria Cristina C.
    Mercoledì 28 maggio la puntata si è replicata nel Palascianeum alla presenza di 6 partecipanti, di cui 1 già presente la domenica; e a preludio si è tenuta una cena sontuosa, con tagliatelle alla genovese cucinate da Luigi C.

Babà creato da Carolina P.
La puntata n. 13 e relativa replica (tema: vedi qui) si terranno – sempre gratis – l'una domenica 8 giugno alle ore 18.45 nel Palazzo della Gran Guardia (Capua, piazza dei Giudici), sede dell'Associazione Pro Loco, e l'altra mercoledì 11 giugno in orario e sede da definire, dati che potranno essere conosciuti dalle persone interessate telefonando o inviando un sms al 3479575971, o contattando Marco Palasciano in facebook.

La puntata n. 12, intanto (il cui titolo ha rischiato di essere La divina corrida. Un toro bianco porta Europa in groppa, va un altro da Pasìfae e se la ingroppa, il terzo va da Ippolito e lo accoppa), è consistita in una lezione-spettacolo dedicata al Toro, costellazione associata al mito di Europa, più un gioco: Il labirinto magico. Di séguito l'elenco degli argomenti trattati nella lezione:

Il Toro in Johannes Hevelius, Firmamentum Sobiescianum, 1690.
La visuale è rovesciata rispetto al punto di vista terrestre.

Luoghi del mito e della storia
Nella mappa sottostante sono indicati i luoghi citati nel corso della lezione:
0. L'isola di Delo e, nei pressi, l'isola di Nasso.
1. Argo (qui regna Ìnaco) e, nei pressi, Trezene (qui regna Pìtteo) e Micene (qui regna Eurìsteo, poi Àtreo).
2. Lo stretto del Bòsforo e, nei pressi, Finèa (fondata da Fìneo).
3. Menfi (fondata da Èpafo in onore di Menfi, sua sposa).
4. Tiro (qui regna Agènore, poi Fenice).
5. L'isola di Creta (qui regna Asterio, poi Minosse, poi Deucalìone, poi Idomèneo, poi Idamante).
6. La Cilìcia (qui regna Cilìce).7. L'isola di Taso (qui regna Taso).
8. Tebe (fondata da Cadmo) e, nei pressi, Atene (qui regna Ègeo, poi Tèseo) e Maratona.
9. La Licia (qui regna Sarpedonte). – 10. Mileto (fondata da Mileto).
11. L'isola di Rodi. 12. Pisa (qui regna Pèlope).
13. Càmico (qui regna Còcalo).

Pieter Paul Rubens, Mercurio e Argo, 1636-1638.
Io
Iunce viene mutata in torcicollo da Era, per aver incautamente somministrato a Zeus un filtro che lo ha fatto innamorare di Io, figlia di Ìnaco re di Argo, a far l'amore con la quale il dio usa recarsi celato in una nuvola d'oro. Io viene tramutata in vacca bianca (al che Inaco impreca contro Zeus; e l'erinni Tisìfone punisce il re gettandolo nel fiume Aliàcmone, che da allora avrà nome Inaco) ed è affidata da Era alla custodia di Argo Panoptes, il gigante dai cento occhi. Ermes addormenta il mostro con la musica, lo uccide e libera la vacca. Era resuscita Argo in forma di pavone (ponendo i cento occhi sulla coda) e manda un tafàno a tormentare Io, che quindi fugge a quattro zampe per tutto il mondo, tra l'altro attraversando il Bosforo (che da lei prende nome: bous + poros = passaggio della vacca). Io (che taluno identificherà con Iside; le corna della vacca simboleggiano la luna) giunge infine in Egitto, dove da Zeus le viene restituita forma umana, e partorisce Èpafo, per poi sposare re Telègono, alla cui morte Epafo eredita il regno egizio.

Quadro semplificato della discendenza di Io e di quella di Tantalo, fino a Oreste che è
sia iide sia tantalide, più il Minotauro che non appartiene a nessuna delle due dinastie.


