14 aprile 2014

Tre domande sulla cosmologia

Riportiamo qui la nostra intervista dell'11 aprile 2014 al gentilissimo Sante Carloni, di cui è stata data lettura durante la puntata n. 9 di Encyclopædia Cœlestis.

A che punto è oggi la ricerca cosmologica? cioè, cosa presumiamo di sapere, fondamentalmente, sulle origini e la natura del cosmo?

— La ricerca in cosmologia è ad una svolta epocale. Per la prima volta la tecnologia ci ha permesso di osservare aspetti dell’universo impensabili solo dieci anni fa. Questo ha indotto una transizione della cosmologia da branca della matematica applicata (e della filosofia) a scienza fisica. Il punto è che oggi sappiamo sempre di più ma capiamo molto poco. Sappiamo per esempio che la teoria del Big Bang, e quindi del cosmo che ammette una origine, è più consolidata che mai e abbiamo un modello che descrive la storia cosmica, da 10-13 secondi fino a un tempo molto vicino a quello presente, che funziona benissimo. Al di là di questi innegabili successi, e come in tutti i campi, ci sono delle domande alle quali non sappiamo rispondere. La descrizione stessa del modello corrente della cosmologia è straordinariamente semplice e questo in sé indica che qualche meccanismo sconosciuto e profondo è all’opera, del quale non capiamo la natura. A questo si aggiungono il problema della fisica del Big Bang stesso e quello della materia e dell’energia oscura che sono, a parte annunci troppo entusiastici, ancora a mio avviso molto lontani da una risoluzione soddisfacente.

La teoria dello stato stazionario è da buttare?

— La teoria della stato stazionario non è al momento la favorita. Ci sono degli aspetti dell’universo osservato che sono difficili da spiegare in termini di un modello stazionario. In fisica comunque si deve valorizzare la diversità. Ciò che è vero oggi, domani sarà certamente corretto o falsificato. Per cui ci sono ancora persone, anche di un certo calibro, che lavorano su questi modelli.

L’universo è infinito come diceva Giordano Bruno?

— A giudicare dalle osservazioni e prendendo per buone certe assunzioni, l’universo è infinito. In cosmologia queste assunzioni sono un male inevitabile, siamo in un caso estremo dove il metodo scientifico nel suo punto centrale (gli esperimenti per verificare le ipotesi fatte) è seriamente limitato. La cosa da capire è il significato della parola infinito. Geometricamente, infinito significa lo stesso di cosiderare il piano cartesiano: non ci sono bordi. In realtà la geometria universale è più complessa e appartiene alla categoria degli spazi iperbolici. Bisogna comunque pensare che in fisica il concetto di infinito è differente da quello matematico-filosofico. Qualcosa è infinito quando le sue dimensioni sono molto più grandi della dimensione media delle grandezze fisiche tipiche del sistema di riferimento. In altre parole, se consideriamo l’altezza di un uomo medio comparato con il raggio della galassia, in fisica potremmo dire che il raggio della galassia è infinito. Lo stesso si può applicare alle considerazioni sull’universo. Quello che sappiamo è che la sua dimensione è molto più grande di qualunque scala possiamo concepire.

09 aprile 2014

Tour fra le meraviglie della scienza

Comunicato stampa sulla puntata n. 9 del laboratorio «Encyclopædia Cœlestis». Vi preghiamo di pubblicarlo ovunque; e grati vi saremo, in eterno e all'estremo.


Questo evento fa per voi se vi dànno emozione il cielo stellato, i geòdi di quarzo, le felci giganti, le aragoste volanti e il corpo umano. La nona puntata di «Encyclopædia Cœlestis», il novissimo laboratorio euristico di filosofia, arti varie, gioco e umana armonia dell'Accademia Palasciania, sarà dedicata alle meraviglie del mondo delle scienze fisiche e naturali; e con essa si chiuderà il giro delle nove Muse, l'ultima essendo Urania, in compagnia della quale ascenderemo dal cielo di Saturno al cielo delle stelle fisse.

L'appuntamento è per domenica 13 aprile alle ore 18.30 nel Palazzo della Gran Guardia, sede dell'Associazione Pro Loco di Capua (piazza dei Giudici), con replica il lunedì alle 21.30 in sede da definire (info: 3479575971).

Durante le festività pasquali, «Encyclopædia Cœlestis» sarà in pausa, per riprendere poi il 27 aprile con la prima di dodici puntate ispirate allo Zodiaco. 

