6 dicembre 2014

Nel Pleistocene con Lucrezia Borgia

Lucrezia Borgia nell'
interpretazone di Isolda
Dychauk, I Borgia, 2011.
Giovedì 4 dicembre si è tenuto in Capua, nella sala parrocchiale della chiesa di San Giuseppe, l'incontro n. 8 del Laboratorio teatrale San Giuseppe, per la durata di circa due ore, con la partecipazione di 12 apprendisti attori guidati dagli istruttori Marco Palasciano e Lorella Spitaletta.

Prossimo appuntamento giovedì 11 dicembre alle ore 20.25 presso la sede suddetta, sita in Capua al termine di via Fuori Porta Roma. — Ricordiamo che il laboratorio è completamente gratuito. — Per ulteriori informazioni vedi qui.

L'incontro n. 8 è consistito principalmente nella messinscena improvvisata della tragicommedia L'amuleto cronodeporico, il cui canovaccio è stato composto da Marco Palasciano fondendo insieme tutti gli elementi emersi dal sondaggio tenuto durante l'incontro n. 7 (vedi qui). Di séguito l'elenco dei personaggi e rispettivi interpreti dell'Amuleto, seguìto dal riassunto delle sue undici scene:

Dal film di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio, 1968.
DICK DUCK, detective (Riccardo)
MISS FISH, la sua segretaria (Marilena)
DOC DECK, vecchio tuttologo (Michele)
PALLINO PINK, professore di storia rinascimentale (Roberto)
PETUNIA, sua moglie, scorbutica bigotta (Giuliana)
PEPPA, loro figlia, liceale, aspirante hippy (Gaetana)
PIPPI, sua compagna di liceo (Ida)
LUCREZIA BORGIA (Anna)
La sua NUTRICE (Nadia)
Il raffinato demone PARAUSTIEL (Alessandro D.)
UOMINI SCIMMIA (Alessandro S., Andrea, Ida, Alessandro D.)
Prologo
Siamo a San Francisco, California, nel 1966. Il malinconico detective Dick Duck narra: vive nel ricordo della donna che amava, nonché sua segretaria, miss Fish, morta il 30 settembre 1955. Lei uscì a fine lavoro e fu investita. Se fosse uscita solo un minuto dopo! Lui non aveva ancora avuto occasione di confessarle che la amava. Anche miss Fish lo amava, e Dick lo sapeva: lei gli lanciava segnali che lui, orso, fingeva di non cogliere. Da allora lui non ha amato piú nessuno, né ha piú voluto una segretaria.

I. Casa Pink, a tavola, 5 giugno 1966, ora di cena
Petunia cucina malissimo, talché Peppa si lagna che li voglia avvelenare come usava Lucrezia Borgia. Pallino obietta che gli avvelenamenti erano solo dicerie, e che Lucrezia (il suo personaggio storico preferito) era una dolcissima principessa. La moglie domanda di quale re fosse figlia; ignorava che suo padre fosse un papa, Alessandro VI; e ne cava il pretesto per accusare il marito di parlar male della Chiesa. — Peppa non ne può piú dei due litigiosi genitori, e sbotta, dichiarando di essere lesbica. La madre ha una crisi di rabbia furiosa.

A tavola, da sinistra: Peppa, Pallino, Petunia.

II. Casa Pink, in bagno, 6 giugno, alba
Pallino, da poco svegliatosi da un incubo, dice fra sé, allo specchio, che a mettergli ansia sono la sua famiglia disastrata, la sua scadente carriera di docente ecc.; venderebbe l’anima al diavolo per poter lasciare moglie, figlia, tempi moderni e tutto, e stare con Lucrezia Borgia. — Siccome sono le 6 e 6 del 6/6/’66, per le parole di Pallino appare il demone Paraustiel. Il patto è presto stipulato. Paraustiel consegna a Pallino un oggetto dalla meccanica sette-ottocentesca un po' steampunk, un amuleto cronodeporico (cioè che consente di viaggiare nel tempo), e gli insegna la formula per attivarlo, da recitare pensando all’epoca desiderata.

Alla fermata dell'autobus.
III. Una fermata dell’autobus, mattino
In attesa del bus che ha da portarle al liceo, Peppa confida all’amica Pippi di volersene andar da casa: è stufa dei suoi, della città, di tutta la cività occidentale; vorrebbe andarsene in comunità hippy, anzi in India, nell’Africa nera ecc.; l'ideale sarebbe vivere tra gli uomini scimmia del Pleistocene, se fosse possibile. — Visto che il bus tarda, Peppa si decide e se ne va, tornandosene a casa, ma solo per fare i bagagli e lasciare quel luogo per sempre.