Il dio Api, adorato nella città di Menfi sotto forma di toro.
Da Io a Europa
Epafo e Menfi, figlia del Nilo, generano Libia. Il dio Poseidone e Libia generano Agènore, che diviene re della città fenicia di Tiro e ha cinque figli maschi e una femmina, Europa.
    Nel frattempo l'isola di Creta è colonizzata da Tèttamo, figlio di Doro. Asterio, figlio di Tettamo, diviene il primo re cretese. Cenni sulla civiltà minoica.
    Cenni sull'alfabeto fenicio, la cui prima lettera (ʼāleph, da cui deriveranno l'alfa greca e infine la nostra A) è la stilizzazione della testa di un toro.

L'evoluzione della lettera A.

Il ratto di Europa.
Europa
Zeus un giorno si innamora di Europa, e incarica Ermes di condurre la mandria di re Agenore sulla spiaggia di Tiro, ove la principessa è intenta a coglier fiori con le sue compagne. Zeus si muta in toro bianco (toro bianco n. 1 della saga cretese) e, uscendo dalla mandria, si accosta a Europa, che vista la sua mansuetudine gli sale in groppa; quello si butta in mare e nuota fino a Creta, dove riassunta forma umana deflora e impregna Europa in un boschetto di salici, per poi lasciarle in dote un giavellotto che non manca mai il bersaglio, un cane che non manca mai la preda (Lèlapo) e un ineludibile robot di bronzo addetto alla guardia costiera (Talo). Europa sposa Asterio e diviene regina di Creta.
    Intanto i figli maschi di Agenore girano il mondo in cerca della sorella; Fenice, unico a tornare a Tiro alla morte del padre, erediterà il regno; gli altri si stabiliranno altrove: Cilice in Cilicia, Taso sull'isola di Taso; Finea fonda la città di Finea, Cadmo fonda la città di Tebe (e di lui torneremo a parlare la prossima puntata).
    Quanto a Europa e alla sua trisnonna Io, resta da dire che i loro nomi, molti secoli dopo, saranno dati a due dei maggiori satelliti del pianeta Giove.

Minosse. Monumento a Dante di Cesare Zocchi, Trento.
Minosse e i suoi fratelli
I tre figli di Zeus ed Europa: Minosse, Sarpedonte, Radamanto. Rivalità di Minosse e Sarpedonte, ambedue innamorati del bellissimo Mileto, figlio d'Apollo. La rivalità aumenta con la morte di Asterio; Sarpedonte sostiene che fosse volontà del defunto re la spartizione del regno tra tutti e tre i figliastri; Minosse pretende solo per sé il titolo regale, in quanto maggiore, e a legittimare la sua pretesa erige un altare sulla riva del mare chiedendo a Poseidone l'apparizione di un toro ch'egli promette di sacrificare al dio. Sorge dalle acque un meraviglioso toro marino (toro bianco n. 2 della saga cretese); Minosse è acclamato re. Ma, decidendo di tenersi il magnifico toro e sacrificarne un altro, incorre nell'ira di Poseidone; che instilla nella moglie di Minosse, Pasìfae (sorella della maga Circe e di Eete, re della Colchide e padre di Medea), il desiderio di fottere col toro; ed ella si tormenta, non sapendo in che modo realizzare la folle fantasia.
    Intanto Minosse, allorché Mileto sceglie come amante Sarpedonte e non lui, li esilia ambedue. (Sarpedonte regnerà in Licia; e Mileto fonderà la città di Mileto, patria del primo dei filosofi, Talete. Digressione sui figli di Mileto, Càuno e Bibli, e l'incestuosa passione di Bibli per il fratello.)
    Radamanto, al contrario di Sarpedonte, collabora con Minosse; e acquisterà nel mondo fama di eccelso legislatore, tale da vedersi assegnato, alla propria morte, da Ade al ruolo di giudice dei morti (al pari di Minosse, che Dante porrà infine nel canto V dell'Inferno). «Giudizio di Radamanto» sarà detto dagli antichi il tipo di giudizio giusto ancorché spietato; «giuramento radamantino» sarà detto il giurare su animali o cose: «Così Socrate aveva l'abitudine di giurare pel cane ed il papero» (Giovanni Pozzoli, Felice Romani e Antonio Peracchi, Dizionario d'ogni mitologia e antichità, vol. V, Fanfani, Milano 1824, pag. 294).


