Revenaz Quartet, l'armonia del caos
«È
esattamente ciò che farei io se fossi voi restando me». Questo è stato
il commento di Marco Palasciano, presidente dell'Accademia Palasciania,
al termine del concerto («concerto» è però riduttivo, dato l'inglobo di
arti visuali e sceniche) dei Revenaz Quartet, ieri sera, al Lanificio 25 in Napoli.
La
musica, contaminazione ironica e genialoide di stili e materiali i più
eterogenei (dai singulti di elettronica stockhauseniana alla vaiassata
neomelodica campionata, passando per il jazz, il samba, l'armonia
novecentesca, la videogame music e altra ingredientistica postmoderna
dadaisticamente zappingata), composta ed eseguita con sapienza*,
è accompagnata da sequenze video, per la più parte opere di visual art
(di grande effetto – a dirne due momenti tra i meglio dissacranti – il
balletto dei cloni di Che Guevara, o il tricolore italiano composto
dalle immagini di una partita di calcio + uno spot di pannolini + la
bandiera nazista) appositamente create da Simone Petrella;
il quale tra l'altro a metà spettacolo si è, a introdurre una cantante –
tutto il resto era instrumental –, calato nei panni di un presentatore
sanremoide (tra l'altro storpiando insistentemente a bella posta
«Quartet» in «Quadret»). Il corpo sonante si compone, scordavamo, di Andrea De Fazio (batteria), Luca Iavarone (elettricume; e nei video, tra l'altro, interprete della figura di un musicologo assurdo), Roberto Porzio (tastierame), Paolo Petrella (basso).

Gli sbeffeggiamenti
catartici dell'ensemble audiovisuale revenatica decostruiscono e
devitalizzano i denti in noi affondati del mercato e della storia,
gengive incluse erotiche e teoretiche, a rivitalizzare lo spettatore
disintossicandolo dalle contestualizzazioni meccaniche dell'antroposfera
contemporanea, a rotta di collo scollando e ricollocando quel che più
piace e spiace, in gioiosa eversione della demiurgia di default.
Tronchiamo la recensione – inutile poiché già immenso séguito segue i 5 del quartetto, 6 con Peppe Pace
(fonico) – su due immagini il cui senso chi ha già audiovisto una
revenazzata sa, e chi non sa audioveda e lo saprà: il water e Wagner.
Applausi.
*
Si sente lo zampino degli studi al conservatorio! Ma nulla a che veder
con un Allevi, che del conservatorio ha conservato il conservatorume,
mentre i Revenaz no. Cioè: Allevi usa il dito, i Revenaz usano la luna. I
Revenaz possono dirsi palascianeschi. Incidentalmente già Iavarone e i
f.lli Petrella sono Soci Ornamentali della nostra Accademia. Sulla
simbiosi artistica tra Iavarone e Palasciano vedi qui.
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