IV. Ferrara, castello estense, 3 febbraio 1502
Lucrezia Borgia sta dialogando con la nutrice intorno alle proprie ansie, quando all'improvviso appare Pallino (qui la nutrice sviene) e dichiara di volerla portare con sé nel meraviglioso 1966. Lucrezia, che le tendenze incestuose del padre hanno resa sensibile al fascino degli uomini maturi, lo seguirà con piacere, alla faccia di Alfonso d'Este suo sposino. Pallino le mette amorosamente al collo l’amuleto cronodeporico.

La nutrice sviene all'apparire di Pallino,
che quindi si rivolge a Lucrezia Borgia.

V. Casa Pink, camera di Peppa, di nuovo il 6 giugno 1966
Peppa è intenta a fare i bagagli, quando sente arrivare il padre e si nasconde. (La madre è in chiesa.) Pallino fa entrare Lucrezia nella stanza della figlia a scegliersi abiti moderni e va nell'altra stanza a fare i bagagli, desiderando mollar la famiglia e andarsene con Lucrezia. — Quando quest’ultima vede Peppa, tra le due nasce la passione. Decidono di fuggire nel Pleistocene con l'amuleto, ma Pallino le becca appena in tempo per aggrapparsi a loro e con loro svanire dal presente.

Peppa si nasconde sentendo arrivare qualcuno.

VI. Ufficio di Dick Duck, 7 giugno
Petunia si rivolge al detective perché indaghi sulla scomparsa di marito e figlia, avvenuta ventiquattr'ore prima. Dice tra l'altro che quel mattino, mentre era in chiesa, le era venuta una strana ansia, forse una premonizione. — Ora, ha qualche indizio? sì: una bustina in cui ha raccolto della strana polvere sulfurea trovata sul pavimento nella stanza di Peppa.

VII. Casa di Doc Deck, poco dopo
Dick si reca insieme con Petunia da Doc Deck, che riconosciuta dagli indizi l'opera di Paraustiel lo evoca con un incantesimo, malgrado le proteste scandalizzate della bigotta, usando la polvere da lei raccolta e una bottiglietta acchiappadèmoni, in cui lo imprigiona, così costringendolo prima a svelare dove siano finiti Pallino e Peppa e poi, in cambio della libertà, a mandare nel Pleistocene Dick, nonché Petunia che insiste per seguirlo.

Petunia e Dick Duck vanno da Doc Deck.

Doc Deck evoca il demone Paraustiel.

VIII. Africa orientale, Pleistocene
Pallino e Peppa si prendono a mazzate per contendersi Lucrezia Borgia, che assiste annoiata insieme con degli uomini scimmia (Homo abilis) che invece si divertono assai, e li scimmiottano... ed è proprio in questa occasione che apprendono l'uso della violenza! — A un tratto, appaiono Dick e Petunia; Lucrezia spiega loro la situazione, quindi Petunia inferocita si butta nella mischia prendendo a mazzate marito e figlia. — Dick spara un colpo di pistola in aria (gli uomini scimmia scappano spaventati) imponendo una tregua, quindi dichiara che ora riporterà con l’amuleto i Pink nel 1966, dopo una sosta nel 1502 per lasciare Lucrezia al castello estense, dove lei anela a ritornare giacché infine non sono di suo gusto né Pallino, né Peppa, né la preistoria, né la storia futura.

Uomini scimmia del Pleistocene.

IX. Casa di Doc Deck, di nuovo il 7 giugno 1966
Doc dice a Dick che bisogna distruggere l’amuleto cronodeporico, per evitare che accadano altri pasticci. Dick, prima di farlo, vuole andare nel passato e salvare la sua amata miss Fish, impedendole di uscire in quel momento e di essere investita. Doc gli concede di andare a cambiare la storia, avvisandolo che si ritroverà nel proprio corpo del 1955 con la memoria del 1966.

X. Ufficio di Dick Duck, 30 settembre 1955, orario di chiusura
Miss Fish saluta il Dick del 1955, che resta alla scrivania a finir di acconciare delle carte, e fa per uscire dalla porta. Dick ha una scossa: in questo istante è entrata in lui la coscienza del sé stesso del 1966. Si alza, richiama indietro miss Fish e afferma di avere qualcosa di importante da dirle. Le prende la mano fra le sue, e...