Jonathan Hirschfeld, Pasiphae, 2011. Da www.hirschfeld-art.com.
Dedalèa, libro I
L'ingegnoso Dèdalo, sorta di Leonardo da Vinci dell'antica Atene, uccide per invidia l'ancor più ingegnoso nipote Calo, figlio di sua sorella Policasta, gettandolo dal tetto del tempio di Atena. Scoperto fugge, o è esiliato, a Creta, mentre Policasta si impicca e Calo è mutato in pernice da Atena. A Creta, Dedalo entra al servizio dei reali. Per prima cosa, la regina Pasifae lo incarica in segreto di trovarle un modo per farsi fottere dal toro. Dedalo, senza alcuno scrupolo bioetico, appronta un'armatura di legno a forma di vacca. Il coito bestiale si consuma; la sventurata resta incinta. Nasce quindi un'orribile creatura dal corpo di uomo e la testa di toro (Dante la definirà «l'infamïa di Creti [...] che fu concetta nella falsa vacca», Inf. XII 12-13).
    Minosse non incolpa la moglie ma sé stesso, capendo che la nascita del Minotauro è la punizione di Poseidone; e incarica Dedalo di costruire un labirinto in cui recludere a vita il mostro. Frattanto, di Dedalo si innamora la schiava Nàucrate; e gli dà un figlio: Ìcaro. 

Atleti greci in corsa. Pittura vascolare.
La meglio gioventù
Quanto a Minosse, ebbe con Pasifae vari figli tra i quali qui ci interessano Glàuco, Càtreo, Andrògeo, Arianna, Deucalìone (da non confondere con quello del diluvio) e Fedra.
    Glauco muore bambino, inseguendo un topolino e cadendo in una giara di miele, ove affoga; ma lo resuscita Asclepio, che proprio in quella occasione scopre l'erba dei serpenti (di cui già dicemmo nella puntata n. 11; vedine il resoconto al cap. Morte di Orione).
    Tra i figli di Catreo vi sarà Altèmene, unico maschio, che per fatalità ucciderà il padre a Rodi; ed Èrope che a Micene, ove regna Eurìsteo, conoscerà gli esuli Àtreo e Tieste: e sposerà l'uno per tradirlo con l'altro. Atreo e Tieste sono figli di Pèlope, re di Pisa, che da lì li scaccia per aver ucciso Crisippo (vedi puntata n. 5, antefatto dell'Orestea).
    Un altro figlio di Pelope è Pìtteo, re di Trezene famoso per saggezza, al quale per un consulto un giorno fa visita Ègeo, re di Atene, che poi prima d'andar via gli deflora e impregna la figlia Etra, ma sotto una roccia le lascia la propria spada e i sandali affinché un domani suo figlio possa farsi riconoscere. Ad Atene poi Egeo sposa la maga Medea (reduce da una tragedia di cui parleremo nella prossima puntata) e indìce giochi atletici, cui partecipa Androgeo; che li vince tutti, e viene perciò ucciso dagli ateniesi invidiosi, il che causa la guerra tra Atene e Creta; Minosse trionfa, e impone a Egeo un tributo annuo di sette ragazzi e sette ragazze ateniesi da gettare in pasto al Minotauro.

Eracle e il toro di Creta.
Penultima apparizione del toro bianco n. 2
Intanto Èracle (che sarà il protagonista della puntata n. 14) viene a Creta per catturare il toro, sul che Minosse non ha nulla in contrario (la bestia è ormai allo sbando e fa soltanto danni), e portarlo a Micene da Eurìsteo che ha da immolarlo a Era. Ma infine la dea rifiuta il sacrificio, per non dar gloria all'odiato Eracle; sicché il toro viene lasciato libero di girovagare, e finisce con lo stabilirsi presso Maratona. Più avanti Euristeo perirà, e scoppierà la contesa tra Atreo e Tieste per il trono di Micene; ma di ciò abbiamo già parlato nella puntata n. 5.

