Comunicato stampa su una puntata speciale del XVIII festival-laboratorio palascianiano. Si coglie qui l’occasione, inoltre, di fare il punto sullo stato presente della cultura capuana. Grazie se lo potrete divulgare.
Il weekend capuano si arricchisce di un incontro più importante del solito – benché fuori programma – dell'Accademia Palasciania, come sempre a partecipazione libera e gratuita, nell'àmbito del XVIII festival-laboratorio palascianiano di scienza, filosofia, poesia, gioco e umana armonia «Ama, conosci, parla. Un percorso "caleidoscosmico" con Marco Palasciano tra racconti meravigliosi, educazione filosofica e giochi teatrali».
Non sarà qui anticipato il titolo di questa puntata speciale. Diverse persone, diversa valenza: una stessa parola può trasmettere timore e disgusto, dolcezza e compassione, o anche il brivido del trascendente.
L'appuntamento è per le ore 18:45 di domenica 20 settembre presso il Monumento al Placito, davanti alla chiesa di San Salvatore a Corte (via Principi Longobardi 19, Capua).
La prima parte sarà in forma itinerante, per caricarsi di energia labirintica, giungendo fino a largo Porta Napoli – teatro quel giorno, grazie alla Pro Loco ed altri, di una ricostruzione della Capua dell'epoca del Sacco (1501) – e ritorno. La seconda parte del filo d'Arianna si dipanerà nella chiesa longobarda, antica il doppio, tra il completamento della lezione-spettacolo e una sessione di laboratorio teatrale.
In altre puntate si è trattato – stavolta ci si limiterà a mostrarlo – di Capua come dell'unica candidata possibile, in Terra di Lavoro, al titolo di Città della Filosofia. Se questo non appare immediatamente evidente agli stessi abitanti (figurarsi all'esterno), essa non è, del resto, riconosciuta neanche come città a vocazione propriamente turistica, benché i turisti meno disaccorti la tengano per tappa obbligata fra la Reggia di Caserta e Napoli. Ex crocevia di epici transiti, Capua è più storia che cronaca, fra Placito, Sacco e qualcos'altro ancora di ostensibile sullo sfondo di eventi culturali che, per non restare di nicchia, sanno anche adeguarsi a un target nell'àmbito del midcult. A un più ristretto pubblico si volge – non avendo né i mezzi per attrarre maggior mole di persone, né l'urgenza di farlo – quella componente capuana che, sentendo d'avere ricevuto eccessivi doni dal mondo, ritiene di doverlo ripagare dedicando come minimo la vita intera a cercare di decifrare gli enigmi della vita stessa, e a celebrarli tramite le arti. Potremmo incontrare un filosofo e/o poeta per la via e non vedere granché in lui, mentre egli vede l'Assoluto in noi, come un mistico sufi al quale basti guardare un altrui volto per trovare illuminazione; che sia quello d'un uomo, o d'un passero, o d'altro animaletto.
Praticare una filosofia integra (completa di metafisica) e una conforme didattica – potenziata da alta letteratura, musica e arti sceniche – è anche questo: offrire al mondo uno "specchio magico" che restituisca a ognuno la sua vera immagine. Se nella decima puntata la magia di Circe – vedi Giordano Bruno, «Cantus Circaeus» (1582) – svelava la bestia in noi, una diversa "magia" può svelare la favilla divina che è perfino nelle bestie. E la puntata del 20 settembre tratterà, fra l'altro, di quel che hanno ispirato allo scolarca capuano i dialoghi e gli abbracci iperadelfici intercorsi fra lui e determinati amici di rara grazia cognitiva (come G.V., grazie al quale è emersa una soluzione metarazionale all'aporìa solipsistica, o F.S., per cui si è rischiarata d'una nuova luce la questione spirito/materia, in più configurandosi la gnosis come "granello di senape" psiconucleare); o la folgorante visione d'una persona di "altissima poesia" presso la cassa di un supermercato, a incarnare il messaggio d'amore e di perdono da parte d'una piccola anima in viaggio verso l'iperuranio, dove ingigantirà fino a esser Dio.
Tra questi e altri ragionamenti e studi, in ispecie gnoseologici, ha trascorso le sue vacanze estive il docente di turno; i cui discenti (neurodivergenti matematici o neurotipici acusmatici che siano) potranno infine trattare di come abbiano trascorse le loro, l'incontro proseguendo – per chi vorrà restare – in forma d'una cena in pizzeria, e fornire liberamente spunti per i successivi incontri di «Ama, conosci, parla».
Ricordiamo che per partecipare non vi è necessità di aver seguito le puntate precedenti, e che il calendario completo del festival-laboratorio è consultabile nel blog dell'Accademia.

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