Ricordiamo che è tutto gratis e che è possibile inserirsi in qualsiasi momento del percorso. Il laboratorio, diretto dal filosofo e artista multidisciplinare Marco Palasciano, continuerà a svolgersi settimanalmente fino al 14 luglio, in diversi luoghi, nell'arco complessivo di ventuno puntate, i cui resoconti potranno leggersi di volta in volta in palasciania.blogspot.com.

08 aprile 2014

Alti orizzonti, nidi di chimere

Marco Palasciano fa lezione, 7 aprile 2014.
Sul tavolo è il modellino della realtà, da lui
estemporaneamente assemblato, descritto verso
la fine di questo post. Foto di Mary Migliaro.
Domenica 6 aprile si è tenuta in Capua, nel Palazzo della Gran Guardia, alla presenza di 27 partecipanti e per la durata di circa due ore e mezza, Il periplo dell'inconoscibile. Dalle pretese pretesche alla deontologia dell'ontologia, la puntata n. 8 di Encyclopædia Cœlestis. Novissimo laboratorio euristico di filosofia, arti varie, gioco e umana armonia, ovvero la sesta stagione di incontri filosofici dell'Accademia Palasciania. La sera successiva la puntata si è replicata nel Palascianeum alla presenza di 6 partecipanti, di cui 3 già presenti la domenica.

La puntata n. 9 e relativa replica (tema: vedi qui) si terranno – sempre gratis – l'una domenica 13 aprile alle ore 18.30 nel Palazzo della Gran Guardia (Capua, piazza dei Giudici), sede dell'Associazione Pro Loco, e l'altra lunedì 14 aprile alle 21.30 in altra sede, la cui ubicazione potrà essere conosciuta dalle persone interessate telefonando o inviando un sms al 3479575971, o contattando Marco Palasciano in facebook

La puntata n. 8, intanto, è consistita in una lezione-spettacolo – completata da un dibattito – dedicata a Polimnia, musa del canto sacro (o, più ampiamente, della metafisica), associata al cielo di Saturno. Di séguito l'elenco degli argomenti:

Anonimo, Polimnia, encausto su lastra di ardesia, XVIII sec.
Si trova al Museo dell'Accademia Etrusca e della Città di Cortona.

Saturno con in mano l'ouroboros, dettaglio da
Giorgio Vasari et alii, Le primizie della terra
offerte a Saturno
, 1555-1557. Si trova nella
Sala degli Elementi
, Palazzo Vecchio, Firenze.
Polimnia e Saturno
Polimnia sulla Ruota assiologica: il settore Significato (Filosofia + Cultura e comunicazione). Simmetria luna/Saturno: a Clio si è associata (vedi puntata n. 2) l'analisi razionale del mondo osservabile, osservato nel suo divenire; a Polimnia si associa ora l'analisi razionale degli enti eterni puramente immaginabili (ma non necessariamente immaginari). Necessità di vigilare sulla coerenza del proprio sistema di pensiero, a correggerne risolutamente le eventuali autocontraddizioni. Sinonimia di saturnino e malinconico. Un esempio di filosofo saturnino e tuttavia, a causa della sua visione materialista, non polimnico: Leopardi. Il suo blocco metafisiofobico fu indotto dal terrore dell'inferno inculcatogli dalla madre, fanatica religiosa. La ginestra (1836). La non misantropia leopardiana. Gli ultimi anni di Leopardi a Napoli. L'Isola dei Beati. Marsilio Ficino, De vita (1489), III: Saturno «solleva il pensiero alla comprensione delle cose più elevate, poiché corrisponde al più alto dei pianeti» («evehitque ad altissima quæque comprehendenda, quandoquidem cum Saturno maxime congruit altissimo planetarum»). Teologia: metafisica contaminata da elementi mitici letti non in chiave allegorica. La nave della filosofia tra la Scilla del fideismo e la Cariddi del nichilismo.

Appunti di gnoseologia
Ogni più piccola parte della realtà contiene intere tutte le leggi della realtà, nonché la potenza dell'essere. «Noi siamo e l'essere è verità»: la verità è da noi sempre coglibile per nóesis, seppure non spiegabile per diànoia. La rappresentazione delle epistèmi come pianeti: la verità oggettiva (o «Verità Splendente») è simile a un compatto inscalfibile diamante, immenso; le verità soggettive hanno un corpo roccioso di certezze derivate dall'esperienza diretta (ma non di rado contaminate da inferenze errate) circondato da un'atmosfera di fantasie a strati concentrici, dove si sale dalle più probabili alle meno probabili (se vi è anche uno strato di impossibilità, si tratta di una mente insana).