Antonio Canova,
Teseo sul Minotauro, 1781-1783.
Come Tèseo divenne re
Teseo, figlio di Egeo ed Etra, cresciuto e fornito della suddetta spada e sandali, si reca ad Atene; lungo la strada sconfigge vari briganti perversi (Procuste, Scìrone, Sini ecc.), per il che viene onorato a corte. Qui non svela, per il momento, la propria identità; ma Medea indovina chi è, e se ne cruccia, preferendo ovviamente come erede al trono di Atene il proprio figlio Medo. Manda quindi Teseo a catturare il toro di Maratona, sperando ci resti secco. Lungo la via, Teseo è ospite di una povera vecchia, Ècale; che per propiziargli la vittoria offrirà, dice, un sacrificio a Zeus. Il toro è preso. Teseo ripassa dalla dolce vecchina; e la trova morta.
    Ad Atene, il toro stesso è finalmente sacrificato. Medea è al colmo dell'ira; convince Egeo, insinuando che lo straniero brami usurpare il trono, ad avvelenare colui ch'egli non sa esser suo figlio; ma all'ultimo momento il re riconosce spada e sandali, e rovescia il calice. Medea sparisce da Atene. Teseo è principe. Per porre fine al tributo annuo di sangue dovuto a Creta, si offre di andare a Creta a uccidere il Minotauro (cugino di Medea, per inciso). La nave con a bordo Teseo e gli altri ragazzi destinati al mostro parte con vele nere; se al ritorno avrà vele bianche, Egeo saprà che Teseo è vivo e torna vincitore.
    A Creta, Arianna si innamora di Teseo e gli insegna lo stratagemma del filo, a lei insegnato da Dedalo; sicché Teseo, ucciso il Minotauro, può uscire dal labirinto. Fuggono sulla nave; fanno sosta all'isola di Delo, dove Teseo fa sacrifici ad Apollo e inventa la «danza delle gru» (vedi qui, cap. 3); poi, all'isola di Nasso, mentre Arianna dorme, Teseo riparte (cioè, come suol dirsi, la «pianta in Nasso»). Sopraggiunge il dio Dioniso con la sua corte; si innamora di Arianna; si fidanzano (a questo punto il narratore ha declamato integralmente, con contributo del pubblico che ripeteva in coro il ritornello, il Trionfo di Bacco e Arianna di Lorenzo de' Medici, 1490). La Corona Boreale.
    Teseo scorda (?) di cambiare le vele; Ègeo si butta dalla finestra; il mare prende da lui nome Egèo. Teseo è re. E per prima cosa onora la vecchietta di cui sopra, istituendo le feste Ecalèsie e dedicando un tempio a Zeus Ecalio.

Pyotr Petrovich Sokolov,
Dedalo attacca le ali a Icaro (1777).
Dedalèa, libro II
Minosse, scoperta la fuga degli ateniesi con Arianna e la responsabilità di Dedalo in ciò, imprigiona lui e Icaro nel labirinto a morir di fame; ma usando le ossa delle vittime del Minotauro, le piume d'uccelli cadute nel labirinto e della cera, Dedalo allestisce per sé e il figlio due paia di ali artificiali e volano via. Icaro, per aver voluto andare troppo vicino al sole (che procede su un carro guidato dal dio Elio, per inciso padre di Pasifae ecc.), vede sciogliersi la cera delle ali e precipita. Una pernice ride. Dedalo piange. Termina quindi il suo viaggio aereo in Sicilia, a Càmico, dove lo ospita re Còcalo.
    Minosse, scoperta la nuova fuga, implacabile indìce un concorso a premi internazionale, sapendo che solo Dedalo potrà risolvere il problema, e che non potrà resistere a farlo: come far passare un filo attraverso le spire di una conchiglia di tritone? Dedalo usa una formica, un filo, un po' di miele. Il responso perviene a Minosse, che piomba quindi da Còcalo; ma questi gli consiglia di darsi una calmata, per prima cosa, col farsi un bagno. Egli accetta; e le figlie di Còcalo, che amano Dedalo, uccidono Minosse versandogli nella vasca pece bollente.