Miss Fish sta per andarsene, ma...

Alla fine dell'incontro si è tenuto un nuovo sondaggio. Questi i nuovi elementi (cui vanno aggiunti qualche diavolo, un gran sapiente e una persona bigotta, figure già presenti nell'Amuleto):
— una metropolitana;
— un labirinto;
— un guerriero, o simile, in cerca di nuove avventure;
— un personaggio triste, che tenta più volte il suicidio ma fallisce sempre;
— un personaggio-tormentone ricco di esternazioni fuori luogo;
— qualcuno che si rende ridicolo con insensati annunci apocalittici;
— qualcuno con turbe psichiche;
— qualcuno con manie di potere, tipo ambizione di conquistare il mondo;
— un gentiluomo pervertito che finge di aiutare il prossimo, ma infine si scopre essere il più malvagio di tutti;
— una strega cattiva, con tanto di pentolone in cui versare orridi ingredienti;
— una situazione in cui ci si scambia qualche importante informazione senza parlare;
— situazioni realistiche che all'improvviso si trasformano in situazioni horror;
— cannibalismo.

5 dicembre 2014

Gli omosessuali casertani al papa

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la nuova lettera aperta dell'associazione Occam a papa Francesco, scritta in occasione del primo anniversario del sit-in da cui è partita la rinascita dell'associazionismo lgbt casertano. Una lettera che probabilmente, ovemai la leggessero, non piacerà né al vescovo di Aversa, monsignor Spinillo, né al vescovo di Caserta, monsignor D'Alise, qui severamente criticati per l'appoggio dato ad Allenza Cattolica, a Giuristi per la Vita e a quant'altri “crociati” anti-omosessualità sogliono nominare Dio invano.


LETTERA APERTA 
DELL’ASSOCIAZIONE OCCAM
A PAPA FRANCESCO

Caserta, 15 novembre 2014
Santo Padre,
la Sua visita pastorale del 26 luglio scorso alla città di Caserta è stata l’occasione, altamente simbolica, per vari slanci di speranza, portando fra l’altro alla nascita della nostra associazione; il cui scopo è costituirsi come voce interna al mondo cattolico, operando in particolare nel territorio della provincia di Caserta, per trattare di amore omosessuale.

La sigla «Occam» rappresenta sia l’acronimo di «Omosessuali Cattolici Casertani e AMici» sia un omaggio al filosofo e frate francescano Guglielmo di Occam, celebre per il principio metodologico noto come rasoio di Occam – alla base del pensiero scientifico moderno – e perciò figura emblematica dell’armonia ideale tra fede e scienza. Armonia da noi auspicata, oggi, soprattutto in merito alla questione toccata nella parte conclusiva di questa nostra lettera a Sua Santità.

Andando per ordine: oggi è il 15 novembre, ed è stato esattamente un anno fa che nella Biblioteca del Seminario diocesano di Caserta si è tenuto un convegno intitolato La trappola delle leggi anti-omofobia, organizzato da Alleanza Cattolica e Giuristi per la Vita; fra l’altro con l’attiva partecipazione del Vicario Generale della Diocesi di Caserta, Monsignor Antonio Pasquariello; e del Vescovo di Aversa, Sua Eccellenza Monsignor Angelo Spinillo. Per inciso, fra gli invitati vi erano diversi soggetti politici di estrema destra, e nessuna associazione per i diritti lgbt; in compenso l’evento vantava la collaborazione dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose e dell’Oasi Mariana Betania.

Già in un comunicato stampa qualcuno degli organizzatori gettava, come suol dirsi, fango sulle lotte per i diritti lgbt, dipingendole come un (testuali parole) «attacco che le lobby omosessualista e pedofila stanno lanciando a livello internazionale» (www.caserta24ore.it/09112013/caserta-alleanza-cattolica-contro-il-ddl-scalfalotto, sic). Parole che sembrano volere insinuare che per sua natura l’omosessualità vada a braccetto con la pedofilia, tristissimo cliché della retorica omofobica, e – come non bastasse – che sia in atto una sorta di guerra contro non è ben chiaro chi: la famiglia, o forse l’intera civiltà, se non lo stesso buon Dio.