La scienza è necessaria ma non sufficiente
Lo scientismo non è scientifico. La docta ignorantia di Cusano e la sua correzione tramite la sintesi dialettica di esprit de géométrie ed esprit de finesse. Unendo al secondo teorema di incompletezza di Gödel il dato che la nostra mente (da non confondere con l'anima) è un sistema formale, si deduce che la conoscenza perfetta dell'universo è possibile solo dall'“esterno” dell'universo.

Fede e dintorni
Perché la fede è così forte: perché è il meccanismo stesso per cui la nostra mente accetta come reale il mondo che in sé rappresenta. Illusioni e illusionisti. Fanatismo religioso e antireligioso. Il dialogo interepistemico nelle opposte modalità del «muro contro muro» e del traduzionalismo. La religione non coincide col sacro. La genesi della religione dalla politica (vedi Jan Assmann, Potere e salvezza, 2000).

La ricerca della verità è la natura della filosofia
Come la religione, la cui funzione precipua è di legante sociale (vedi Jonathan Haidt, Menti tribali, 2012), sia tutt'altro che la ricerca della verità. Come neanche la scienza coincida esattamente (e proprio per il suo essere «esatta») con la ricerca della verità (vedi Umberto Galimberti, Opere, I-III. Il tramonto dell'occidente nella lettura di Heidegger e Jaspers, Feltrinelli, 2005, pag. 393). Il ruolo della filosofia. L'educazione filosofica di base. Verità contro opinione. «Siamo tutti sapienti e tutti ignoranti di qualcosa».

Il passo di Galimberti sopracitato.

Fondamenti di metafisica
Effetti senza causa: impossibili nell'universo fisico, ma necessari all'esserci dell'essere. Tutto è possibile, ma nel senso di pure declinazioni qualitative dell'essere (l'aragosta volante che suona il violino si situa a un diverso livello ontologico). L'Armonia Trionfante tempera la possibilità infinita, con l'accantonamento degli enti caotici. Gli enti armonici: le anime (soggetti e nel contempo oggetti di contemplazione) e i qualia (solo oggetti). L'Armonia Trionfante non è Dio ma una sorta di supermatematica, che si impone per una sorta di selezione naturale. Consapevolezza e volontà pertengono alle sole anime; i qualia ecc. sono un loro “riverbero interno”. La questione dell'esistenza di un ente supremo dipende da se vi sia o no una differenziazione della quantità di potenza – e non solo della qualità – delle anime. Le anime nell'iperuranio sono in perfetta armonia: l'amore assoluto che le connette è paragonabile a un mezzo elastico atto alla fasatura di metronomi.

Tra Parmenide e gli gnostici orientali
Gnosi. Monismo. Il velo di Māyā. Il Lila di Brahma. Il separarsi dall'azione per liberarsi dall'illusione della separazione dall'Ātman. L'andare della ragione parmenidèa oltre le apparenze sensibili: vedere l'Uno dietro il molteplice, l’eterno dietro il transeunte, il cristallizzato dietro il movimentato, il continuo dietro il diviso, l’immutabile dietro il mutevole. Apofatismo e catafatismo. «L'essere è eterno o non sarebbe mai stato»: ciò che è, è eternamente; ne deriva che l'anima è eterna, e che il mondo fisico – col suo divenire – è un'illusione.

Le due case dell'anima
L'eternità dei qualia. Il loro cluster nell'iperuranio come puri “segni” e, di contro, la loro diacronìa nel mondo fisico e l'assumere qui un “significato”. Il “Basic” del mondo, ovvero della mente. Le esperienze impossibili nell'iperuranio (dono, speranza ecc.) e il conseguente desiderio, da parte delle anime, del limite: da cui l'ideazione dell'universo, in cui immergersi e dimenticare provvisoriamente l'eterno. L'eterna altalena delle anime tra iperuranio e mondo fisico: il gioco dell'incarnazione. Il cervello come “vaschetta di deprivazione sensoriale”, altro che origine della coscienza. Teodicea lato sensu: «E cosí, si vive. Magari domandandosi il perché di tutto ’sto casino; perché mai bisogna sbagliare e imparare, e tutto l’universo non sa dove va a parare, ma ha solo quel meraviglioso telos di essere sempre migliore, che è piú speranza che certezza; senza sapere, ma a tratti sospettando, che forse è proprio questo il senso del gioco universale: qui l’errore, la follia, il male esiste solo perché il senso del gioco è nell’affrontarlo e vincerlo (e forse già affrontarlo è vincerlo)».

