Comunicato stampa sulla puntata n. 14 del festival-laboratorio Ama, conosci, parla. Grazie se lo potrete divulgare.
Domenica 11 ottobre alle ore 21:00 si terrà in una pizzeria di Capua (per sapere quale, contattare il 347 957 5971) la puntata n. 14 del XVIII festival-laboratorio palascianiano di scienza, filosofia, poesia, gioco e umana armonia «Ama, conosci, parla. Un percorso "caleidoscosmico" con Marco Palasciano tra racconti meravigliosi, educazione filosofica e giochi teatrali».
Per partecipare non vi è necessità di aver seguito le puntate precedenti, il cui calendario completo è consultabile nel blog dell'Accademia Palasciania.
L'incontro, come sempre a ingresso libero, consisterà in una cena (ognuno a proprio gusto e relative spese) inclusiva di dialogo filosofico con lo scolarca dell'Accademia, reso per l'occasione simposiarca, sul tema dell'ottimismo e del pessimismo.
Ha
ragione Leibniz – alato genio universale – con la sua idea di "migliore
dei mondi possibili"?
O hanno ragione Lotario dei conti di Segni e i tanti altri intelletti autopteròtomi che propugnarono il "contemptus mundi" (disprezzo del mondo), alcuni fino al punto di teorizzare – e nei casi estremi, purtroppo, mettere in pratica – l'idea che sia meglio per l'uomo estinguersi?
Ma
se Egesia esortava i propri discepoli a lasciarsi perire di fame, Palasciano
evidentemente è del partito contrario, data la sede scelta per l'evento.
Evento il cui irriverente titolo, simile alla ricetta di un minestrone napoletano, resterà probabilmente il più lungo nella storia della filosofia capuana, se non di tutta la filosofia mondiale:
«De contemptu mundi… quamquam est le meilleur des mondes possibles! Nuova serata di filosofia in pizzeria, piatto forte la teodicea di Leibniz, alla facciazza di Voltaire; ma pure – per passare ai pessimisti – di Egesia, degli gnostici e dei conti di Segni nonché di Bernardo il cluniacense, di Schopenhauer e dei suoi sventurati discepoli Bahnsen e Mainländer; se non basta, di Michelstädter, di Cioran ("Ce 'o ranno, ce 'o ranno") e finanche del diabolico professor von Hartmann ("A chisto nun ce 'o ranno"); però giammai del nostro caro conte Leopardi, che al confronto era ottimista».

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