Toni non molto dissimili da questi si prevedevano per il convegno La trappola delle leggi anti-omofobia, il cui sottotitolo era lo sdegnoso interrogativo Verso la promozione dell’omosessualità, dei matrimoni e adozioni omosessuali?. E infatti, partendo dal criticare il disegno di legge Scalfarotto a tutela dalle discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere – tuttora in discussione nel Parlamento italiano – taluni convegnisti finirono, per salti concettuali, con l’esprimere il loro disprezzo nei confronti dell’affettività omosessuale in sé, contro la cui legittimità esistenziale e sociale produssero argomenti basati unicamente sul pregiudizio, culminanti nell’assunto – tanto scientificamente falso quanto lesivo della dignità umana – che l’omosessualità sia una malattia e che le persone omosessuali debbano essere sottoposte alle cosiddette «terapie riparative» (la cui variopinta gamma è compresa tra la terapia dell’avversione e l’esorcismo) per trasformarsi in eterosessuali.

Esaltavano quindi tali terapie, mostrandosi volenterosi di trapiantarle in Caserta, ignari – o noncuranti – tanto delle condanne espresse verso di esse da parte dell’American Psychiatric Association, dell’American Psychological Association, dell’American Counseling Association, del Royal College of Psychiatrists, dell’Australian Psychological Society, dell’Associazione Italiana di Psicologia ecc. quanto della clamorosa sconfessione, infine, da parte degli stessi fondatori e dirigenti di organizzazioni quali Exodus International (chiusa nel 2013), Love In Action, Courage UK ecc.: «As former “ex-gay” leaders, having witnessed the incredible harm done to those who attempted to change their sexual orientation or gender identity, we join together in calling for a ban on conversion therapy» (lettera aperta di Brad Allen, Darlene Bogle, Michael Bussee, Catherine Chapman, Jeremy Marks, Bill Prickett, Tim Rymel, Yvette Cantu Schneider e John J. Smid, 31 luglio 2014).

Agli spettatori sprovvisti di invito era stato proibito di prendere la parola, perciò non vi poté essere contraddittorio; e tutte le affermazioni dei convegnisti a discredito dell’amore omosessuale dovettero restare, in quella sede, senza risposta. Ma intanto, già al preannuncio del convegno era sorto un comitato spontaneo di cittadini indignati denominato «Caserta contro l’omofobia e la transfobia», che in concomitanza con l’evento di Alleanza Cattolica e Giuristi per la Vita tenne un sit-in di pacifica protesta all’esterno del Seminario diocesano. A partire da quel comitato si sono sviluppate, nei mesi successivi, prima l’associazione lgbt casertana Rain e poi – da una costola di essa – l’associazione Occam, mirante specificamente al dialogo con la Chiesa.

Dicevamo, poc’anzi, dell’appoggio dato al convegno del 15 novembre 2013 dai vescovi di Caserta e di Aversa, l’uno mettendo a disposizione gli spazi del Seminario diocesano e l’altro partecipando in prima persona. Al livello di queste due Diocesi, perciò, di fatto la Chiesa si è pubblicamente schierata nel campo di chi sostiene la patologicità dell’amore omosessuale.

Riteniamo umilmente che una tale presa di posizione, consapevole o inconsapevole che sia, vada a detrimento della Chiesa stessa prima ancora che degli omosessuali cattolici appartenenti alle Diocesi in questione. Si consideri intanto che, fra essi, i soggetti piú vulnerabili – per età o altro – possono vivere il diffuso pregiudizio come una sommessa ma continua istigazione al suicidio o, quantomeno, alla non vita.

Il punto cui questa lettera aveva da giungere – ed eccoci giunti – è l’evidenziazione, all’interno del mondo cattolico, di una situazione gravemente contraddittoria che è fonte diretta o indiretta di sofferenza per non poche famiglie e singoli individui, spesso giovanissimi, e che non riguarda certo la sola Diocesi casertana o l’aversana, né le sole terre della Campania.

Da un lato, infatti, l’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici – in linea con le acquisizioni ormai consolidate della scienza – attesta che l’omosessualità non è una malattia; dall’altro un grande numero di enti anch’essi di dichiarata ispirazione cattolica rifiuta il dato scientifico, chiamando a testimonio Cristo stesso (e con ciò rasentando, di fatto, la blasfemia) nella propaganda dell’idea che l’omosessualità sia una malattia e, in quanto tale, che sia da curare, tramite pratiche insensate le quali spesso consistono in autentiche forme di tortura psicologica – se non anche materiale – il cui unico effetto concreto è di provocare danni, in quale che sia modo e misura, alle persone sottoposte a tali trattamenti.