Joseph-Désiré Court, La mort d'Hippolyte, 1828.
Il toro bianco n. 3
Successore di Minosse sul trono di Creta è Deucalìone (il cui figlio Idomèneo parteciperà alla guerra di Troia e tornando, per scampare a una tempesta, prometterà a Poseidone di immolargli la prima persona che incontrerà sull'isola, ma questa sarà il figlio Idamante...); i tempi sono maturi per la pace tra Atene e Creta, sicché viene combinato il matrimonio tra Teseo e Fedra, che sostituisce Antìope, dalla quale Teseo ha avuto un figlio: Ippolito. La scena è in Trezene, dove Teseo deve scontare un anno di esilio per aver fatto strage degli eraclidi. Di Ippolito Fedra si innamora follemente; da lui rifiutata, in un raptus onnidistruttivo si suicida, lasciando una lettera in cui lo accusa falsamente di averla violentata. Teseo maledice il figlio; Poseidone lo ascolta e fa uscire dal mare, tra violente onde, un ultimo toro marino, che rovescia il carro di Ippolito; il giovane resta appeso alle redini aggrovigliate, è trascinato via dai cavalli impazziti, è sbattuto sulle rocce. Fine.

La costellazione e il segno del Toro
La costellazione del Toro. L'Atlas Cœlestis di John Flamsteed del 1729 e la presunta stella «34 Tauri», in realtà il non ancora scoperto pianeta Urano. La precessione degli equinozi. Nell'èra attuale, è nella costellazione dei Pesci che il sole viene a trovarsi nel momento dell'equinozio di primavera, mentre negli anni dal 4464 a.C. al 1844 a.C. questo accadeva nella costellazione del Toro.
    Il presunto carattere degli appartenenti al segno del Toro secondo la tradizione astrologica. Possibile revisione di tale tradizione alla luce della saga cretese: brama smodata, unita a gran capacità di problem solving, pur senza imparare mai dai propri errori... ma, come sempre, il nostro revisionismo astrologico vuol essere solo un gioco.

Jacques de Lajoue, Le cabinet de physique
de Bonnier de La Mosson
, 1734.
Il labirinto come gioco
Da labyrinth a maze («labirinto», ma anche «oggetto di stupefazione») ad amazing (cfr. «Amazing Stories»): la prossimità semantica di labirinto e meraviglia.
    Elemento base del gioco inventato da Marco Palasciano per l'occasione, Il labirinto magico, è un tabellone nascosto dietro un paravento (dunque visibile solo al master); su di esso sono rappresentate svariate stanze, o meglio Wunderkammern, collegate da porte e, nell'insieme, strutturate secondo una logica da dedurre. Nel labirinto si aggirano virtualmente sia un mostro, che sbranerà chiunque incontri, sia i giocatori, questi ultimi impegnati a disegnare ciascuno la propria mappa del labirinto a mano a mano che lo esplorano. Inizialmente sono sparpagliati; ma incontrandosi, e da allora procedendo insieme, potranno via via unificare le loro mappe (allegoria della comunione della conoscenza), nel contempo ricercando una serie di dischi di cristallo, necessari ad attivare il dispositivo di teletrasporto che al momento della riunione dei dischi comparirà nella stanza centrale.
    (Curiosità: Il labirinto magico è concepito sul modello degli adventure games degli anni '80; nel 1985 lo stesso Palasciano, a quel tempo sedicenne-diciassettenne, ne creò un paio per ZX Spectrum, ambedue pubblicati lo stesso anno dalla rivista su cassetta «Load 'n' Run». E fu quello il suo primo lavoro remunerato.)

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