Il modellino della realtà
Il lunedì, a differenza della domenica, si è utilizzato per la lezione un modellino tridimensionale della struttura della realtà basato sulla metafisica palascianiana (struttura più dettagliatamente descritta, se v'interessa, in fondo al post di resoconto della puntata n. 8 di Urna Maris barocca), modellino assemblato estemporaneamente a partire da materiali presenti nella sala e nell'adiacente corridoio:
(1) la superficie di vetro del tavolo era il puro essere, con nessuna causa sotto di sé;
(2) la ramificazione corallina era la realtà grezza scaturente dalla possibilità infinita implicita nel puro essere;
(3) la sciarpa di una nostra amica era l'Armonia Trionfante che consente realtà compiuta ai soli enti armonici;
(4) la scatola a pallini policromi era l'insieme dei qualia;
(6-5) la ciotola di cristallo era lo stato di onniscienza delle anime, connesse dall'amore assoluto;
(7) la clessidra maggiore era il continuum delle strutture dell'universo fisico, puramente pensate dalle anime, e coincidenti con l'inconscio collettivo delle incarnazioni;
(8) la clessidra minore era l'inconscio individuale;
(9) lo sferoide di vetro era la manifestazione dell'universo fisico, tutt'uno con la coscienza individuale;
(10) il fiore sulla cima era l'assiologia universale, distillato finale dell'universo fisico e dell'intera realtà.

Le cinque aree epistemiche
Al termine della lezione, sia domenica sia lunedì, si è presentato un tabellone suddiviso in cinque colonne, ciascuna delle quali corrispondente a una diversa area epistemica. Da sinistra a destra (ovvero da Cariddi a Scilla):
Materialisti
Agnostici
Metafisici liberi
Credenti elastici
Fondamentalisti religiosi
Ciascuno dei presenti ha scelto una colonna in cui firmare. Infine l'area di maggioranza, con il 38% di firme, è risultata essere quella dei Metafisici liberi; al 19% si sono attestati sia i Materialisti, sia gli Agnostici, sia i Credenti elastici; il 5% si è collocato a cavallo tra la colonna dei Metafisici liberi e quella dei Credenti elastici; completamente deserta l'area dei Fondamentalisti religiosi.

02 aprile 2014

L'immaginario dell'eternità

Comunicato stampa sulla puntata n. 8 del laboratorio «Encyclopædia Cœlestis». Vi preghiamo di pubblicarlo ovunque; e grati vi saremo, in eterno e all'estremo.

La classica immagine dell'uomo che scruta gli enti eterni al di là dei confini del mondo
(una xilografia da Camille Flammarion, L'atmosphère. Météorologie populaire, 1888, p. 163)
si fonde, nell'illustrazione di questo banner, con la locandina del film di Josef Rusnak del 1999
Il tredicesimo piano, il cui protagonista giunge ai confini del suo mondo per scoprire che...

Dopo la musica e la giocosa messinscena, la settimana scorsa, di una versione improvvisata dell'«Orfeo» di Monteverdi (con l'annuncio della morte di Euridice preceduto dalla fanciullesca «danza del serpente che vien giù dal monte»), sarà dedicata all'indagine razionale degli enti eterni dietro il tessuto del mondo l'ottava puntata di «Encyclopædia Cœlestis», il novissimo laboratorio euristico di filosofia, arti varie, gioco e umana armonia dell'Accademia Palasciania. La musa di turno sarà Polimnia, in compagnia della quale ascenderemo dal cielo di Giove al cielo di Saturno.  

L'appuntamento è per domenica 6 aprile alle ore 18.30 nel Palazzo della Gran Guardia, sede dell'Associazione Pro Loco di Capua (piazza dei Giudici), con replica il lunedì alle 21.30 in sede da definire (info: 3479575971).