Perciò La preghiamo umilmente, Santo Padre, di porre fine alla confusione che il suddescritto conflitto epistemologico genera nei fedeli. La preghiamo di dichiarare pubblicamente quale delle due posizioni, in definitiva, Sua Santità avalla: se quella dell’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici, o quella contraria. Allorché una Sua attestazione ufficiale in merito sarà pronunciata, noi Le saremo grati qualunque essa sia.

Infatti in quel momento, in ogni caso, la vana illusione di qualcuno avrà fine: perché – in automatico – o dovrà tacere per sempre, in obbedienza alla parola papale, quella parte del mondo cattolico la quale attualmente persiste nel dire che l’omosessualità sia una malattia; o la scienza dovrà rassegnarsi all’incomunicabilità delle Weltanschauungen, e con essa noi Occam o almeno quanti di noi sono cattolici, insieme con tutti quegli altri cattolici – omosessuali o meno – che credono che l’amore omosessuale sia semplicemente amore.

La preghiamo soltanto, Santo Padre, di non restare Lei in silenzio, di fronte a una questione drammatica come quella delle cosiddette «terapie riparative», la quale non può piú essere lasciata all’arbitrio di quanti – a tutt’oggi – pretendono di parlare nel nome di Dio al posto del Papa.

Con il piú profondo rispetto,
l’associazione Occam
(Omosessuali cattolici casertani e amici)

1 dicembre 2014

Due squadre in gara intorno a un canovaccio

Giovedì 27 novembre si è tenuto in Capua, nella sala parrocchiale della chiesa di San Giuseppe, l'incontro n. 7 del Laboratorio teatrale San Giuseppe, per la durata di circa due ore e un quarto, con la partecipazione di 8 apprendisti attori guidati dagli istruttori Marco Palasciano (ideatore di tutti gli esercizi della serata) e Lorella Spitaletta.

Prossimo appuntamento giovedì 4 dicembre alle ore 20.25 presso la sede suddetta, sita in Capua al termine di via Fuori Porta Roma. — Ricordiamo che il laboratorio è completamente gratuito. Per ulteriori informazioni vedi qui.

L'incontro n. 7 si è articolato come segue: (I) accoglienza e sondaggio; (II) esercizio di recitazione verbale e mimica: Una lettera sconvolgente; (III) esercizio di espressione corporea, propedeutico alla successiva gara di messinscene; (IV) gara di messinscene improvvisate su un canovaccio liberamente ispirato a L'uomo della sabbia di E.T.A. Hoffmann. Di séguito le attività in dettaglio:


I. Accoglienza e sondaggio
Nel solito giro di domande «Come stai?» e «Qual è la cosa più bella che ti è capitata nei giorni scorsi?», si è inserita quest'altra: «Per l'improvvisazione teatrale di giovedì prossimo, che tipo di storia vorresti? quale situazione, quali personaggi...?». — Il drammaturgo provvederà poi, nei prossimi giorni, a fondere insieme equilibristicamente in un unico canovaccio tutti gli elementi suggeriti:
— una fermata dell’autobus;
— una famiglia incasinata, con adultèri e problemi generazionali;
— una persona molto arrabbiata;
— un crescendo di ansia, nell’attesa di un evento sgomentevole, non si sa quale;
— gli anni ’60;
— un malinconico detective da noir anni ’50;
— un po’ di steampunk, con un personaggio elegantissimo e furtivo;
— dèmoni;
— prendersi a mazzate nel Pleistocene per disputarsi l'amore di Lucrezia Borgia.
Una lettera sconvolgente.
II. Una lettera sconvolgente
I nomi di tutti sono scritti su foglietti rimescolati; gli attori sono quindi scelti a caso. — La lettera di cui qui si parla è in realtà un foglio bianco, su cui ciascuno immagina sia scritto ogni volta qualcosa di diverso. — Una persona (A) ha ricevuto una lettera che la informa o di un disastro, per es. l'incendio di una sua proprietà, o di qualcosa di meraviglioso, per es. può trattarsi di una dichiarazione d'amore; l'attore, seduto, deve qui parlare, fingendo di leggere e commentando la lettura; intanto un'altra persona (B), in piedi alle spalle della prima, è colei di cui il finale della lettera svelerà la responsabilità del fatto narrato; l'attore, rivolgendosi al pubblico, con la sola mimica – esagerata quanto si vuole – esprime le proprie reazioni all'altrui lettura; quando la lettura giunge alla fine, A si volge a B, che sa ormai essere il disastratore, l'innamorato ecc., e, alzandosi, corre ad abbracciarlo o a schiattarlo di mazzate, previo eventuale inseguimento. — Dopodiché si ricomincia daccapo, con B nella parte del lettore della lettera e C nella parte del mimo; e così via, fino a Z lettore ed A mimo.

