
fermentazione. Foto: Luigi Orsi.
TAV A CAPUA: TUTTA LA STORIA
Come è ormai noto, qualche anno fa per i lavori della linea TAV venne alla luce a Capua, in via Brezza, oltre a un tratto dell'Appia antica una notevole quantità di rovine fra cui i resti di un mausoleo e le strutture, antiche di circa duemila anni, di una villa ristrutturata in industria vinicola o forse in impianto di lavorazione del profumo seplasio, in ogni caso un ritrovamento definito «di eccezionale importanza» dalla Soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta.
Chi segnalò per prima l'accaduto fu ReteCapua, nell'autunno del 1998. Le reazioni della cittadinanza, nell'immediato, furono blande. L'Archeoclub si limitò a inviare una lettera alle autorità, in cui si suggeriva l'allestimento di un antiquarium, ossia un museo in cui esporre i reperti asportabili. Proposta che non fu ascoltata, potendosi detti reperti già collocare nel Museo archeologico di Santa Maria Capua Vetere (da cui una querelle campanilistica su cui sorvoleremo).

Una lettera del soprintendente Stefano De Caro al console provinciale del Touring Club Italiano Annamaria Troili specificava:
L'area archeologica riportata parzialmente in luce, secondo i metodi dello scavo stratigrafico, interessa una superficie di circa 6.000 mq dei quali oltre 4.000 occupati dalle strutture di una villa, poi trasformata in impianto di lavorazione forse di vino o altro prodotto che richiede raccolta in vasche. Visto l'eccezionale interesse del ritrovamento, il primo nella pianura campana, e in particolare nel territorio dell'antica Capua accresciuto dalla prossimità dell'Appia (l'attuale via Brezza) questa Soprintendenza, per il tramite del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha chiesto una variante al primitivo progetto, indicando come preferibile la realizzazione di un viadotto su pile [...]. Lo scavo si è concentrato allora nella zona in cui ricadranno le pile, per poter valutare il grado di interferenza che queste ultime avrebbero avuto con le strutture antiche. Si è potuto accertare che sarà minima la quantità di murature da rimuovere per consentire la realizzazione dell'opera.
I lavori sono stati ormai completati: le rovine si trovano irrimediabilmente compromesse. La TAV prometteva intanto, all'epoca, che una volta costruito il viadotto, avrebbe realizzato un parco archeologico sotto il viadotto stesso e tutt'intorno.

Palasciano metteva intanto in scena una commediola satirica sull'argomento TAV, con Pulcinella ad affrontare lo spettro delle rovine e altri personaggi, il 2 maggio, sul sagrato della chiesa di Sant'Eligio: Pulcinella e l'orribile segreto del dottor Tavuorgius.**

Quando il suddetto Comitato chiese chiarimenti circa lo stato della progettazione del fantomatico parco archeologico promesso dalla TAV, la risposta del soprintendente De Caro fu che «l'ipotesi di costituzione di un parco archeologico nelle aree rimesse in luce nel corso dei lavori TAV» era «ancora allo stato embrionale», in quanto la sua realizzazione avrebbe comportato «il coordinamento delle diverse istituzioni cointeressate alla sua futura gestione, coordinamento che» doveva «ancora essere stabilito in maniera formale».
Proprio al fine che venisse «formalmente stabilito» questo coordinamento, dopo esserci consultati con la soprintendente Valeria Sampaolo del Museo archeologico di Santa Maria Capua Vetere (cofirmataria, con De Caro, del compromesso degli archeologi con la TAV), chiedemmo ufficialmente al sindaco di Capua di convocare al più presto una conferenza dei servizi. In tal modo si sarebbero chiarite le reali intenzioni della TAV riguardo alle rovine, sulla cui sistemazione a parco archeologico – egli ci confermava – non esistevano fino ad allora che volatili promesse verbali.
Il sindaco promise dunque che la suddetta conferenza sarebbe stata convocata, dichiarando ciò anche nel corso della seduta di consiglio comunale del 9 giugno 1999. Ma poi, in realtà, non se ne fece più niente. Volatili promesse verbali, ancora.


Senza contare, ovviamente, quanto di ancor più vergognoso rivelava il libro Corruzione ad Alta Velocità, di Ferdinando Imposimato, Giuseppe Pisauro, Sandro Provvisionato, che fu nostra cura presentare a Caserta nel corso del nostro terzo convegno, Tav: un treno, mille tentacoli. Si era allora a marzo del 2000; tre anni dopo, era ora che venisse anche pubblicato il libro fotografico dei reperti (Vittorio Sortini, Reperti archeologici a Capua, con le fotografie di Luigi Orsi), i quali probabilmente non vedremo mai più se non in fotografia.
Ancor più di recente, infine, è stata fondata una Commissione civica per la salvaguardia dei beni archeologici di Capua. Ai suoi ideatori, che si propongono di ripartire da là dove ci fermammo noi (che a questa novissima iniziativa non siamo stati invitati a partecipare), non possiamo che augurare buon lavoro. Resta però da capire dove siano stati questi signori negli ultimi quattro anni, soprattutto quando le rovine non erano ancora state traforate dai pilastri; ovvero perché nessuno di loro volle aderire, nel 1999, al Comitato per la salvaguardia delle opere archeologiche emerse nel territorio di Capua, che essi oggi hanno rifondato senza neanche in sostanza mutarne il nome.
* Soppressa nel 2004; vedi qui.
** Vedi qui, qui e qui.
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