Ricordiamo che è tutto gratis e che è possibile inserirsi in qualsiasi momento del percorso. Il laboratorio, diretto dal filosofo e artista multidisciplinare Marco Palasciano, continuerà a svolgersi settimanalmente fino a luglio, in diversi luoghi, nell'arco complessivo di ventuno puntate, i cui resoconti potranno leggersi di volta in volta in palasciania.blogspot.com.

Monteverdi e la danza del serpente

Illustrazione da Athanasius Kircher,
Obeliscus Pamphilius, 1650, pag. 244.
Domenica 30 marzo si è tenuta in Capua, nel Palazzo della Gran Guardia, alla presenza di 12 partecipanti e per la durata di circa due ore, Cercasi Euridice disperatamente. Laboratorio di teatro musicale, la puntata n. 7 di Encyclopædia Cœlestis. Novissimo laboratorio euristico di filosofia, arti varie, gioco e umana armonia, ovvero la sesta stagione di incontri filosofici dell'Accademia Palasciania. La sera successiva la puntata si è replicata nel Palascianeum alla presenza di 7 partecipanti, con in più il gioco dei ritratti musicali (il Maestro sceglieva di volta in volta fra i presenti, con un tiro di dadi, la persona da descrivere con un'improvvisazione pianistica; e tutti tentavano di indovinare chi fosse).

Attori e parti principali, nei due giorni di recite: Orfeo è stato interpretato da Angelo I. (anche Euridice e Speranza) e, in più scene, da Alessio Vinicio C. e da Marco P. (anche Musica, Speranza e Apollo); Silvia da Anna Maria De M. e da Margot T. (anche  Euridice e Caronte); Plutone da Italo B. (anche Caronte) e da Fabrizio C.; Prosèrpina da Rossella G. e da Roberto A.; un po' tutti hanno interpretato Ninfe, Pastori, Spiriti infernali e Baccanti.

La puntata n. 8 e relativa replica (tema: vedi qui) si terranno – sempre gratis – l'una domenica 6 aprile alle ore 18.30 nel Palazzo della Gran Guardia (Capua, piazza dei Giudici), sede dell'Associazione Pro Loco, e l'altra lunedì 7 aprile alle 21.30 in altra sede, la cui ubicazione potrà essere conosciuta dalle persone interessate telefonando o inviando un sms al 3479575971, o contattando Marco Palasciano in facebook.

La puntata n. 7, intanto, è consistita in una lezione-spettacolo dedicata a Euterpe, musa della musica, associata al cielo di Giove, più una serie di giochi e improvvisazioni musicali. Di séguito l'elenco degli argomenti trattati nella lezione e il resoconto di giochi e improvvisazioni:

Antiveduto Gramatica, La musa Euterpe, ca. 1620.

Demetra sul suo carro
tirato da serpenti.
Introduzione e danza del serpente 
Ormai è iniziata primavera, dunque si narra il mito di Persèfone (per i romani Prosèrpina) rapita da Ade (Plutone) e ricercata da Demetra (Cerere). Si fa poi cenno all'armonia celeste secondo i pitagorici e alla corrispondenza tra Muse, sfere celesti e modi musicali secondo Franchino Gaffurio (vedi qui), nella cui relativa illustrazione del De practica musicæ (1496) è inoltre un serpentone cosmico che attraversa i cieli e giunge sulla terra; idem in una illustrazione dell'Obeliscus Pamphilius (1650) di Athanasius Kircher. In onore di tale serpentone, quindi, si sono coinvolti tutti gli astanti nel gioco fanciullesco della danza del serpente, più o meno come accade in questo video:


La Danza del serpente nella versione approntata da Palasciano,
con qualche differenza rispetto alla versione classica (vedi qui).

I Cureti fan chiasso mentre la
capra Amaltèa allatta Zeus neonato.
A sinistra la ninfa Adrastèa.
Euterpe e Giove
Simmetria Mercurio/Giove: a Mercurio si è associata (vedi puntata n. 3) la letteratura, che descrive il mondo con le parole; a Giove si associano ora la musica e le altre arti compositive atte a descrivere il mondo senza parole. Come letteratura e musica si contendano il titolo di regina delle arti: la letteratura in quanto anello di congiunzione tra arte e filosofia, la musica in quanto fusione di matematica e sentimenti. Euterpe sulla Ruota assiologica: il settore Arte e Gioco. L'infanzia musicale di Zeus: i “concerti” dei Cureti. Zeus garante supremo del kosmos ovvero dell'armonia del mondo. Zeus padre di Apollo. Apollo padre di Orfeo.