Deambulatio.

III. Espressione corporea
Tutti insieme si fa deambulatio, e via via si interpretano mimicamente i seguenti personaggi: (1) domestici, (2) giovani innamorati che palpitano d’amore mirando l’amato/a alla finestra, (3) automi antropomorfi sette-ottocenteschi, (4) scienziati tranquilli e gentili, (5) scienziati pazzi e crudeli. — Si formano quindi delle squadre tramite il gioco del prendersi a braccetto prima a due, poi a tre (rubando una elemento a un'altra coppia), poi a quattro...

IV. Gara di messinscene
Le due squadre così formate hanno avuto qualche minuto di tempo per preparare le rispettive versioni della scena da improvvisare, che hanno quindi realizzato. Gli istruttori hanno corretto gli errori scenici, e infine le messinscene sono state ripetute. — Canovaccio: vedi l'ultimo capitolo del resoconto (vedi qui) della puntata n. 1 di Arca Arcanorum (2013), Illusionismi e specula veritatis.

Nataniele corteggia ignaro l'automa Olimpia. Alle sue
spalle, Spallanzani e Coppelius commentano divertiti.

28 novembre 2014

Caserta: Sentinelle contro tutti

Oggi, 28 novembre 2014, è il 123° anniversario della morte di Ferdinando Palasciano, nostro eroe e di Capua tutta, nonché dei crocerossini di tutto il mondo; ma d'altro urge trattare.

Premesso che la nostra Accademia, naturalmente, disapprova le Sentinelle in piedi (il nostro Presidente già qualche mese fa stigmatizzava «il loro invocare il diritto di parola per pretendere di potere dire parole disumane»), per dovere di cronaca abbiamo da informarvi che domani, sabato 29 novembre, alle ore 19.00 esse si troveranno a Caserta, in via Mazzini, a manifestare nel modo loro solito, che tanto attrista le Muse. Tuttavia, a contraltare, si terranno nelle immediate vicinanze ben due manifestazioni a favore dei diritti lgbt. Fin dalle ore 16.00 l'associazione Rain sarà presente in piazza Dante con un gazebo informativo; inoltre alle ore 18.30 avrà inizio, in faccia alle Sentinelle, una «antimanifestazione» organizzata dal Collettivo studentesco casertano e da ulteriori realtà locali; il tutto si concluderà intorno alle ore 21.00. Saranno intanto presenti al fianco di Rain, ospiti del suo gazebo, i ragazzi dell'associazione Occam (da cui abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo, a illustrazione del presente post, un bellissimo volantino) nonché una delegazione dell'Accademia Palasciania; che non può disertare, naturalmente, tanto gloriosa guerra epistemica (di cui già presenziammo alla prima battaglia, quella del 15 novembre 2013).

21 novembre 2014

Una puntata povera ma bella

Giovedì 20 novembre si è tenuto in Capua, nel Palascianeum (essendo momentaneamente inagibile la sede abituale), l'incontro n. 6 del Laboratorio teatrale San Giuseppe, con la partecipazione di 5 apprendisti attori più i due soliti istruttori.

Prossimo appuntamento giovedì 27 novembre alle ore 20.00 presso la sala parrocchiale della chiesa di San Giuseppe, sita in Capua al termine di via Fuori Porta Roma. — Ricordiamo che il laboratorio è completamente gratuito. — Per ulteriori informazioni vedi qui.

L'incontro n. 6 si è svolto in maniera aprogrammatica poiché, vista l'affluenza eccezionalmente scarsa, si è deciso di rimandare il ricco programma odierno all'incontro n. 7. Quanto a esercizi, dunque, ci si è al momento ripiegati su una serie di improvvisazioni a tema libero: (I) litigata in crescendo tra due stressati, a partire da un piccolo malinteso, per finire con un'apocalisse; (II) dibattito socio-antropologico fra tre adolescenti maschi sulla fenomenologia del tanga femminile; (III) un bibliomane fa visita alla biblioteca di un altro bibliomane, sbavando di fronte ai volumi più rari; (IV) reazioni diverse all'apparizione di un insetto: chi fugge fobico, chi disquisisce con scientifica pedanteria sulle caratteristiche della specie, chi lo cattura per liberarlo fuor della finestra; (V) crapuloni a un buffet.