L'armonia tra le menti e tra le anime
Ascolto e comprensione reciproci. Evoluzione mentale. La mente pacificata si armonizza col mondo e lo interpreta nel massimo nitore possibile. L'aumento della sincronicità junghiana dove vi sia armonia tra le persone, e la similitudine tra la loro condizione e quella delle anime nell'iperuranio palascianiano. Similitudine tra l'amore che connette le anime e il piano elastico su cui i metronomi si sincronizzano spontaneamente (vedi argomento aggiuntivo n. 2 della puntata n. 1 di Urna Maris barocca). La concordia delle anime permette il sussistere delle leggi dell'universo e l'esistenza stessa di esso: se essa cessasse, l'universo si dissolverebbe.

La diacronìa
L'eterno cluster totale dei qualia nell'iperuranio. Nel mondo materiale, cronotopico, i qualia assumono significato, diventando i segni di una sorta di linguaggio, a mo' di «verbo che si fa carne». La diacronia come ragion d'essere del mondo materiale.

La tematosfera
La vexata quæstio dell'estetica musicale. Lo spostamento della questione sul piano metafisico consiste nell'immaginare la tematosfera, il continuum ideale di tutti i temi musicali possibili. Il valore dell'atto compositivo è forse relativo al modo peculiare di ciascun compositore di estrarre dalla tematosfera i temi. Modo basso: per meccanica combinatoria. Modo alto: per ispirazione “divina”.

Il temperamento equabile
I suoni non esistono se non nella nostra mente. Il rapporto 1:2^n induce la percezione dell'identità di grado della scala musicale. Intervalli di ottava e di quinta. Le scale costruite in base agli armonici naturali non sono invarianti per traslazione. Il temperamento equabile e il suo simbolismo relativamente al superamento delle imperfezioni connaturate al mondo materiale. Paragone con l'Armonia Trionfante (vedi finale del post sulla puntata n. 8 di Urna Maris barocca).

A questo punto si sono tenuti gli esercizi di riscaldamento; vedi più avanti.

Claudio Monteverdi
in un ritratto anonimo, ca. 1597.
Orfeo e Monteverdi
Ateneo di Nàucrati (II-III sec.), I deipnosofisti: «la sapienza antica dei Greci sembra essere legata soprattutto alla musica; e per questo giudicavano che il più musicale e il più sapiente fra gli dei fosse Apollo, e fra i semidei Orfeo». Il mito di Orfeo. Monteverdi e il passaggio dal Rinascimento al barocco. Il Combattimento di Tancredi e Clorinda (1624), «allegoria esemplare di come gli esseri umani si combattano e annientino a vicenda perché non sanno chi si cela dietro le rispettive maschere, e vedono un nemico là dove invece è qualcuno da amare». L'incoronazione di Poppea (1642), trionfo dell'eros (vedi qui gli atti I-II, qui l'atto III). Gli esperimenti di teatro cantato ai primi del Seicento e il progetto gonzaghiano (vedi qui). Il libretto di Striggio per l'Orfeo (1607) di Monteverdi (vedi qui l'opera completa). Le due versioni del finale dell'Orfeo: l'uno apollineo, l'altro dionisiaco.

A questo punto si è messo in scena un musical a cappella, una riduzione dell'Orfeo di Monteverdi improvvisata, in stile libero (inclinando soprattutto agli stilemi sette-ottocentechi, tra l'arioso e il recitativo, ma anche un po' al Novecento più o meno atonale, Sprechgesange incluso); vedi più avanti.

ESERCIZI DI RISCALDAMENTO

Ambulatio e morfasmo (versione del lapidario-erbario-bestiario)
Camminare per la sala. Se si incontra per caso lo sguardo altrui, sorridere «a 360 denti». A un certo punto ci si ferma, per immaginare d'esser pietre e conchiglie su una spiaggia deserta; seguono altre identificazioni immaginarie; ci si torna a muovere per la sala dal volo delle farfalle in poi. Sequenza delle metamorfosi:
Metamorfosi di uno stormo di storni.
● pietre e conchiglie su una spiaggia deserta
● alberi morti sotto un cielo cupo
● alberi in fiore nel sole («la stessa brezza muove tutti gli alberi; si pensi nel contempo alla parola ánemos, che in greco vuol dire sia anima sia vento»)
● bruchi nella crisalide, ciascuno appeso a un ramo dell’albero di prima
● sbucate dalla crisalide e siete farfalle; attendere che le ali si riempiano di linfa, quindi volare, prima basso tra gli alberi e le erbe, poi piú sú nel cielo
● uno stormo di storni (volando formano ellissoidi, toroidi ecc.)
● uccelli isolati: aquile che gridano o corvi che gracchiano
● calate sulla terra e vi mutate in galline chioccianti
● arriva una volpe rubagalline; chi essa acchiappa, si muta in volpe; la caccia continua finché non ci sono piú galline
● lupi che ululano alla luna
● scimmie
● protoumani del paleolitico
● umani moderni (camminare normalmente come al principio)
● umani postmoderni (correre stressati senza meta, tra urla d'angoscia e di crisi esistenziale)
La vittima prescelta
Metà dei partecipanti sceglie una vittima nell'altra metà; si tiene un inseguimento al rallentatore, con la regola che nessuna vittima dev'essere raggiunta finché non si fermi. Le vittime, a un comando del mastro dei giochi, si fermano rassegnate contemporaneamente; di scatto gli inseguitori le raggiungono e abbrancano; ma «il sogno cambia» e si tratta non più di un assassinio, ma di un affettuoso abbraccio. Cercare di sentire il cuore dell'altro; immaginare come sarebbe se tutti i cuori nella sala battessero allo stesso ritmo; immaginare lo stesso in tutto il mondo.

I quattro temperamenti (variante musicale)
Camminando, esprimere tutti insieme con il solo suono (voce ed eventuali rumori prodotti dalle mani ecc.) ora serenità, ora tristezza, ora paura, ora aggressività, ora allegria, infine di nuovo serenità.

La ricerca dell'armonia
Tutti emettono una nota prolungata, diversa per ciascuno. Ciascuno cerca quindi di variare l'altezza della sua nota in modo da tendere tutti spontamente, andandosi incontro, a un'unica nota uguale.

Presentazioni cantate
Come altre volte, a ciascuno dei presenti, postisi in cerchio, il mastro dei giochi ha domandato: «Chi sei?», «Che fai di bello nella vita?», «Come ti senti in questo momento?»; ma stavolta occorreva rispondere cantando; anche le domande erano cantate. Ciascuno ha inoltre chiuso il proprio turno cantando una sequenza di note che tutti gli altri hanno dovuto ripetere in coro.

L'ORFEO
Prologo
La Musica declama il Prologo originale dell'opera.

Atto I
Orfeo ed Euridice si apprestano alle nozze; ninfe e pastori fanno festa.

Atto II 
Qualche giorno dopo le nozze, Orfeo canta felice tra i suoi amici pastori, ma mentre gioca con loro alla «danza del serpente che vien giù dal monte» sopraggiunge improvvisamente un'angosciata Silvia e li informa che Euridice è morta per il morso di un serpente venuto giù dal monte! «Ce ’o simmo chiammato!», si sgomentano i pastori. Orfeo decide di fare una catabasi.

Atto III
La Speranza conduce Orfeo sulla soglia degli inferi; ma ella non può entrarvi, per via del «Lasciate ogni speranza o voi ch'entrate»; e lo molla lì. Orfeo, visto che Caronte non si commuove (i vivi non possono avere «albergo coi morti»: L'albergo coi morti sarà, al limite, un film horror!), lo addormenta sonando la lira e gli ruba la barca.

Atto IV
Plutone, convinto da Proserpina, acconsente a che Euridice segua Orfeo nel mondo dei vivi; ma Orfeo non dovrà guardarla finché non saranno fuori degli inferi. Orfeo, per paranoia, disattende il voto ed Euridice (che si lamenta: «Così per troppo amar dunque mi perdi?») gli è strappata di nuovo e stavolta per sempre, «ch'omai fia sordo a' prieghi altrui l'inferno».

Atto V
Orfeo, risalito in superficie, nel lodare con nostalgia le virtù di Euridice disprezza tutte le altre donne, chiamandole «str***e» e «zoc***e», e dichiara che non ne amerà mai più una. Finale, versione 1: appare Apollo e convince il figlio a seguirlo in cielo. Finale, versione 2: arrivano le Baccanti e puniscono Orfeo delle sue menate antifemministe schiattandolo di mazzate.

Gregorio Lazzarini, Orfeo e le Baccanti, 1710.